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Graham Coxon: The Spinning Top 13/06/2009
Graham Coxon: The Spinning Top
1156 letture
Anno: 2009
Etichetta: Transgressive
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VOTO

8/10

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Nessun luogo è come casa...

... ma alcuni luoghi sono più simili a casa di altri.
Parlando di concept album, Graham Coxon non è certo il primo nome a venire in mente. Se si poteva parlare di filo conduttore per i suoi sei (!) album precedenti, esso riguardava gli stati emotivi che sembravano connotare a grandi linee i singoli lavori. "The Spinning Top" non agisce in maniera molto diversa. Il chitarrista dei Blur, poi ex-chitarrista dei Blur, ora nuovamente chitarrista dei Blur, usa come punto di partenza lo sviluppo della vita di un uomo, ma l'evoluzione del disco è tutt'altro che omogenea, e l'impressione che trasmette è che a prendere la parola siano in molti, come se ogni stadio della vita raccontato da Coxon avesse un diverso protagonista.

Questo è solo uno dei molti aspetti che colpiscono, e risalta nello stesso modo una sorta di dialettico ritorno al folk sui generis tanto gradito: Coxon, sempre orientato sul versante acustico per i suoi progetti solisti, nel corso degli ultimi cinque anni si era prestato in maniera intelligente a un indie rock insipidino, quasi a raccogliere, fuori tempo massimo, il testimone della Londra post-Libertines.

Ora Coxon ritorna e, affiancato dall'immancabile produttore Stephen Street, salda insieme queste due nature per ottenere il suo album indubbiamente più elaborato: una collezione di pezzi tutti diversi come diversa è sempre la voce narrante, con una gamma di sonorità che va dal blues di "Sorrow's Army" al pop contaminato di distorsioni di "Caspian Sea" e "Dead Bees" alle ballate ben proporzionate ("If You Want Me") al brillante disimpegno in chiave Nick Drake-iana di "Perfect Love". Ed è impossibile non menzionare "In The Morning", per otto minuti e mezzo in bilico fra se stessa, il "White Album" e il sempre presente nume tutelare Syd Barrett.

Non per farlo infuriare, ma "The Spinning Top", con quell'atipico senso della melodia e quei cori indefessamente pop, è l'album più bluriano di Graham Coxon.
Che si possa presagire una riconciliazione tranquilla?

ONE LOUDER

Laura Spini
Autore: Laura Spini

Se fino a qualche anno fa i quattro Blur fossero stati caratterizzati come i personaggi di una sit-com, cosa che si è grati non si sia mai verificata, Graham Coxon sarebbe stato il personaggio sociopatico e vagamente spaventato dalle esoticità che non si muove mai di casa. Le persone cambiano: "The Spinning Top" si riempie di riverberi di sarangi e sitar ben integrati nel contesto. Buon finale di stagione.

PRO

  • La chitarra primadonna di Coxon trova un equilibrio anche con altri strumenti
  • Tutti i dischi dovrebbero contentere pezzi beatamente cristallini come "Perfect Love"
  • Piace più Coxon che fa Barrett di Coxon che fa Drake, ma piace soprattutto Coxon che fa Coxon

CONTRO

  • La chiusura, necessariamente angustiosa, si prende molte libertà - non tutte spiegabili
  • "Far From Everything" cerca di costruire un'atmosfera ma, con quella vocina (sarà pure una marca di stile), non è che riesca

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