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I Fleet Foxes non perdono un colpo
Furono tra le grandi rivelazioni del 2008, col loro disco omonimo. Stiamo parlando degli statunitensi Fleet Foxes, folk-rock band formatasi cinque anni fa e che ha dato alle stampe già due dischi di notevole valore.
Se il primo poteva rappresentare una rivelazione/sorpresa, questo "Helplessness Blues" non è altro che una splendida conferma. Melodie accattivanti e allo stesso tempo per nulla scontate, cori incisivi parti strumentali ben ideate e ben realizzate.
Dodici brani di rara bellezza compongono questo che si candida ad essere tra i migliori dischi dell'anno. Il lavoro non fa altro che seguire il filo conduttore tracciato dall'esordio, non spostandosi di un millimetro da quanto fatto in precedenza. E ciò è un bene.
ONE LOUDER
Solitamente dal secondo disco ci si aspetta una conferma, spesso si hanno flop clamorosi o comunque album che si dimenticheranno presto. Qui no. I Fleet Foxes si mantengono sugli alti livelli del primo e lo si capisce già dall'opening "Montezuma". Pop-folk minimale, semplice, con i cori che la fanno da padrone e una leggerissima chitarra che accompagna il tutto. L'esplosione finale, comunque tenue, è una perla di rara bellezza. Ma nel complesso tutto è molto minimale ed intimistico ("Sim Sala Bim" e la title track - grande capolavoro - ne sono due perfetti esempi). A tratti sembra quasi di ascoltare i Neutral Milk Hotel più ispirati. Un album cronologicamente molto fuori dai 2000. E ci piace per questo.
PRO
- Un disco d'altri tempi
- La divertente marcia di "Lorelai"
- Minimalismo estremo che coincide anche con alta qualità
CONTRO
- Chi non li apprezza, dopo due dischi così forse può trovarli ripetitivi
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Ci vogliono dischi così, per staccare da quel marasma indie-rock'n'roll che ci ha abbondantemente scassato
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