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Motel Connection: Musica vivace

È uscito da poco, il 9 aprile, il nuovo lavoro dei Motel Connection, “Vivace”, un disco composto da undici tracce in cui, come spiegano loro stessi, convivono due anime, una classica “dance” e l’altra di pura sperimentazione. Li abbiamo incontrati in occasione del concerto del Primo Maggio a Roma, dove prima di salire sul palco Samuel Romano ci ha parlato di questo nuovo disco e dei primi due singoli, “Midnight Sun” e “Less Is More”.

A tre anni da “H.E.R.O.I.N.” è arrivato da pochi giorni “Vivace”, tra l’altro primo titolo in italiano se si escludono le due colonne sonore che avete firmato.
Si, ma allo stesso tempo è anche un termine universale se pensi alla musica classica dove indica proprio una velocità ritmica e, visto che coincideva con la velocità di questo album, abbiamo pensato che per la prima volta potevamo dar vita a un nostro sogno:quello di trovare una parola italiana che fosse capibile in tutto il mondo e che raccontasse perfettamente il disco, una fortuna che non capita in una vita a volte! (ride, ndr) È un album vivace perché utilizziamo il linguaggio della dance, un linguaggio forse anche un po’ consueto ormai, e abbiamo cercato di cambiare degli elementi, di rompere alcuni meccanismi ormai assodati con degli elementi di novità quindi il ritmo più veloce, più vivace, molta armonia e melodia, una voce che racconta delle canzoni e dei suoni di sintetizzatori analogici molto, molto distorti e aggressivi.

Nel febbraio del 2011 avevate annunciato lo scioglimento dei Motel Connection…
Era una farsa! Molto probabilmente i Motel Connection dovevano prendersi una pausa perché ognuno di noi è parte di un altro progetto collettivo come io sono nei Subsonica, quindi inevitabilmente dovevamo dar spazio anche all’altro progetto e per farlo dovevamo fermarci, ma non si è mai parlato di sciogliersi.

Il videoclip di “Midnight Sun”, girato da Leone Balduzzi ha come protagonista Samuel, un ragazzino di circa 12 anni. Il 3 maggio uscirà “Less is More”, il nuovo singolo, a continuare la storia. Come nasce questa idea? Perché il protagonista si chiama proprio Samuel?
Amiamo confrontarci con le varie arti di tutti i tipi. Motel Connection, il nome del nostro progetto, racconta questo. L’arte visiva è un arte a cui siamo molto affezionati quindi cerchiamo sempre di dar spazio ai registi che devono fondamentalmente raccontare in tre minuti una storia. Allora ci è venuta l’idea di farlo in più videoclip, abbiamo coinvolto il regista e gli abbiamo chiesto una storia che potesse essere sviscerata in due singoli. “Midnight Sun”, il primo singolo ha iniziato a raccontare la storia di questo ragazzino nerd molto “sfigato” che viene scherzato dagli amici, che viene trattato male dalla famiglia e che si rifugia dentro una sua grossa passione, che è il ballo, e la passione sappiamo che è il nostro nascondiglio più intimo. Questa cosa si intuisce nel primo video che è “Midnight Sun”e nel video di “Less Is More” si capirà come questa sua passione riuscirà ad esprimersi fondamentalmente. Il nome è un caso, lui fa danza, è un ragazzetto di Milano con una faccia molto particolare e si chiama Samuel.

Avete già fatto un po’ di date, tra cui anche una a Torino, come sono andate?

Molto bene! Soprattutto al Sud abbiamo portato un bello spettacolo. Abbiamo visto che c’era voglia di vedere i Motel Connection e questo nuovo album. Adesso ripartiremo dal nord e ritorneremo a Roma il 10 maggio al Brancaleone, poi l’11 a Napoli all’Arenile, quindi un maggio ancora denso di club per poi partire con gli spettacoli estivi.

Tra le altre cose al vostro disco ha collaborato anche Ensi, che oggi salirà anche lui sul palco con Cosma. Ieri in conferenza stampa è stata ripetuta più volte la domanda: perché lui si e Fibra no? Cosa ne pensi?

