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Mr. Stop Motion

A seguito della proiezione di “Fantastic Mr. Fox”, il regista Wes Anderson spiega alla stampa il suo approccio all’animazione, e perché lo stop motion è meglio del 3D.

La meditazione, i colori e l’aria che si respira in molte scene, ci sono molti riferimenti all’India, terra nella quale lei ha trascorso molto tempo.
Quando uno torna dall’India non se la stacca più di dosso?

Ogni volta che faccio un film sono molto legato a ciò che ho fatto prima, anche non intenzionalmente.
L’India mi ha molto colpito, ho trascorso due anni molto importanti lì, e ne sono rimasto colpito.

È il suo primo approccio all’animazione e ha collaborato con moltissimi animatori che spesso ha lasciato lavorare autonomamente. Cosa vuol dire per un regista delegare il lavoro e gestire altre persone?
In realtà il risultato finale è sempre lo stesso: dare una forma a ciò che va in quel rettangolo che è lo schermo, è il modo di arrivarci che è diverso.
Ho trascorso sul set un quarto del tempo che trascorrevo sul set degli altri film, spesso gli animatori hanno lavorato proprio da soli, con la musica nelle orecchie.
È stato un lavoro più lento, io mi sono occupato di monitorare e coordinare, infatti ci sono voluti molti anni per completare il film.
Questo per me è stato quasi un primo film, un’esperienza unica.
Cerano tantissimi reparti da coordinare, ma devo dire che nei film che normalmente giro, nel live motion, non c’è niente di simile alla figura dell’animatore: sono figure invisibili, ma ognuno di loro ha una sua personalità e la conferisce a ciò che realizza, non sono semplici esecutori, ma fanno si che questi pupazzi sembrino veri.

Lei ha spesso descritto la famiglia e anche in questo caso ce n’è una, e quanto c’è di lei nel personaggio di Mr. Fox?
Quanto è rimasto del libro di Roald Dahl ?

Abbiamo usato l’intera storia narrata nel libro, perché in realtà è molto breve, è stato semplicemente aggiunto un “capitolo iniziale” per introdurre meglio la storia.
Il modello di Mr. Fox in realtà non sono io ma lo stesso autore, l’ho modellato su quello che ho carpito di Dahl parlando con chi lo ha conosciuto.
Abbiamo tentato di rendere lui il personaggio centrale della storia, la sua vita e la sua personalità. Ho scritto la sceneggiatura in Inghilterra, presso la sua casa e vivendo nei luoghi in cui lui ha vissuto
Per quanto riguarda il tema della famiglia, in questo caso abbiamo fatto riferimento alla nostra famiglia, alla nostra infanzia e abbiamo fatto sì che diventasse una storia di famiglia, ma il punto focale è proprio la figura di Roald Dahl.

Il film è pieno di citazioni e riferimenti cinematografici: che personaggio cinematografico potrebbe essere Mr. Fox?
Quando inizio la lavorazione di un film ho sempre una serie di libri, di film o di tracce musicali sulla mia scrivania, o annotate su un foglio, cose che credo possano ispirarmi durante la lavorazione.
In questo caso, lavorando ad un adattamento, non ho davvero pensato ad altro, neanche ad altri prodotti d’animazione.
Mi piacciono molto i film d’animazione: Miyazaki, lo Studio Ghibli; forse ci hanno ispirato indirettamente, ma credo siano state più le mie esperienze a farlo. Ad esempio, mentre scrivevo la sceneggiatura passeggiavo per Bath e mi sono reso conto che il centro storico era perfetto come ambientazione, quindi ho fatto qualche foto e abbiamo ricostruito una sorta di piccola Bath.
[PAGEBREAK] La caccia alla volpe è una cosa tipicamente inglese, ma si ha l’impressione, guardando questo film che ci sia un riferimento agli Stati Uniti; c’è una frase che uno dei protagonisti pronuncia: “Ho peggiorato le cose, forse era meglio restarne fuori”, c’è forse un riferimento agli Stati Uniti e a ciò che è stato fatto in Iraq?
Forse c’è un riferimento al livello subconscio, e mi piace molto l’idea che potrebbe esserci. Ho visto il film con uno degli attori che poi lo ha doppiato e mi ha detto che avevo fatto un film segretamente politico: mi piace molto questa cosa.
Ci potrebbe essere sicuramente un’interpretazione politica e dei riferimenti alla filosofia marxista, ma sicuramente vengono da Dahl che ha scritto la storia originale.

