Home > Zoom > Mostruosamente Liga

Mostruosamente Liga

Luciano Ligabue pianifica l’assalto degli stadi italiani con il lancio del suo nuovo album: “Arrivederci, Mostro!”.
Il primo impatto è dato dalla copertina, graficamente accattivante e ben studiata, ripresa da un’opera del semisconosciuto artista svedese Erik Johansson. Il titolo stesso può facilmente incuriosire il pubblico. Chi è il “mostro”? Perché “arrivederci” e non “addio”? E pensare che Luciano stesso sul suo sito ufficiale ha cercato di chiarire la questione.

L’inizio del disco è deciso ed energico, con “Quando Canterai La Tua Canzone“, un invito a vivere la propria vita senza lasciarsi condizionare da quanto possa essere ostile l’ambiente che ci circonda.
L’alternanza tra brani acustici/lenti e potenti/veloci è una delle caratteristiche più rilevanti dell’album, e infatti “La Linea Sottile” si presenta con un’impostazione più melodica. Questa volta Luciano torna a parlare in prima persona, con tono velatamente ironico, di una metaforica linea che ci costringe a scegliere da che parte stare in tutte le decisioni della vita. È un modo per affrontare uno dei mostri del titolo: la paura, il timore, l’insicurezza del prendere una precisa posizione. Con “Nel Tempo” si torna su toni più rock. La canzone ripercorre la vita dell’autore, citando diversi eventi di cronaca rimasti impressi nella memoria personale e collettiva. Il mostro qui affrontato è dichiarato subito senza esitazioni e richiamato spesso nei ritornelli: il tempo che, inesorabilmente, sfugge.

Ci Sei Sempre Stata” è un brano d’amore e contemplazione della bellezza. L’incipit sembra voler chiarire che anche l’amore può trasformarsi in mostro, ossessione che non ci lascia liberi di essere noi stessi. In questo caso particolare, però, sembra prevalere un certo ottimismo e questo “ci sei sempre stata” non lascia spazio all’oppressione, diventando un motivo di rassicurante rifugio nei momenti bui.
Il titolo “La Verità È Una Scelta” è provocatorio e apre il ritornello di un brano che ci raccomanda “di giorno sempre un occhio chiuso, di notte uno aperto” per non lasciarci sfuggire troppa realtà senza tuttavia restarne imprigionati. Toni bassi e duri creano un’atmosfera di tensione che pervade l’ascoltatore.
Caro Il Mio Francesco” è la canzone-lettera a Francesco Guccini. In questo modo Ligabue ci propone una sua versione de “L’Avvelenata”, senza pretendere di raggiungere i livelli di poesia del vecchio amico.
Le affermazioni aspre, al limite dell’insulto, che fanno qui la loro prima comparsa nella discografia di Luciano vengono lasciate da parte, come ben si addice ad uno sfogo.

Il riavvicinamento al pubblico avviene con la traccia 7: scelta non casuale, dettata dalla forte simbologia attribuita dall’artista a questo numero, per un motivo ben preciso.
Volete scoprirlo? Seguiteci alla pagina successiva.
[PAGEBREAK] Quante lettere ha il nome “Luciano”? E quante “Ligabue”? Sette! Se inoltre analizziamo con un po’ di fantasia quasi scaramantica la data di nascita del cantante avremo una nuova sorpresa. 13/03/1960: 13+03=16, 1+6=7; 1960: 1+9+6+0=16, 1+6=7!

La traccia che va dunque a ricoprire l’importante ruolo di settima in “Arrivederci, Mostro!” è “Atto Di Fede“. Un incipit fin troppo tranquillo inganna l’ascoltatore, che si ritrova improvvisamente sovrastato da una prepotente frase di chitarra elettrica, catapultato in pieno rock’n’roll. Il testo è controverso ma si conclude con una punta di chiaro ottimismo. Bisogna solo avere fede.
Un Colpo All’Anima“, il singolo uscito prima dell’album, è una canzone che con tutta probabilità farà storcere il naso ai “vecchi fan” del rocker di Correggio e ballare nelle notti d’estate i presunti “novellini”. In realtà, la facilità e leggerezza della musica nascondono una dichiarazione aperta di sofferenza data da un’incolmabile lontananza dell’amata. Toni più “alti” vengono ripresi con “Il Peso Della Valigia”, che narra una storia di viaggio ai limiti della fiaba. La valigia di cartone che racchiude i piccoli tesori dell’infanzia diventa il pesante, ma vano, bagaglio di una vita.

Una simpatica canzone nata da una jam-session in studio si inserisce coraggiosamente tra due brani incantevoli. “Taca Banda” è un piccolo blues, scanzonato e nonsense, registrato in presa diretta.
Quando Mi Vieni A Prendere? (Dendermonde 23/01/09)” colpirà nel profondo moltissime persone. Ligabue descrive con gli occhi spaventati e confusi di un bimbo la strage avvenuta in un asilo belga nel gennaio 2009, calandosi con estrema maestria nel personaggio. Dolcissimo, ma tremendamente vero.
La conclusione è invece serena e leggera. Luciano ci assicura che “Il Meglio Deve Ancora Venire“. Sarà difficile che questo avvenga, ma la speranza dei fan è dura a morire, così come la sua voglia di non fermarsi.

Un album dal sound nuovo, più completo, nel quale si miscelano come al solito il romanticismo delle ballad e la durezza del rock. Da ascoltare. Anche i testi di Liga si evolvono, si attualizzano e concretizzano, cambiamento che già andava prendendo forma con “Nome E Cognome”.
Alcuni fan nostalgici sentiranno la mancanza delle affascinanti storie del borgo, quelle che scivolavano tra i bicchieri di lambrusco del Bar Mario e appaiono ora sempre più lontane. Così Walter il mago e Veleno restano persi nelle nebbie emiliane degli anni ’90, pronti ad essere riscoperti in caso di necessità. Forse è bene così.

Scroll To Top