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Musica e cucina: Gamberetti groove

Il gamberetto è la rock star delle acque. A dispetto della sua stazza, può vantare nelle infinite declinazioni, dalla barriera corallina al mediterraneo,una serie di qualità. Talune specie sono addirittura capaci di produrre un suono che tocca le punte dei 200db! Come sia finito in un cocktail è una storia bizzarra, dignitosamente rock e si intreccia con la biografia del primo compositore professionista della storia americana.

Icona degli anni 80, omaggiato nel cinema da Forrest Gump ai Blues Brothers, il delizioso antipasto rosa spiccò il suo volo negli anni ’50 tra le scintillanti luci di Las Vegas. Al The Golden Gate Hotel trova la sua veste suadente. Verrà servito senza la foglia di lattuga come previsto originariamente e in un bicchiere a tulipano.

Saranno poi Frank e Aldo Berni poco prima degli anni ’60 ad importarlo nel vecchio continente. Il cocktail di gamberi, venduto a pochi spicci, fu l’antipasto per eccellenza del Berni Inn, che diverrà una delle più grandi e celebri catene culinarie internazionali.

La vera origine dell’antipasto più politicamente corretto della storia, si trova però proprio dove non te l’aspetti, tra le polveri del selvaggio west…

Siamo tra il 1848 e il 1855. In California viene scoperta una giacenza d’oro e quella che sarebbe dovuta essere una notizia segreta ben presto si trasformò nella più celebre delle “febbri”. I cercatori d’oro, portarono nell’arcaica società lo sviluppo economico e tra le attività più quotate ci furono i saloon, i bordelli e i primi bar.

In pochi ebbero davvero fortuna nella corsa all’oro, eppure, a San Francisco un minatore fu baciato dalla dea bendata. Pensò al modo migliore di festeggiare e spendere le sue scintillanti pepite ed entrò in un bar. Ordinò un bicchiere di whisky, che si scolò in una sola mossa, accompagnato da un piatto di ostriche. Deluso dal bicchiere già vuoto,pensò bene nella sua euforia da vincitore, di buttarci dentro le ostriche e allungarle con salsa Worcestershire, aceto ,tabasco e ketchup. Una leggera shakerata e giù l’intruglio in un sorso. “ E questa cosa come la chiameresti?” chiese il barista che aveva osservato l’intera scena. “Questo è quello che io chiamo un cocktail d’ostriche” rispose eccentrico e indisposto il minatore.

Il mattino seguente, un cartello all’ingresso del bar, presentava il nuovo piatto della casa:Oyster Cocktails. Four Bits A Glass.

Rimarrà in questa versionealle ostriche, servito in calici da vino fino agli anni ‘20, quando appunto verrà rivisitato dai ristoratori in cocktail di gamberi a causa del proibizionismo.

Nella provincia di Pittsburgh,il 4 luglio del 1826 la signora Eliza T. Foster dava alla luce il decimo dei suoi figli: Stephen Forster. Stephen ebbe un debole sin dall’infanzia per la musica eppure ricevette una scarsa educazione musicale. Diventato ragazzo, trovò nel club per soli uomini istituito dal fratello, il primo banco di prova delle sue abilità compositive.

Musicalmente si formò a lezione da immigrato tedesco, il poliedrico Henry Kleber (musicista, impresario, compositore, maestro etc) e fu influenzato artisticamente dalla sua amicizia con Dan Rice. Quest’ultimo, di origine africana era un circense con spiccate doti di clownerie. Fu Dan che nella vita del curioso Stephen, introdusse i suoni della musica etiope.

Nella gavetta il giovane Foster fu prolifico. Proprio in questi anni darà alla luce il primo pezzo folk della musica americana: Oh! Susanna. Una volta trasferitosi in Ohio per lavorare da contabile presso l’azienda di un altro fratello, decise, con un quintetto, di partecipare ad un contest artistico, suonando il pezzo nel 1847 al The Eagle Saloon. Tra il pubblico riscosse un piacevole successo.Ironico nel testo, arricchito da un suono che evocava la Polka degli europei, il brano era accompagnato da uno strumento del tutto “nuovo” ovvero il banjo.

Un negozio di musica investì ben 100 dollari per acquisire i diritti della canzone che fu pubblicata nel 1848. Molti altri minstrel show riproposero il brano e passando di bocca in bocca, in pochissimo tempo ben 21 furono le versionipubblicate e tutte attribuite ad autori differenti.Il successo, Foster l’ottenne quando firmò un accordo di royalty con la Firth, Pond& Company, per la vendita a 2 centesimi di ogni suo spartito. Stephen Foster era appena diventato il primo compositore professionista americano. La sua breve carriera, come la sua vita, sarà tramandata di generazione in generazione nella cultura Usa divenendo il padre della cultura folk. Nel 2005, Beautiful Dreamer, raccolta di 18 tra i suoi pezzi più celebri, vincerà il Grammy come miglior album di musica folk. Nella compilation non poteva mancare la celebre Oh!Susanna, brano che durante la Gold Rush i cercatori d’oro scelsero come loro Inno.

Chissà se anche il minatore di San Francisco la canticchiasse, ma lasciandosi andare alla fantasia è divertente immaginarlo sgraziato e contento giocherellare con le sue pepite e fischiettare, ignaro del must culinario appena creato:

Oh! Susanna, Oh don’t you cry for me,

I’ve come from Alabama

Wid my banjo on my knee

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