Come si è trovato a lavorare con dei pupazzi? Ci ha preso confidenza man mano che la lavorazione andava avanti?
Quando abbiamo iniziato a lavorare sul film, avevamo solo i disegni dei pupazzi; man mano che venivano realizzati, e ci sono voluti sei mesi, il processo di lavorazione cambiava; potrei dire che il design del film è stato effettuato proprio rispetto ai pupazzi.
È stato un processo di crescita organica e costante.

Nel film Mr. Fox dice agli animali di recuperare il loro lato selvatico: è un invito rivolto anche all’uomo a recuperare il proprio lato selvatico, cioè quello più propriamente umano?
Ecco, questo aspetto del lato selvaggio è una cosa che non è presente nel libro, ma mi veniva sempre in mente durante la lavorazione: mi piaceva che Mr. Fox fosse combattuto tra il suo lato domestico e il suo lato selvaggio.
Poi mi divertiva molto che Mr. Fox si vestisse come un umano, si comportasse come un umano, parlasse come un umano, e nessuno degli uomini facesse caso a questa cosa, nessuno dei fattori si accorge che la volpe a cui stanno dando la caccia ha una giacca e un passamontagna?! Questa convenzione tipica dei cartoni animati mi ha sempre divertito molto.

La scena dell’incontro tra Mr. Fox e il lupo era nel libro? Che significato ha?
Quella è la mia scena preferita, ma non credo di riuscire a spiegarla; effettivamente non c’entra niente nel film, ma per me quella è la scena centrale, è l’apice del climax dell’intero film.
C’è sicuramente molto simbolismo in questa scena, nel saluto tra i due animali ma anche nel confronto tra questi; uno vestito come un uomo e il lupo senza abiti, selvaggio.
Mi piaceva che la volpe avesse la fobia dei lupi, le fobie sono una cosa tipicamente umana, o almeno credo, insomma, non credo che le volpi abbiano fobie.

Voleva comunicare qualcosa in particolare con questa scena?
Quando scrivo una sceneggiatura cerco sempre di inserirci delle emozioni alla quali mi possa rapportare, ma cerco di non pensare a temi e simboli, non voglio definire un tema preciso, perché non voglio limitare le interpretazioni degli spettatori.

Sta lavorando a qualcosa nell’immediato futuro?
Ho appena cominciato una sceneggiatura, ma è veramente presto per poterne dire qualcosa al riguardo.

È stato sicuramente l’anno del 3D, che ha trionfato quasi in tutte le pellicole di animazione, lei invece si presenta al pubblico con un prodotto in stop motion, dove tutto è realizzato a mano.
Ha mai pensato a questo?

Devo dire la verità, non ho visto molti film in 3D, sicuramente “Avatar” è stupefacente; ma quando decido di fare un film non penso a ciò che il pubblico vorrebbe vedere, bensì a ciò che mi interessa …visto che ci si deve passare così tanto tempo a lavorarci sopra.
Non so cosa accadrà del 3D, ma non credo sarà come l’avvento del colore, cioè non credo che catalizzerà tutta la produzione.
E poi a differenza dello stop motion che trovo una cosa davvero interessante, il 3D non mi affascina molto come tecnica di realizzazione.
…poi devo dire che credo di aver trascorso su questo progetto lo stesso tempo che James Cameron ha dedicato alla lavorazione di “Avatar”, la prima volta che ho approcciato “Fantastic Mr. Fox” risale circa a 10 anni fa … quindi diciamo che c’è un parallelo.

Come sono andati gli incassi nel mondo?
Sono molto soddisfatto … certo in confronto ad “Avatar” devo dire che siamo davvero delusi.

Cosa ne pensa dei precedenti adattamenti di Dahl? In particolare di “The Witches” con Anjelica Huston.
Degli adattamenti di Dahl quello che mi è piaciuto di più è senz’altro il Willy Wonka di Gene Wilder, che io considero davvero grandioso.
“The Witches”, escluso il finale cambiato dagli studios, è stato uno degli adattamenti che Dahl avrebbe apprezzato di più, ne sono certo.
Sono tanti gli adattamenti tratti da Dahl perché credo che la sua scrittura si presti molto all’adattamento cinematografico; del resto lui aveva una sua serie in Inghilterra, come Hitchcock.

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