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Paganini non ripete
Eccoci di nuovo a parlare di Steven Wilson, questa volta di nuovo in veste di leader dei Porcupine Tree con il nuovo attesissimo "The Incident", a due anni abbondanti dal precedente disco in studio.
"The Incident" è il disco più ovvio che potesse uscire dopo "Fear Of A Blank Planet", ma questo non implica in alcun modo che sia scontato, banale o prevedibile. Il suono si evolve, cambia faccia e torna ad incorporare quei suoni che son stati tagliati nei tre dischi precedenti: le melodie e le chitarre acustiche di "Lightbulb Sun" fanno bella mostra di sé nella epica "Time Flies", istantaneamente uno dei pezzi più belli mai pubblicati dai porcospini, traduzione moderna di quello che i Pink Floyd hanno fatto con "Animals".
Echi di "Insurgentes" appaiono qua e là a dimostrare come l'esperienza solista di Wilson abbia dato i suoi frutti, l'aggressività della precedente trilogia non viene dimenticata ma canalizzata in momenti di pesantezza forse più misurati e contati.
Quattordici frammenti compongono la suite "The Incident", tutti meticolosamente posizionati per creare una storia sfuggente e aperta all'interpretazione. Infatti l'incidente di cui parla il titolo è quell'evento che avviene nella vita di molte persone che in qualche modo ne sconvolge l'equilibrio, un punto di rottura che ognuno può vedere nel modo che sente più vicino a sé.
Come al solito la prestazione tecnica è mostruosa, senza mai risultare esagerata o fuori luogo; il mix è a dir poco perfetto e i suoni indimenticabili.
Molto belli anche i quattro pezzi sul secondo CD tra cui spicca la splendida "Remember Me Lover" coi suoi vaghi ricordi delle sonorità che furono di "Signify".
Come si fa a dire ancora qualcosa sui Porcupine Tree? Tutto è stato detto, rimane solo da ascoltare. Un po' quella che da sempre è la filosofia di Wilson: si può parlare quanto si vuole ma alla fine quello che conta è la musica.
ONE LOUDER
I Porcupine Tree per la prima volta dal 2002 fanno una mezza marcia indietro tornando in parte alla psichedelia liquida dei dischi pre-"In Absentia" ed alle calde melodie acustiche che erano quasi scomparse negli album precedenti. Nonostante questo la band dimostra di sapersi proiettare ancora in avanti e lascia intravedere l'evoluzione che il loro suono può ancora compiere in un disco solido, emozionante ed intrigante, sia nella musica che nei testi.
PRO
- Feeling, composizione e tecnica a livelli altissimi
- Mix e suoni inimitabili
- "Time Flies"
CONTRO
- La copertina non è il massimo
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impossibile non sentirle in "Great Expectations" o nella liberazione finale di "I Drive The Hearse"
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come al solito chitarre acustiche e batteria daranno gli incubi a chi fa dischi. novità: la post-produzione è ad opera di Gavin Harrison
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tra canzoni vere e proprie ed intermezzi strumentali, come fu per "A Pleasant Shade Of Gray".
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