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Muse in concerto al Rock in Roma 2015, report live e scaletta

Il 18 luglio i Muse sono arrivati al Rock in Roma 2015 per l’unico concerto in Italia previsto al momento.

Già a un paio di chilometri dall’Ippodromo delle Capannelle si intuisce che il clima è quello delle grandi occasioni: dalla coda di automobili al fiume di gente a piedi che converge verso la location, senza tralasciare una certa positiva e gioiosa elettricità nell’aria, tutto fa presagire un ricco piatto sul palco del Rock in Roma.

Quando i Nothing But Thieves danno il via alla serata, l’area antistante il palco è già gremita di gente pronta e carica per la serata. La band inglese in apertura ai Muse non si lascia comunque intimorire e riesce a coinvolgere i presenti che iniziano a scaldarsi ballando e battendo le mani.

Gli attesissimi Muse, invece ,arrivano verso le 22, con un video e la registrazione di “Drill Sergeant”per poi passare a “Psycho”, uno dei brani, e anche singolo, scelto dai Muse come anticipare “Drones“, il loro nuovo disco uscito nei primi giorni di giugno. Il cantante Bellamy saluta il pubblico con un “Ciao Ragazze” e “Come state romani?” sfoggiando un italiano non malvagio.

Accolto da urla di benvenuto, in scaletta, “Supermassive Black Hole” è solo il primo dei salti nei grandi successi del passato, seguito da “Plug In Baby“, dal loro secondo disco “Origin of Symmetry”, e “Hysteria“, sulla quale i Muse regalano un assaggio strumentale di “Heartbreaker” dei Led Zeppelin e “Back In Black” degli AC/DC. Peccato l’assenza completa di Showbiz.

La scenografia dell’imponente palco è semplice e tutta basata su schermi che proiettano le immagini che accompagnano le canzoni una dopo l’altra.

Nonostante il caldo, Matthew Bellamy e soci sono apparsi in ottima forma e, in un continuo inseguirsi di basso e chitarra elettrica, hanno eseguito i brani in scaletta in maniera così pulita da sembrare un disco, senza far mancare pezzi improvvisati e variazioni sui temi.

Anche il pubblico in barba a Caronte, non fa che ballare e accompagnare cantando i Muse tutto il tempo, con Bellamy ben disposto a lasciar loro la parte vocale o ad accompagnarli nell’esecuzione. Palloni giganti, invece sventolano durante “Reapers”, e una pioggia di cotillons investe le prime file su “Mercy”.

Proprio quest’ultima, con “Madness” e “Knights of Cydonia” (che spesso I Muse usano come chiusura), va a formare il bis con cui la band si conceda dal Rock in Roma 2015, lasciando il suo pubblico a volerne ancora.

Non è stato, infatti un concerto molto lungo nella sua ora e mezza, ma sicuramente ha dimostrato ancora una volta che i Muse sono le migliori band live del momento, a prescindere dal parere che si può avere sui dischi più recenti.

Avviandosi verso l’uscita l’enigma da risolvere resta solo uno: ma dove sono finiti i droni che avrebbero dovuto volare sulle teste del pubblico?

 

La scaletta dei Muse al Rock in Roma 2015

[Drill Sergeant]

Psycho

Supermassive Black Hole

The Handler

Plug In Baby

Uprising

(Extended outro)

Dead Inside

Interlude

Hysteria

Munich Jam

Citizen Erased

Apocalypse Please

Supremacy

Starlight

Time Is Running Out

Reapers

 

Encore:

Madness

Mercy

Knights of Cydonia

 

 

 

 

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