Home > Recensioni > Mudhoney: Superfuzz Bigmuff

Mudhoney: Superfuzz Bigmuff

Buon compleanno Sub Pop, bentornati Mudhoney

Vent’anni fa, in un’uggiosa e grigia città dell’estremo nord ovest degli Stati Uniti, nascevano praticamente in contemporanea l’etichetta discografica Sub Pop e il gruppo dei Mudhoney. Fu nel 1988, infatti, che Seattle (stato di Washington) comprese il ruolo di capofila che le sarebbe toccato almeno per i dieci (e forse più) anni a seguire nei confronti della musica alternativa americana e mondiale. Da quel seme di follia sonora generato dai Mudhoney nacque il sedicente grunge e tutto il carrozzone successivo, e commercialmente funzionante, di band quali Nirvana, Pearl Jam, Soundgarden et similia.
Oggi di quello spirito non rimane quasi nulla, gli anni pesano come macigni e solo alcuni dei protagonisti di allora, scampati a crisi d’identità e alla dipendenza da sostanze di vario tipo, sono ancora tra noi a ricordare quel che sono stati e a mostrare quel che sono ora (e i Pearl Jam ne sono un ottimo paradigma).

Vent’anni, si diceva. Un compleanno che la Sub Pop festeggia in questo 2008 ristampando, proprio in occasione dell’uscita del nuovo full-length dei Mudhoney (di cui a breve potrete leggere sulle nostre pagine), il primo EP di questa fondamentale band americana, quel “Superfuzz Bigmuff” che mostrò al mondo l’onda d’urto che poteva essere generata dal micidiale mix di punk, garage rock e frustrazione tardo adolescenziale insita nelle periferie americane di fine anni ’80. Una “Deluxe Edition” che conta ben 32 brani, vale a dire quelli presenti sull’EP originale oltre diversi singoli e demo di quegli anni con l’aggiunta di ben due concerti del 1988 (a Berlino e alla Kcsb), tutti, ovviamente, rimasterizzati per l’occasione.

“Touch Me I’m Sick”, “Need”, “Mudride”, “No One Has”, “If I Think”, “In ‘n’ Out Of Grace” e via dicendo per una carrellata di amarcord al vetriolo adatta a spiriti non ancora sopiti.
Un viaggio nella nostalgia per i trentenni di oggi, un buon viatico alla storia del grunge (o al training psicofisico in attesa di “The Lucky Ones”, nuovo album dei Mudhoney) per quanti all’epoca giocavano ancora con le micro-machines o non erano neppure nati.

Scroll To Top