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Sultano (di nome, di fatto)

Salvatore Sultano da Gela, un tempo parte di un gruppo chiamato Flugge, è un PAZZO ACCENTRATORE.

Lo è per il nostro bene.
Gli undici strumenti del titolo, infatti, sono lui stesso. Con l’aiuto di pochissimi amici.
Sultano suona, arrangia, produce, si occupa persino dell’artwork, scrive nell’inglese più corretto che si sia sentito finora in Italia.

Il risultato è quello di un folk che guarda ad esempi nobili (i Beatles più acustici; Syd Barrett; i primi Small Faces, quelli degli anni ’60) e che è punteggiato da valzer, glockenspiel e carillon: ecco Music For Eleven Instruments, che si avvicina (non imita) gli …A Toys Orchestra.

D’accordo, “Business Is A Sentiment” non è l’album dell’anno, semplicemente perché è molto settoriale. Si rivolge, quanto a genere e ad espedienti musicali, alla fascia di ascoltatori che lo giudicherà «l’album indie italiano dell’anno». Cosa che in effetti “Business Is A Sentiment” è, perché Sultano ha abbastanza originalità da non cadere nella trappola del tipico gruppo indiettino che canta in inglese.
Se siete degli indiettini è indubbio che il disco vi piacerà, ma per una volta ciò significherà che avete ragione, non che avete gusti di merda.

Quanto all’inglese, è vero: per una volta non si digrignano i denti all’ascolto di incidenti grammaticali e sintattici grandi quanto l’Armageddon, questo perché non ce ne sono.

Pro

Contro

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