Home > Zoom > Musica a ciel sereno

Musica a ciel sereno

Ogni mattina si svegliano tra i paesaggi che hanno fatto da sfondo a “Gomorra”, ma si definiscono degli stranieri in terra straniera, e Aversa gli sta proprio stretta (nonostante la dichiarazione «Noi ci sentiamo provinciali, e secondo noi i provinciali hanno un’aria migliore»). Tutto li porta lontano, a partire dal nome: Il Cielo di Bagdad. Luca Buscema, Giovanni Costanzo e Nicola Mottola sono tre ragazzi (Angelo non è solo il quarto nome, meglio definirlo il fido compagno di viaggio che mai abbandona i musicisti) che – amici sin dai tempi della scuola – nel 2004 decidono di metter su un gruppo musicale. Si parte da zero, anche con le sette note. Intere giornate trascorse ad innamorarsi ognuno del proprio strumento. Si sceglie un genere difficilmente definibile e si mandano all’aria i pensieri accademici. “Non ci piace la definizione post-rock, preferiamo dire che facciamo pop”, ci racconta Nicola durante la nostra chiacchierata.

Il primo ep “Manca Solo La Neve” nasce dopo pochi mesi, un po’ per gioco, riscuotendo un successo inaspettato in tutta Europa. Il 2008 partorisce l’album di conferma “Export For Malinconique”, nove tracce in bilico tra suoni di paesaggi nordici e fuga dal quel Sud che abbrutisce menti e persone. Una conferma anche per chi ha stampato su di loro l’etichetta Sigur Rós come primo paragone musicale. Girare l’Italia in lungo e in largo è il loro passatempo preferito, non ancora un mestiere: «Quando andiamo a suonare fuori, viviamo come in vacanza».

È all’interno di un condominio del casertano che prendono vita amicizia e suoni, diventando sempre un po’ più estranei alla realtà di provincia che non riesce neanche ad immaginare quei ragazzi del quartiere come delle rock star. Sarà per questo che Il Cielo Di Bagdad punta sempre più in alto, e sempre più lontano. Vienna è il richiamo/desiderio per la registrazione del prossimo disco. Continuare la condivisione di ogni stato d’animo l’unico punto fermo. «Lo diciamo anche ai ragazzi che vengono a registrare in studio, l’amicizia è fondamentale. La musica che fanno deve essere la somma dei loro rapporti, come l’insieme degli ingredienti in cucina».

Le canzoni nascono in sala, con un accenno di nota e un altro che ne segue. Un gioco in cui a volte si aggiunge, a volte si sottrae, perché il risultato è sempre da modificare, magari ricordando l’impressione di un film. E alla settima arte gli aversani sembrano profondamente legati. In fondo, se il loro è un genere senza nome, alle note spetta l’arduo compito di suggerire immagini. E quasi per magia, come in un sali-scendi visivo, si prende spunto dai fotogrammi per ritornare all’ascoltatore sotto forma di figure in movimento. «Ci hanno detto che il nostro disco è un’opera da ascoltare all’alba. Le cinque del mattino è l’ora ideale, quando ancora devi chiudere gli occhi, non quando li hai appena aperti».

Pretenziosa la volontà di chiudere le giornate, ma poetico il gesto dopo ogni registrazione: «Un giro in macchina, di notte, per mettere alla prova il risultato, le sensazioni unite alla notte e al vento che entra dal finestrino». Il loro è un romanticismo tangibile, senza il vezzo d’artista, ma pieno della curiosità intellettuale che ha aperto le porte nel mondo della musica. «Ci piacerebbe chiamare il nostro prossimo lavoro L’amore non è democratico, perché crediamo sia una grande verità.»

Questo lo spirito dei tre ragazzi campani. Qualcuno potrà leggervi una furba strategia di marketing, dove le romanticherie non sono temi nuovi. All’ascolto, però, arriva una miriade di belle impressioni che è impossibile lasciare da parte. E – come nel gioco della vita – si abbandona un giudizio per raccogliere un’emozione, e si guadagna in dolcezza, anche solo per un attimo. Ecco l’esito dell’ascolto di “Export For Malinconique”. Ma questa, cari lettori, è una presentazione. Al resto, a tutto il resto, alla notte, alle immagini, alla prima luce del giorno, ci penseranno le musiche.

Buon ascolto!

Scroll To Top