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Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro: I documentari italiani al Kino Lab di Varsavia

Tra gli appuntamenti fissi della Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro c’è l’incontro con le cinematografie nazionali: attraverso la proposta di retrospettive dedicate ogni anno alla produzione cinematografica più recente di un paese europeo o extraeuropeo (per le ultime edizioni sono stati scelti Germania, Israele e Russia), al pubblico della Mostra viene offerta la possibilità di conoscere pensieri e geografie differenti, incontrare autori nuovi e scoprire approcci linguistici spesso molto interessanti, soprattutto rispetto alle pratiche del cinema del reale.

Dal 28 novembre al 2 dicembre, grazie all’iniziativa congiunta della Mostra e dell’Istituto Italiano di Cultura in Polonia diretto da Paola Ciccolella, si è creato un percorso inverso e nove documentari italiani sono stati proiettati al Kino Lab di Varsavia, «una piccola sala da cento posti che si trova nel Castello di Ujazdów, sede cittadina del Centro per l’Arte Contemporanea», spiega il direttore organizzativo della Mostra di Pesaro Pedro Armocida.

Il Centro di Ujazdów è diretto dall’italiano Fabio Cavallucci e si occupa di arti visive, danza, teatro e, appunto, di cinema: «la sala del Kino Lab è gestita da due ragazzi ed è frequentata da un pubblico prevalentemente giovane, abituato a un calendario molto vario che offre di frequente rassegne tematiche. Lì si svolge anche parte della programmazione del festival Watch Docs – Human Rights in Film, dedicato proprio ai documentari», continua Armocida.

I film italiani proiettati in Polonia seguono la retrospettiva pesarese “Il cinema documentario oggi: L’Italia allo specchio” che la scorsa estate, in occasione della 48esima edizione della Mostra, ha selezionato venticinque documentari italiani recenti a tematica politico-sociale.

«”Ju tarramutu” di Paolo Pisanelli – racconta ancora Armocida – ha destato vivo interesse negli spettatori di Varsavia: all’università c’è un dipartimento di italianistica e alcuni parlano la nostra lingua ma il film ha mostrato loro aspetti del terremoto dell’Aquila, soprattutto relativi alla fase di ricostruzione attraverso le new town, che non conoscevano e non immaginavano. La proiezione di “Il passaggio della linea” di Pietro Marcello è stata una delle più seguite e quella di “Il Sol dell’Avvenire” di Gianfranco Pannone, visto anche l’argomento trattato, lo sviluppo delle Brigate Rosse, era particolarmente attesa. E com’era prevedibile, tutti i film hanno attirato al Kino Lab anche diversi italiani che vivono in Polonia».

Il documentario richiede solitamente uno sforzo produttivo minore rispetto al cinema di finzione e proprio questa leggerezza è uno dei motivi che avvicinano i giovani aspiranti registi al cinema del reale. Una leggerezza che si è rivelata utile anche in questa fase di esportazione all’estero poiché, conclude il direttore Armocida, «organizzare una serie di proiezioni concentrate in pochi giorni in forma di rassegna è stato più semplice perché si trattava di un certo tipo di documentari. Proporre opere in pellicola sarebbe stato più impegnativo».

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