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La cifra stilistica di Mike Leigh è sempre stata quella di narrare storie piccolo-borghesi, prendendo personaggi proletari e disagiati e immergendoli in grandi racconti, riuscendo a narrare ed intrattenere attraverso la semplice vita quotidiana. Per il suo nuovo film in concorso al Festival di Cannes, “Mr. Turner“, la prospettiva viene, per una volta, ribaltata.

La nuova opera del regista britannico è una biografia del pittore William Turner, vissuto tra il Settecento e l’Ottocento del secolo scorso. Un grande artista, un innovatore, un rivoluzionario, all’apparenza molto diverso dai soliti caratteri “leighiani”; ma solo all’apparenza… La narrazione procede per episodi, per ellissi, costruendo ogni sequenza attorno ad un’opera di Turner, immergendola nella paletta di colori adeguata alla sua rappresentazione.

Ed infatti gran merito per la riuscita dell’opera va al direttore della fotografia Dick Pope, autore di un lavoro straordinario. Lo studio della luce ideale permea gli ambienti, la narrazione, ogni singola scena: possiamo davvero considerare “Mr. Turner” il “Barry Lyndon” di Leigh, con le dovute differenze.

Timothy Spall tratteggia Turner magistralmente, connotandolo con una serie di tic e idiosincrasie, a rappresentare una sorta di equilibrio tra la tensione artistica, sempre espressa, e quella emozionale, sempre trattenuta. Oltre all’immenso Spall il cast è superlativo anche nei personaggi di contorno, su tutti le due donne della sua vita (Marion Bailey e Dorothy Atkinson).

Un umorismo sottile ed elegante contribuisce a rendere fluide le oltre due ore di proiezione. Ci ricorderemo di tante cose: l’atmosfera dandy e petulante dell’Accademia, una pletora di artisti sovvenzionati e giudicati dalla regina in persona; i momenti delle scoperte scientifiche, dal magnetismo al dagherrotipo, vissute con una sorta di gioiosa curiosità infantile; e ce n’è anche per noi critici, rappresentati dal saccente e caricaturale John Ruskin. Leigh non ci ama, e come dargli torto, ma noi, o almeno io, amiamo lui.

Un film che non vi travolgerà inizialmente, ma che non se ne andrà più dalle vostre teste. Una visione salutare, che fa bene agli occhi, alla mente, allo spirito. Andrebbe consigliato come terapia d’urto da ogni categoria medica. Chi scrive non ama per niente i biopic, li considera spesso solo armamentari retorici non di rado coincidenti con la pura agiografia. Ma non in questo caso. Il film è prodotto dalla BBC, è televisione. Ma questo, in Gran Bretagna, vuol dire eccellenza.

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