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Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro: Il nuovissimo cinema cileno, giovane e senza padri

Quando in pochi giorni si ha la possibilità di vedere tanti film provenienti dai quattro angoli del mondo i confronti geografici sono inevitabili, tanto più in un festival come la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro che da anni inserisce nei propri programmi ampie sezioni dedicate alle cinematografie nazionali.

Dopo un biennio, il 2010-2011, che ha visto protagonista il cinema russo (prima la fiction, poi il documentario) mostrando un altissimo livello qualitativo per radicalità del linguaggio e ricchezza di contenuti, il 2012 ha messo al centro i documentari italiani (con risultati alterni, ne abbiamo parlato QUI) mentre quest’anno è stata la volta del nuovissimo cinema cileno.

Un cinema giovane, quello nato in Cile negli ultimi dieci anni, orgogliosamente senza padri, poco strutturato – anche da punto di vista produttivo e distributivo – ma di fortissima vitalità.
In questa settimana a Pesaro si sono visti film di 65 minuti girati (benissimo) completamente in piano sequenza (“Sábado” di Matías Bize), dialoghi scritti con freschezza ammirevole e un’accesa passione nella messa in scena dei sentimenti (il romantico “La vida de los peces“, ancora di Bize, ma anche “Navidad” di Sebastián Lelio).

A proposito di confronti fra nazioni, vale la pena far notare che i due italiani in concorso, Stefano Tummolini e Fabiana Sargentini rispettivamente con “L’estate sta finendo” e “Non lo so ancora”, hanno entrambi superato i quarant’anni anni mentre Ignacio Rodríguez, anche lui in competizione con l’ottimo “La chupilca del diablo“, ne ha ventiquattro. E si tratta per tutti, come da regolamento, di opere prime o seconde.

Ottima scelta, infine, quella di dedicare il focus della selezione cilena ai lungometraggi di Sebastián Lelio che chiuderà stasera il festival con “Gloria” (a Pesaro in anteprima nazionale, in sala dal 10 ottobre con Lucky Red).
Tanto a suo agio nel dipingere l’intimità domestica de “La sagrada familia” quanto nei grandi spazi naturali dell’impressionante “El año del tigre” (girato in dodici giorni e quasi senza sceneggiatura dopo il terremoto che ha devastato il Cile nel 2010), Lelio si è dimostrato autore maturo e di grande spessore poetico. Da seguire con entusiasmo.

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