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Musica e cucina: una chiacchierata con Chef Rubio

Sarà per via delle mani con cui “sbuccia le cipolle”, o per i tatuaggi; per quell’accento dei castelli oppure per lo spirito vagabondo, ma Chef Rubio con gli altri chef non c’entra nulla. In un’ intervista senza peli sulla lingua, si racconta a Musica e Cucina, tra note e fornelli.

Entra per la prima volta nella cucina di un ristorante all’età di 22 anni. Ottiene il posto di lavoro a Wellington , in Nuova Zelanda, mentendo sulla sua esperienza lavorativa. Non aveva mai lavorato come cuoco prima di allora, ma certe cose sono innate. Tornato in Italia segue corsi serali e si diploma alla scuola di cucina all’età di 27 anni.

La cucina è per lui un mezzo di comunicazione, il più immediato forse, e le storie da raccontare si trovano tra i vicoli delle strade. Rubio, assapora il cammino per il mondo, traducendo la ricerca in una sfacciata ed estrema provocazione televisiva. Nel giugno 2013 Unti e Bisunti, programma dedicato allo street-food diventa un nuovo modo di raccontare la cucina.L’unto viene sdoganato. Diventa sexy. Una nuova frontiera del gusto è aperta. Il punto non è più misurarsi con talentuose ricette davanti allo schermo, ma varcare la porta di casa e andare a mangiare in strada.

La ricerca di Chef Rubio si è districata per l’intera penisola, sfidando senza timore l’esperienza di massaie, pastori, macellai e artigiani del cibo tutti. Conosce, racconta e sperimenta centinaia di ricette. La cultura culinaria ritorna agli odori del quartiere. Anche la Spagna e la Germania ne vengono sedotte e propongono il format nei loro palinsesti.

Per Rubio la musica e la cucina sono complici nella costante ricerca della felicità. A tal proposito, sta per sperimentare un nuovo format di eventi nei quali saranno miscelati alcool e musica in un modo innovativo “perché in fondo la missione del cibo (e dello spirit) è quella di strappare un sorriso”.

In poco tempo Rubio è diventato un personaggio consacrato dal pubblico. I social, addirittura, con oltre 30.000 adesioni lo vogliono sindaco di Roma. Il giovane Chef nonostante il seguito, non si lascia incantare dalle luci della ribalta. Ha una consapevolezza sociale e politica che lo portano a combattere nella misura in cui può, senza perdere il contatto con la realtà, fedele alla genuinità delle intenzioni. “Ci sono bellissimi eventi, come quello fatto poco tempo fa dai Poeti der Trullo, qui a Roma. Sono eventi importanti che dimostrano la forza attiva e creativa dei quartieri; dimostrano il bello della Capitale, anche a livello artistico. Ragazzi che dal nulla si ritagliano uno spazio. Colle Der Formento, il folk del Muro del Canto, o Salmo, sono alcuni tra gli artisti che ascolto in questo periodo…ah! c’è anche un pischello, sentirete parlare di lui: WrongOnYou.E’ un cazzo di fenomeno”.

Di musica ne capisce molto di più di certi critici. Non suona, anche se da piccolo ha studiato un po’ di pianoforte e chitarra, quest’ultima abbandonata per mancanza di pazienza. Magari lo farà in una prossima vita. Se proprio si dovesse immaginare parte di una band gli piacerebbe giocare il ruolo del frontman. Alla domanda “ lo street food è la parte più rock del cibo” risponde: “Impossibile immaginarlo come solo rock, anche perché il rock ha perso un po’ la sua accezione. Non è più definibile come lo era tra gli anni ’70 e ‘ 90. Lo street food è la parte più hip-hop, garage, underground del cibo, ma anche il dub step e il folk ne fanno parte.Sono generi musicali apparentemente diversi, ma sanno raccontare la strada.

E’ volutamente rude e sincero, qualità che porta anche tra i fornelli. Non ama le preparazioni arzigogolate e nemmeno le etichette. Considera provinciale il concetto del cuoco associato esclusivamente a un ristorante. “Il Cuoco è una persona che capisce la cucina, la studia e poi la mette a disposizione. Che sia in un palazzo o in una trattoria, oppure scelga di essere un oratore che vuole distribuire il verbo, non cambia nulla. Un ristorante non è l’unico posto dove trovi la cucina. A me piace la strada.”

La libertà della strada gli permette di scegliere la migliore colonna sonora. Ha bisogno del sound giusto per poter pensare un menù o accompagnarsi durante una preparazione, ma nel suo ricettario non esiste nessun piatto ispirato dalla musica; però c’è una canzone Wandering Eye dei Fat Freddy’s Drop.

E’ un gruppo che ha scoperto durante il suo viaggio in Nuova Zelanda. Per Chef Rubio, così convinto della fugacità della felicità, la canzone dei Fat Freddy’s Drop rappresenta un’emozione ripetibile. Per via del video, ambientato in un Fish&Chips Shop e per l’indole gipsy e bisunta, secondo lo Chef, il brano non si può che gustare in compagnia di un cartoccio del piatto principe dello street-food.

“Quelli che fanno il mio mestiere e vengono osannati sono solo pop star. Io, non so se sono una rock star. Non per volermi tirare fuori dal mucchio e fare il ‘diverso’ a tutti i costi, ma forse, rispetto agli altri, per la vita che ho fatto, per il modo in cui intendo la cucina.. sono un metal”.

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