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Chi fa dormire piglia pesci
I sette musicisti di San Francisco si tuffano sulla scena internazionale con il secondo album, frutto di un intenso lavoro scaturito da una "registrazione da camera". Forse proprio per questo le melodie che lo caratterizzano tendono a sciogliere i nervi dell'ascoltatore e a renderlo docile, salvo per rare tracce dai toni movimentati, quale "The Likeness Is Undeniable". Eppure, nonostante la linea guida delle tredici canzoni sia perlopiù ambient e quasi totalmente priva di liriche, i Carta riescono ad esprimersi con chiarezza grazie alla notevole sapienza con cui maneggiano gli strumenti, in particolare i violoncelli e le chitarre.
La band non delude, ma c'è ancora un residuo di acerbità da elidere.
ONE LOUDER
Il nostro apprezzamento va soprattutto a "Santander", ricca di richiami al passato, a partire dall'ethereal anni '80 fino a giungere alla minimal composta da suoni tratti dalla quotidianità (la pioggia, per esempio).
C'è chi definisce la musica di questo settetto colonna sonora per astronauti, e non a torto: l'insieme che deriva dal tocco di ciascuno strumento evoca l'idea dell'assenza di gravità, se non addirittura immagini di librazione negli spazi intracosmici. "Descension" rappresenta l'emblema di tale percezione, amplificata dalla calda voce femminile che si fonde con gli archi ed il pianoforte.
Unico punto debole - purtroppo - rimane l'impostazione troppo onirica nel complesso.
PRO
- Concilia il sonno
- Gli arpeggi e le atmosfere rilassate
CONTRO
- Sconsigliato a chiunque voglia dare un po' di brio alla propria vita
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