recensioni

 
Devendra Banhart: What Will we Be 31/10/2009
Devendra Banhart: What Will we Be
1296 letture
Anno: 2009
Etichetta: Reprise Records
Distribuzione: Warner
  • Stampa
  • Invia ad un amico
  • Condividi in rete
Questo articolo mi piace non mi piace

VOTO

7/10

VOTA QUESTO DISCO

Corporate hippies

1967 circa. O magari 25 aprile 1969, quando Velvet Underground e Grateful Dead suonarono a Chicago facendosi lo sgambetto a vicenda.

Chi abbia dedicato già da tempo un angolo della propria collezione di album alla discografia di Devendra Banhart, riterrà l'accostamento «a quarant'anni fa» abbastanza banale e scontato. Non fosse che il freak venezuelano-statunitense preferito dalle sparute masse indie questa volta torna a guardare agli anni '70, ma a degli anni '70 tutti diversi dal folk vagamente europeo cui ci aveva abituati.

È giunta l'ora di fare entrare chitarre elettriche e pianoforti – che si tratti di una crescita non è così semplice da dire, ma indubbiamente si assiste qui a una metamorfosi: Devendra Banhart che fa una visita a rock, reggae, funk, e saltuariamente anche alla disco? Che impunito. Naturalmente non mancano elementi noti e ben cari al pubblico come i pezzi acustici e in spagnolo e un vagare, all'interno dello stesso brano, di ritmo in ritmo.

Ma sostanzialmente il Banhart di "What Will We Be" è un Banhart che fa gomitino a Beck, Lou Reed, Led Zeppelin e, talvolta, persino ad Elvis. Un album indubbiamente non immediato, tassativamente destinato a numerosi riascolti.

ONE LOUDER

Laura Spini
Autore: Laura Spini

I potenziali nuclei sono talmente numerosi, in "What Will We Be", che non se ne trova un punto centrale. Sarà la mutevole e banhartiana "Chin Chin & Muck Muck"? Sarà il funk-art-rock di "Rats"? Magari sì, nessuna certezza in proposito però.
Che poi Devendra Banhart, al momento del passaggio a una major, abbia deciso di produrre un disco così privo di brani trascinanti/immediati, e tanto ricco di momenti riflessivi e strappalacrime, depone a favore di etichetta e musicista. Ammesso che fosse voluto; ma, dati i risultati, si direbbe di sì.

PRO

  • Musicisti sfruttati in precedenza = maggiore coesione
  • Poca ripetitività: idee appartenenti a un'altra epoca rielaborate in maniera originale

CONTRO

  • Certi brani deboli

COMMENTI


Questo articolo mi piace non mi piace

Invia un commento

Se sei iscritto a LoudVision effettua il login.

Altrimenti registrati qui


PROPAGANDA


APPROFONDIMENTI

In questa colonna trovi gli approfondimenti collegati all'articolo che stai leggendo

CONNECTION


Devendra Banhart

Aggiungi ai tuoi gruppi preferiti
NEWS
DISCHI
MEDIA
WEB

Velvet Underground

Beck

chiudi
apri