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"Come To Life" è il quarto disco di Natalie Imbruglia. Il primo edito dalla casa discografica fondata dalla cantante, la Malabar Records. Arriva a dodici anni da "Torn", singolo di debutto dal successo mai ripetuto nonché uno tra i (pochi) brani che non riportano il nome di Natalie Imbruglia tra gli autori. E a quattro da "Counting Down The Days", l'ultima fatica di studio della bella australiana.
Tira aria di novità? Ni. Perché la prima metà della track-list, da "My God" a "Scars", "Lukas" compresa, non fa altro che proporre canzonacce di quelle che in radio ne passano con frequenza di un trilione al secondo. Poi, con "Want", arriva un punto interrogativo alto almeno quanto la Mole Antonelliana: ci siamo persi qualcosa? Le atmosfere si fanno più cupe, l'elttronica diventa protagonista, insieme alle sezioni ritmiche che battono cadenze addirittura in grado di trascinare. I suoni si fanno più duri, e la dura inizia a giocare. L'elettro-trittico è completato da "WYUT" e "Cameo". E poi, è già finito.
I quattro anni impiegati per la creazione di "Come To Life" hanno contribuito all'effetto doppia personalità? Natalie Imbruglia sembra in bilico tra il dare una nuova svolta alla sua musica e il cercare ossessivamente di sputare fuori un singolo dalle uova d'oro come fu "Torn". E questo, forse, è il freno a mano tirato che non permette di apprezzare questa nuova usicta tanto quanto le premesse avrebbero lasciato sperare.
ONE LOUDER
Non sono bastati i nomi e le capacità di Brian Eno, Ben Hillier e Ken Nelson, tra i tanti collaboratori che questo disco ha avuto, a renderlo sopra le righe. Sarà forse un problema di materia prima. E se è vero che "Lukas" è la canzone migliore che i Coldplay abbiano mai scritto, io sono la regina Elisabetta d'Inghilterra.
PRO
- Produzione
CONTRO
- Molto spesso si inciampa nel "già sentito".
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