Io penso innanzitutto che la frase che attribuivano a Ensi, non era sua ma dell’altro rapper e poi anch’io mi chiedo come mai Fabri Fibra non sia qui a raccontare nel suo modo, che è un modo molto particolare di raccontare storie, ma si tratta sempre di raccontare storie vissute anche da altri attori. Non sempre le canzoni devono raccontare la vita dell’artista fondamentalmente.

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Avete dato la possibilità di ascoltare prima dell’uscita del disco un pezzetto di tutte le canzoni, vedete nella rete un’opportunità o una minaccia?
Noi abbiamo basato la nostra vita nel rapporto col pubblico sulla rete, quindi sono l’ultima persona che ti dirà che la rete è un danno anzi è una fortuna, che ha già creato delle competenze nel nostro Paese, che sta generando del lavoro nuovo quindi dovremmo cercare di portare all’attenzione della nostra classe dirigente questo nuovo meccanismo che produce lavoro e competenze e che costituisce una ricchezza e non va assolutamente disdegnata.

Ormai i Motel Connection esistono da più di 10 anni, cosa è cambiato e cosa è rimasto uguale rispetto agli inizi?
È rimasta uguale la voglia di confrontarsi con la musica elettronica e con la musica dance, che è una passione e la ragione per cui esistono i Subsonica, i Motel Connection e tante realtà successive. Credo che questa passione sia alla base di tutto. La musica elettronica è una musica che cambia ogni anno quindi l’unica cosa che muta è il rigenerarsi e il ricostruirsi in forme nuove e diverse, questo è l’elemento mutevole della musica elettronica, che però è anche una fortuna.

Samuel con gli Amici di Roland facevi cover di sigle di cartoni animati, hai ancora questa passione?
Purtroppo sono cresciuto! E tu sai che quando cresci cambia il tratto dell’animazione e non riesci più a comprenderla, è un linguaggio che ti rapisce in una fascia di età, già quelli che venivano dopo io non riuscivo proprio a comprenderli. Io sono della generazione di Goldrake e di Gig Robot D’Acciaio, ho 40 anni, se ci pensi l’animazione di oggi è tutto un’altra cosa. Quella cosa lì è legata purtroppo a un periodo storico, noi facevamo delle sigle dei cartoni animati un modo per lavorare fondamentalmente, per inventarci un lavoro e per far vedere la bellezza di alcune composizioni che all’epoca erano molto pregiate. C’era molta, ricerca anche nel tentativo di scrivere musica per le pubblicità, pensa ai Carosello di tanti anni fa, c’era proprio una costruzione e un lavoro creativo molto importante. Alcuni di quei brani avevano come base una grossa capacità di creazione e noi abbiamo cercato di riscrivere un po’ quegli arrangiamenti, di portare all’attenzione quel tipo di capacità creativa.

In passato siete già saliti sul palco del Primo Maggio qui a Roma, ma cosa vuol dire esserci oggi in un periodo così burrascoso per l’Italia e per i lavoratori?
La festa dei lavoratori è una festa importante qualsiasi sia il momento storico. Quando c’è il lavoro è importante festeggiare le persone come noi e come voi, perché siamo tutti dei lavoratori. Cercherei di abolire questa distanza tra chi fa questo lavoro e chi ne fa un altro o chi purtroppo non ha nemmeno un lavoro, cioè chi non ha un lavoro è un lavoratore che non ha un lavoro, chi fa musica è un lavoratore che fa musica. È importante festeggiare l’ossatura di questo Paese, che si è costruito e si è fondato sul lavoro ed è importante portare la leggerezza della musica, stemperare un po’ i toni per far passare una giornata di riflessione più leggera, più divertente. È anche fondamentale, però, concentrarci sull’idea che bisogna ricreare il lavoro, bisogna far entrare nella testa della nostra classe dirigente che il lavoro va reinventato: non si può aspettare che ce lo tramandino i nostri nonni, i nostri genitori, bisogna inventare qualcosa di nuovo.

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