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Musica e cucina: A qualcuno piace brasato

Scrive Banksy : “Se sei piccolo, insignificante e poco amato allora i topi sono il modello definitivo da seguire.”

Un cantautore, negli anni ’60 l’ha prediletto crudo ed un cuoco-artista ha trascorso 5 giorni a dieta sorcina. Dal primo, è nato un impertinente brano della musica d’autore italiana, dal secondo, un evento decisamente per stomaci duri.

Repetto era un signore paralitico e forse anche poco abbiente, dato che la sua sedia di paglia proveniva da un furto alla Chiesa di Sant’Antonio. Il suo appartamento era al piano terra di una palazzina in cattive condizioni della provincia ligure. Il profumo, tra le scale, era sempre quello di minestra di verza. Probabilmenteera un uomo saggio poiché, anche vecchie signore di tanto in tanto si recavano da lui a chieder consiglio, ma per lo più la compagnia era composta da “fannulloni e squattrinati”. Il 14 dicembre del 1962 era un venerdì e tra il branco di perdigiorno ospiti di Repetto, c’erano il trentenne Paolo Villaggio appartenente alla Compagnia Goliardica Mario Baistrocchi e il più giovane Fabrizio De Andrè, di famiglia benestante ed impiegato presso suo padre in un istituto professionale. Voleva fare il cantautore e il suo primo 45 giri era stato pubblicato dalla piccola etichetta Karim.

Nell’androne dove la cricca era riunita entrò un gatto con in bocca un topo appena ucciso. Il felino lasciò sul pavimento, tra le facce nauseate dei presenti, il prezioso bottino e il genovese nella goliardia del momento e “imbenzinato” come lo definisce il suo amico Paolo, decise di sfidare il vecchio paralitico.

Per 20.000 lire avrebbe mangiato il topo. Repetto si giocò la scommessa. Fabrizio, agguantò il roditore e lo morse. Ci bevve su fino a quando non gli venne nuovamente appetito e con parte della compagnia cenò in una taverna. In sei minuti ingurgitò una bella zuppa di fagioli e cotiche.

Essendo il corpo umano deliziosamente perfetto, non mancò molto che il topo antipasto e la cena si trasformassero in vomito. Vomito talmente indomabile da finire sulla nuca di un artista avanti con gli anni che era in macchina con i due. Ovviamente contrariato dalla situazione, l’ anziano iniziò a minacciarli di morte e questi si buttarono giù dall’auto scappando via a gambe levate. Il miglior digestivo, una volta tornati a casa, fu strimpellare alla chitarra.

“ Suonicchio un po’…così mi passa” dice il musicista e pizzicando le corde inizia a venir fuori una melodia. “Bella” – dice il comico, “sembra quasi una musica trovadorica” .Guardando l’amico, Fabrizio prosegue, “tu che sei patito di storia medioevale, aiutami a scrivere le parole”.

Digerendo il topo nasceva “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers”, sulla musica di Fabrizio De Andrè e il testo di Paolo Villaggio. La musica, pare fosse scopiazzata da un brano francese, ma la critica lo stroncò per il testo e per la satira che non venne colta. Da lì alla censura il passo fu breve, ma di certo quell’irriverenza rimarrà tra le pagine della nostra musica.

Più che l’irriverenza, sarà stata la fame a spingere gli umili orientali, svariate centinaia di anni fa , a inserire la carne di topo nella cultura culinaria. Necessitavano di una fonte di proteine alternativa e a buon mercato.Così nella vecchia Saigon e tra le altre sperdute risaie dell’oriente le famiglie iniziarono ad accompagnare al candido cereale cotto al vapore un ratto arrostito, divenendo pian piano una consuetudine di gusto e non più solo di necessità.

Più folkloristica e cool oggi è la variante streetfood. E’ possibile trovarli in versione spiedino tra bancarelle delle strade di Hanoi o di Bangkok e tipicamente alla pechinese nei ristoranti cinesi.

E mentre allo sfortunato Gino D’Acampo, cuoco alle prime armi di Torre del Greco e concorrente della versione UK de L’isola dei famosi, l’idea di mettere un topo nel risotto gli è costata una denuncia per crudeltà sugli animali , a New York dove anche un peto fatto a dovere diventa un evento, la 28enne Laura Ginn , di professione fotografa, ne ha fatto un business.

Ha pensato bene di ingaggiare lo chef Yuri Hart e di allestire all’AllegraLaViolaGallery, a Brooklyn una food performance. Ingrediente MUST di questa cena artistica a 100 dollari a commensale proprio i poveri sorci. 75 per l’esattezza i ratti previsti per una cena di 20 persone.

Hart, giovane ma non poco professionale, ricevuto l’ingaggio , non si è limitato a cucinare, ma ha trascorso ben 5 giorni a mangiare carne di topo cotta in diversi modi al fine di scoprire i segreti e i sapori associabili a questa fonte di proteine che dal 2004 partecipa in modo sostanziale all’economia culinaria del Vietnam.

Yuri Hart sviluppa così una serie di ricette ed un menù a tema e dal 25 luglio al 3 agosto 2012, i topi sono stati serviti su bruschette o terrine ed ancora bolliti, affumicati o arrostiti. Turisti, curiosi, artisti e radical chic hanno apprezzato con una standing ovation questo banchetto. Tra le varianti, quella che più ha colpito i palati degli ospiti e che Hart ha condiviso con il NY Times è stato il Brasato di Topo.

Se proprio non resistete al desiderio di gustare questa pietanza, on line è possibile trovare la ricetta; magari servitela in un salotto di musici e parolieri, potrebbe venir fuori il prossimo album vincitore del Tenco.

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