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Musica dal vivo: scenari possibili. Intervista a Vincenzo Spera, presidente di Assomusica

Il 19 e 20 maggio si è svolto a Roma, l’annuale incontro di ASSOMUSICA  Associazione Italiana Organizzatori e Produttori spettacoli di musica dal vivo e per l’occasione è stato organizzato il convegno Musica dal vivo: scenari possibili.
All’interno del convegno, oltre alla partecipazione di associati e produttori italiani, è stato dato spazio alle esperienze provenienti da Germania, Francia e Inghilterra.
A far da fil rouge al dibattito, un dettagliatissimo rapporto del Cerved che ha analizzato nel dettaglio Il settore della produzione e organizzazione di musica dal vivo.

Emerge una forte vivacità del settore, che punta sempre di più a volersi inserire nel motore della nostra economia.
I numeri parlano chiaro: il settore degli eventi musicali dal vivo ha avuto una crescita costante negli ultimi tre anni. Un giro d’affari che, nel 2015, ha registrato un fatturato di 690 milioni di euro (+7.8% rispetto all’anno precedente) e una previsione stimata per il 2016 che si attesta a quota 750 milioni, con una nuova crescita dell’8,7%. Le prime tre Regioni d’Italia che contano un maggior numero di biglietti venditi sono la Lombardia, seguita dal Lazio e dal Veneto.

Purtroppo però risulta ancora un mondo per pochi. La musica dal vivo e la sua organizzazione non sono ancora a misura dei più piccoli. I costi della musica dal vivo infatti riescono ad essere gestiti solo da società con quote di reddito rilevanti e questo accade perché i costi della produzione musicale subiscono ogni anno dei notevoli aumenti.

Il presidente di Assomusica, Vincenzo Spera, ha ribadito la necessità e l’urgenza di una legge sulla musica dal vivo. “Assomusica mette in campo da sempre tutti gli approfondimenti tecnici del caso. Oggi è un momento molto propizio – ha affermato Spera – un’occasione fondamentale per un settore in forte espansione. Sarà necessario creare anche un link di collegamento con le Istituzioni europee affinché si possa agire con una regolamentazione chiara e senza alcun impedimento”.
Il testo della legge quadro potrebbe arrivare entro fine anno – ”. ha affermato, nel corso del suo intervento, Dott. Onofrio Cutaia, direttore generale spettacolo del ministero dei Beni culturali – Sarà fondamentale una fase prima sperimentale. Proveremo anche a valutare se strumenti come il tax credit, già sperimentati con successo per il cinema, possano rivelarsi utili anche per questo comparto”.

Anche la Presidente della Commissione Cultura, Silva Costa, è intervenuta tramite missiva,  annunciando con fierezza che  il 2018 sarà proclamato “Anno europeo del Patrimonio Culturale” e sarà dedicata alla musica dal vivo un spazio specifico all’interno del programma. Ha inoltre sottolineato la necessità di progetti europei che creino partenariati  tali da permette la mobilità dei giovani musicisti, consentendo stage e residenze artisti, ma garantendo la possibilità di far circolare la propria musica.

L’occasione ci ha concesso di incontrare il Presidente di AssoMusica, Vincenzo Spera e sottoporre alcune domande sul mondo dell’organizzazione e quali sono davvero i possibili scenari per il settore.

Ecco la nostra intervista.

Parto con una domanda, che forse è anche una provocazione: organizzare concerti è un lavoro?
E’ molto di più, è come al pronto soccorso. E’ come essere ambulanze, pronte 24 ore su 24 a partire.

Oggi esistono moltissime facoltà che insegnano a diventare organizzatori, eppure c’è molta impreparazione nel settore. Si confonde ancora l’idea di lavoro e divertimento nel mondo dell’organizzazione?

Io uso una tecnica non comune. Mando il toro nell’arena e deve imparare a districarsi. Quello è il vero banco di prova.
Organizzare concerti è un lavoro che si impara sul campo.

