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Devendra Banhart: What Will we Be 31/10/2009
Devendra Banhart: What Will we Be
1032 letture
Anno: 2009
Etichetta: Reprise Records
Distribuzione: Warner
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VOTO

7/10

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Corporate hippies

1967 circa. O magari 25 aprile 1969, quando Velvet Underground e Grateful Dead suonarono a Chicago facendosi lo sgambetto a vicenda.

Chi abbia dedicato già da tempo un angolo della propria collezione di album alla discografia di Devendra Banhart, riterrà l'accostamento «a quarant'anni fa» abbastanza banale e scontato. Non fosse che il freak venezuelano-statunitense preferito dalle sparute masse indie questa volta torna a guardare agli anni '70, ma a degli anni '70 tutti diversi dal folk vagamente europeo cui ci aveva abituati.

È giunta l'ora di fare entrare chitarre elettriche e pianoforti – che si tratti di una crescita non è così semplice da dire, ma indubbiamente si assiste qui a una metamorfosi: Devendra Banhart che fa una visita a rock, reggae, funk, e saltuariamente anche alla disco? Che impunito. Naturalmente non mancano elementi noti e ben cari al pubblico come i pezzi acustici e in spagnolo e un vagare, all'interno dello stesso brano, di ritmo in ritmo.

Ma sostanzialmente il Banhart di "What Will We Be" è un Banhart che fa gomitino a Beck, Lou Reed, Led Zeppelin e, talvolta, persino ad Elvis. Un album indubbiamente non immediato, tassativamente destinato a numerosi riascolti.

ONE LOUDER

Laura Spini
Autore: Laura Spini

I potenziali nuclei sono talmente numerosi, in "What Will We Be", che non se ne trova un punto centrale. Sarà la mutevole e banhartiana "Chin Chin & Muck Muck"? Sarà il funk-art-rock di "Rats"? Magari sì, nessuna certezza in proposito però.
Che poi Devendra Banhart, al momento del passaggio a una major, abbia deciso di produrre un disco così privo di brani trascinanti/immediati, e tanto ricco di momenti riflessivi e strappalacrime, depone a favore di etichetta e musicista. Ammesso che fosse voluto; ma, dati i risultati, si direbbe di sì.

PRO

  • Musicisti sfruttati in precedenza = maggiore coesione
  • Poca ripetitività: idee appartenenti a un'altra epoca rielaborate in maniera originale

CONTRO

  • Certi brani deboli

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