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Quando la mediocrità è un miglioramento
Il successo li aveva baciati nel 2001, ma questo bacio era durato lo spazio di un attimo, se è vero che nei successivi anni i Puddle Of Mudd hanno condiviso l'oblio con altri surfisti dell'ondata post-grunge.
Il nuovo album restituisce dignità compositiva alla band statunitense attraverso un hard rock masticabile, la cui virilità è tratteggiata di tanto in tanto da rivoli di stoner. A ciò si aggiungono elementi dell'antico retaggio non del tutto dissolti, tra cui non compare, tuttavia, quella proverbiale cupezza tipica della dottrina di Seattle.
ONE LOUDER
Originali non lo sono mai stati. Impersonali e sciapi, invece si. Per questa operazione-rilancio I Puddle Of Mudd scelgono di essere facilmente leggibili e non sbagliano del tutto. I brani, infatti, scorrono via in scioltezza, ma trasmettono niente, piatti come il ventre di una modella. Seppur il miglioramento faccia la sua timida comparsa, i Puddle Of Mudd e la mediocrità continuano a tenersi per mano. La morte è ancora lì con la sua falce. Wes Scantlin è avvisato.
PRO
- Orecchiabilità
CONTRO
- Piattume
- Scarsa personalità
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non ne scriveremo il nome perché la sua lunghezza occuperebbe metà della recensione
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