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  • Mumford & Sons: Wilder Mind

    Mumford & Sons

    Island Records / none

    Data di uscita: 01-05-2015

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Da sempre penso che i Mumford & Sons siano un gruppo furbo, sin dagli esordi; se non altro, per quella loro capacità di prendere la tradizione folk made in USA e “rinfrescarla” con melodie da hit parade (le considero tra le band inglesi più “americaneggianti” -perdonatemi il termine- del momento). Sopravvalutati o no, i quattro londinesi si rimettono alla prova con “Wilder Mind”, ultima loro fatica che farà ulteriormente discutere.

Che cos’è “Wilder Mind”? Un album di canzoni. Aspettate a obiettare sulla scontatezza della mia affermazione. Non voglio di certo banalizzare, ma fornire un’immagine che rispecchi coerentemente le mie impressioni dopo l’ascolto. I Mumford & Sons hanno tirato fuori una compilation di inediti stilisticamente perfetti per essere ascoltati nei momenti morti della giornata. Il che non vuole essere un difetto, tutt’altro. Consapevoli del loro (quasi unico) ruolo di band dall’attitudine un po’ indie e un po’  mainstream, i Mumford & Sons ci allietano con un pop-rock molto orecchiabile, dai ritornelli facili e con un impianto sonoro in perfetto equilibrio, senza risultare eccessivamente patinato. In un certo senso, è come se avessero ricercato la semplicità senza abusarne troppo. Un processo creativo che, al contrario di quello che si possa pensare, semplice non è.

Tra i pezzi più azzeccati citerei l’opening “Tompkins Square Park”, la scanzonatissima “The Wolf”,  la title track, la ballad “Monster” e “Cold Arms”, che mi sono trovato a canticchiare mio malgrado già al secondo ascolto. Il resto dell’album, anche se meno originale a livello di evoluzioni sonore, rimane comunque genuinamente diretto. Molto facile cadere nella tentazione di affezionarsi. Altrettanto facile bollarlo come un’opera che sa vecchio e già sentito. Personalmente, la verità sta nel mezzo. Non mi aspetto mai troppo da una band come i Mumford & Sons. Tuttavia, c’è una cosa che pretendo sempre: la capacità di far divertire e, anche solo per un momento, di distrarre. Ecco, se la poniamo da questo punto di vista, i Mumford & Sons hanno fatto centro.

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