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Come on, bring it on! Ma anche no

Il secondo full-length di Munk si candida in grande stile per il premio di disco scult del 2008. Ciò che lo pone in questa interessante ma difficile posizione è innanzitutto la collaborazione con Asia Argento, la quale presta le sue “doti vocali” su tre brani, tra cui il singolo e opener “Live Fast! Die Old!”: la sensazione è che la canzone possa colmare il vuoto per chi attende con ansia una nuova hit dance di Amanda Lear. Tutti gli altri possono stare tranquilli, probabilmente la sentiranno tra una decina d’anni, in tempi di revival-del-revival.
Il punto più alto di poesia trash viene tuttavia raggiunto con “No Milk”, brano in cui l’attrice nostrana grida la propria idiosincrasia verso la salutare bevanda.

Se si considera che Munk può annoverare nella sua lista di (ex)collaboratori un personaggio del calibro di James Murphy, il disco delude parecchio: le coordinate sono quelle di un DFA-sound ammorbidito e sedato, che utilizza il pianoforte come elemento propulsivo alla maniera dei No Kids. Troviamo sporadiche decostruzioni ritmiche abbastanza immotivate e un’incerta incursione nei territori electro-house della Bpitch Control. Delude anche Matty Safer, basso e seconda voce dei The Rapture, che qui partecipa con un paio di riff decisamente banali.

Nella seconda metà del disco Munk regala qualche episodio più ascoltabile, come ad esempio la conclusiva “The Knights Of Heliopolis”, canzone articolata e dai tratti allegramente sinfonici; purtroppo ciò non basta né per portare il lavoro verso la sufficienza né per affievolire l’impressione che si tratti della prova di un esordiente pescato ieri da MySpace. Nonostante siano presenti alcuni (discutibili) spunti, quindi, non si può che regalare a “Cloudbuster” il minimo dei voti, come tributo e plauso per l’invidiabile carenza di gusto che esso esprime. Sarà un successo.

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