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  • Murubutu e Claver Gold: Infernum

    Glory Hole Records / none

    Data di uscita: 31-03-2020

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Se lo avessero fatto due rapper qualunque saremmo stati tutti lì, in tempi di quarantena, pronti con i pomodori e innumerevoli tipi di ortaggi da lanciare dal balcone in segno di protesta. Ma Murubutu e Claver Gold non sono due rapper qualunque, e il loro primo album comulativo, “Infernum“, pubblicato il 31 marzo 2020 per Glory Hole Records ispirato alla prima cantica de “La divina commedia“, ne è l’ennesima prova evidente.

Ma non aspettatevi versi prettamente manieristici, autocompiacenti o utili soltanto a far godere i (falsi) intellettuali. “Infernum” è infatti un disco certamente forbito ma che parla, esattamente come il testo di Dante Alighieri, a tutti, dunque, straordinariamente hip hop.

Su un tappeto musicale squisitamente filo classico nella sua contemporaneità (non mancano infatti scratches e beat che ricordano la golden age), i due musicisti riproiettano i versi danteschi ai giorni nostri, creando il connubio perfetto tra poesia e magnificenza. Difficile scegliere un episodio singolo perché, come tutte le grandi opere, è nel complesso che risiede la maestosità. Ciò che emerge dopo i trentacinque minuti d’ascolto infatti è l‘incredibile amalgama raggiunta dai due rapper, i quali si spalleggiano tra visioni letterarie, incastri tecnici notevoli e, non ultimo, ritornelli ficcanti e mai scontati, ben testimoniati da “Antinferno” e “Paolo e Francesca“, impreziositi dalla presenza di due mostri sacri del soul di due diverse generazioni, Davide Shorty e Giuliano Palma. Tra gli altri passaggi impossibile non citare “Malebranche” (con degli extrabeat da urlo di Murubutu), “Ulisse” e “Pier“, dove viene affrontato un interessante parallelismo tra la figura di Pier Delle Vigne e il sucidio di un adolescente vittima di bullismo.

Non cadete nella trappola di chi addita i due protagonisti dell’album come facente parte di una categoria di rap altro, che può fare compagnia esclusivamente ad altri pregevoli esponenti come Willie Peyote e Rancore , solo per fare due nomi. Non esiste un rap altro. Esiste il rap fatto bene e quello fatto con i piedi. A prescindere dal tema trattato, sia chiaro. “Infernum” in questo senso, oltre appartenere al primo caso, si avvicina al capolavoro. Ascoltare per credere.

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