Sono testimone di alcune realtà universitarie in cui ho tenuto lezioni e corsi. Quello che insegnano all’università non basta. E’ un lavoro che si impara anche dopo anni, perchè, in questo mestiere è l’imprevisto l’elemento fondamentale. A volte richiede che tu stia in più posti contemporaneamente e la gestione dell’imprevisto è fondamentale. Se non si acquisisce la capacità mentale di aver già chiara nel proprio cervello la visione complessiva e completa di tutto quello che accadrà prima,durante e dopo il concerto, allora non si può pensare nemmeno di aver raggiunto la sufficienza.

Lei ha iniziato ad organizzare concerti negli anni ’70, in che modo era diverso, era più piacevole?

Fortunatamente!

In quegli anni era un lavoro che cresceva con noi, costruito da noi.  Il livello raggiunto oggi, ci fa pensare a quei tempi come la preistoria. Personalmente mi piace ancora, e mi piace sopratutto quello che sto facendo con AssoMusica, perché sento che c’è molto da fare per sviluppare questo settore.
Sotto altri aspetti prima c’era proprio l’anima dentro ogni cosa, perché tutto era una costruzione fatta da te. Oggi c’è la tecnologia,  la rete, i soggetti che pensano di poter fare tutto solo da Honolulu…questo ti impoverisce a livello emozionale, nella partecipazione emotiva, lasciando sempre più attenzione alla quadratura organizzativa ed economica.

Era più stimolante perché essendo in costruzione non veniva ingabbiato in delle regole, nei limiti burocratici, oppure è necessario che esistano delle regole da rispettare?

E’ fondamentale stare alle regole. Sarebbe opportuno che ci fossero delle regole meno invasive e che snellissero il lavoro.  Proprio due giorni fa noleggiando un palcoscenico, una cosa non complicatissima dato che di altezza inferiore ai di 2 metri, noi organizzatori abbiamo dovuto chiedere a questo povero fornitore la bellezza di 28 documenti. Ci ha risposto: e poi vi lamentate del prezzo?
Quindi qualcosa va tarato. Ci dovrebbe essere un sistema on-line che semplifichi tutto questo.

Secondo lei l’idea di Piùmusicalive, si potrebbe rimodulare anche sui grandi eventi musicali dal vivo, partendo proprio dalla gestione immediata e on-line della burocrazia?

Intanto quello è un sistema che non sta funzionando e che io non vedo come soluzione al problema della crescita della creatività in Italia.

Perché?

E’ un discorso troppo lungo, che se vuole facciamo in un altro momento. Al momento necessitiamo di azioni diverse e più forti per sviluppare il settore.

Quali?

Prima di tutto la creazione di spazi idonei ad ospitare musica dal vivo. Piùmusicalive prende spunto da una esperienza partita in Inghilterra sulla gestione dei locali con musica dal vivo. Una recente ricerca ha rilevato che proprio in Inghilterra dall’attuazione di questa semplificazione si sono dimezzati i live club mentre si sono sviluppati bar in cui si ospitano cover band. Tutte le cose vanno valutate con attenzione.

Come dicevamo prima da una parte ci sono le emozioni, dall’altra la concezione di lavoro e quindi la razionalizzazione dei problemi  e la ricerca delle dovute soluzioni.

Quali sono gli scenari possibili allora per la musica dal vivo?

Sono infiniti. Ma a dire la verità c’è una cosa che mi ha tolto il sonno da quando l’ho scoperta. E’ il dynamic pricing. Ecco, se si dovesse realizzare, perderemmo del tutto l’emozione del nostro lavoro a favore del guadagno.

 

Non ha tutti i torti il Presidente Spera.
Da una parte ci troviamo, dati alla mano, un settore in continua crescita e dall’altra , c’è la prospettiva che anche un concerto si possa comprare al pari di un biglietto aereo, in offerta speciale.
La semplificazione burocratica e lo snellimento dei costi risultano quindi essere i primi punti da cui partire per creare una solida base al settore della musica dal vivo, ma se davvero l’organizzazione musicale verrà riconosciuta a livello ministeriale al pari del cinema, usufruendo degli stessi benefici, potrebbe aprirsi uno spiraglio interessante per questo comparto.

L’augurio reale che non siano solo i giovani artisti  e musicisti ad essere aiutati,  ma anche i giovani organizzatori. Coinvolgerli in questo momento di mutazione del sistema è necessario, così che anche loro possano avere la possibilità di costruire questo mestiere a misura delle nuove generazioni.

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