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Titoli così se ne vedono pochi in giro...
Eravamo rimasti ad "Humbug", del 2009, deciso cambio di direzione sonoro della band che tanto fece impazzire i teenager col suo brit-indie schitarrato e spensierato. Li ritroviamo due anni dopo con "Suck It And See", confermando un cambio di direzione che di british ha ben poco (eccezion fatta per la ballad "She's Thunderstorm, davvero bella) e che strizza l'occhio sia ai 70s che a qualche piccola sfumatura di rock più pesante ("Don't Sit Down 'Cause I've Moved Your Chair").
Le "scimmie" sono più grandi, più mature, Alex Turner ha compiuto il quarto di secolo e ciò ha fatto assumere maggiore responsabilità: dopo "Humbug" un nuovo passo verso la consacrazione definitiva tra le migliori band del decennio appena iniziato.
ONE LOUDER
L'apertura, con "She's Thunderstorms", è la traccia più vicina, come sonorità, al predecessore. Pop coinvolgente, accattivante con un ritornello che entra in testa in maniera immediata. Il primo singolo, "Brick By Brick", è il peggior brano del disco. Testo pessimo, idee vicino allo zero e anche musicalmente sembra un brano scritto così tanto per. La title-track è un bel brano r'n'r stile Smiths, con un ritmo incalzante che live avrà sicuramente una certa forza. "Piledriver Waltz" merita una menzione particolare, essendo il miglior brano del disco che richiama musicalmente i Blur più ispirati e romantici. Gran bella prova, nel complesso molto positiva. Buona conferma ma nulla di miracoloso.
PRO
- Continua il processo di maturazione
- La copertina, al risparmio
- Songwriting sempre su alti livelli
CONTRO
- "Brick By Brick", incomprensibilmente scelto come singolo apripista del disco
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