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Il progresso!
Questo mostro affamato di tempo, che comprime idee e permette alla musica di muoversi più tra il silicio dei chip che nelle menti: Imogen Heap ne è l'emblema.
Diva digitale che ha vinto la 52a edizione dei Grammy, che a macchia d'olio si muove tramite social network e che pare più legata all'evanescente mondo del web che a quello più materiale degli scaffali o dei palchi.
Melodie lievi, innocenti e fatue, ottimali per prendersi una pausa dal putrido grigiume della vita caotica ma che lasciano perplessi sulle intenzioni artistiche della giovine, in quanto non è ben chiaro se quell'atmosfera incantata sia prodotta naturalmente o argutamente riprodotta a mo' di lacci per beccaccini.
ONE LOUDER
Si millanta tanto che sia un'artista eccentrica, alternativa, geniale... Sarà che per me l'essenza dell'artista in quella maniera sia, magari, una Björk vestita McQueen che saltella per l'islanda chiedendosi "Who is it?" o per essere decisamente più affini, una Tori Amos che canta "Peel out the watchword - Just peel out the watchword", ma davanti a questo lavoro nessuna grande emozione si è manifestata. Tanto meno si sono rintracciate le caratteristiche tanto rinomate.
Un buon lavoro scorrevole, piacevole sì ma di certo non eccelso, che al contempo la fa apprezzare senza togliere nulla alla sua artisticità.
PRO
- Chi seguiva i Frou Frou non rimarrà delus
- Atmosfere non invadenti
CONTRO
- A volte, ascoltandolo, si è portati ad ignorarlo
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Imogen Heap Imogen Heap - Headlock
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- Imogen Heap 16/04/2010
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