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Dredg: The Pariah, The Parrot, The Delusion 26/06/2009
Dredg: The Pariah, The Parrot, The Delusion
1444 letture
Anno: 2009
Etichetta: Ohlone Recordings
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VOTO

7/10

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Tra cielo e popolo verso nuovi orizzonti

Quattro anni sono abbastanza per concepire un capolavoro o per smarrirsi in estenuanti session produttive e ridondanze sonore.
I Dredg elaborano diciotto brani molto decisi e caratterizzati, posizionandoli come tasselli narrativi di una stuzzicante struttura artistica e concettuale. La tematica portante è un breve articolo di Salman Rushdie "A Letter to the Six Billionth Citizen", una riflessione su temi esistenziali e religiosi idealmente indirizzata al seimiliardesimo nato.

Sicuramente è l'album dei Dredg più vario e spiazzante, un viaggio musicale che avanza a scatti, ad ogni tappa ci si ferma ad immortalare un paesaggio diverso. La direzione del disco va trovata nell'estremizzazione degli ultimi due album, da un lato l'andamento narrativo di "El Cielo" che mediava umori diversi separati da brevi siparietti musicali, i "Brushstrokes", dall'altro lo sbocciare di un'estetica pop che aveva ben attecchito su "Catch Without Arms" senza fiorire ancora in pieno.

I preziosismi e la produzione sono i muscoli scolpiti di questa nuova figura, suoni lucidati e curati all'eccesso, leziosità poste a coreografare la bella voce di Gavin Hayes, mentre è la dotata sezione chitarra-batteria quella che regala le maggiori soddisfazioni.
Più di tutto lascia interdetti un certo viraggio verso il mainstream, che non è una svendita perché l'offerta è poco accessibile, oggi meno di ieri, ma se su "Catch Without Arms" c'era "Zebraskin" che faceva il verso ai Police, oggi "Gathering Pebbles" e "Mourning This Moring" arrivano a metabolizzare echi di George Michael.

Questi brani e una breve disavventura nel southern/blues sono anelli deboli di un disco che nonostante le continue divagazioni riesce a mantenere vivo l'interesse, l'impressione globale però è che l'ammirevole apparato creativo non sia sorretto da temi musicali altrettanto solidi.

ONE LOUDER

Il rock dei californiani trasporta ma non trascina. La dichiarazione di intenti è chiara: a noi la nicchia art-rock/pop, chi vuole il groove può rivolgersi altrove. Si finisce comunque con il volergli bene, per la squisitezza tecnica, per il bell'apparato concettuale e tematico, perché spesso ingranano il giro giusto. I Dredg continuano a portare avanti una sorta di avanguardia estetica del rock, ma oggi non siamo più così sicuri che gradiremo il luogo dove ci vogliono portare.

PRO

  • sofisticato
  • influenze marcate
  • bell'artwork

CONTRO

  • sofisticato
  • influenze marcate
  • disomogeneo

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