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Musica e cucina: George Bizet e costolette Carmen

La vita di Georges Bizet fu davvero strana, a tratti, quasi stregata da una maledizione, ma ancora oggi celebrata nei teatri e nelle cucine.

Adolph Bizet lavorava come parrucchiere, la musica era la sua passione. Si dilettava a cantare e a comporre piccole opere. Quando incontrò Aimée, l’amore fu inevitabile. Anche per lei, la musica era una ragione di vita. Il matrimonio si celebrò nel 1837 contrariamente alla volontà dei familiari. Il 25 ottobre del 1838 nacque Alexandre CésarLéopold Bizet.

Nei suoi primi anni di vita, il piccolo Alexandre crebbe amato, circondato dalla musica, libero persino dal battesimo, che avvenne solo nel 1840, quando smetterà di chiamarsi Alexandre per essere Georges.

Intanto, lasciate forbici e pettine, Adolph Bizet divenne maestro di musica e anche il primo maestro del precoce Georges. Dopo le lezioni casalinghe, a soli 10 anni, Bizet venne ammesso al Conservatorio; quattro anni più tardi , vinse il primo premio alla gara musicale, anche grazie all’essenziale guida del maestro Antoine François Marmontel. “Nella sua classe , – gli scrisse in una lettera qualche anno dopo – uno impara le basi del piano; uno diventa musicista”.

Negli anni successivi, non ancora maggiorenne , Bizet lavorò alle sue prime ambiziose opere, tra cui la Sinfonia C, dedicata ad un altro dei suoi mentori, Charles Gounod.

Cresciuto d’età e musicalmente, nel 1856 partecipò al Prix De Rome, ma solo nel 1858 iniziò a godere di una cospicua borsa di studio, che gli permise di vivere tra Roma e Parigi, continuando a studiare, avviandosi alla carriera di compositore emergente.

Terminati i fondi della borsa, il giovane Georges si scontrò con la crudeltà del mondo lavorativo. Non riuscendo a guadagnare il necessario con le sue opere, trovò impiego come trascrittore presso un editore parigino. Fu il suo mezzo di sostentamento per quasi tutta la vita.

Da quel momento, il talento si scontrerò con una serie di difficoltà, depressione, manie di persecuzione e una moglie con seri disturbi mentali. La musica ne risentì. Andò in scena con nuove composizioni, ma immancabilmente la critica, piccole sfortune o un pubblico inappropriato, avvelenarono il suo entusiasmo. Dopo una vaga ripresa, nel 1873 iniziò a lavorare alla Carmen.

Fino al 1875 la storia e le musiche della seducente sigaraia, saranno per Georges Bizet l’unico interesse. La Carmen fu completata all’alba del 3 marzo, poco prima della sua presentazione.

Ne venne fuori un’opera d’avanguardia pura. Talmente d’avanguardia che il pubblicò la odiò. Dopo le prime pessime recensioni Bizet ebbe un esaurimento nervoso e finì su una sedia a rotelle. Si rassegnò al suo destino, accettando la Carmen come il simbolo della sua fallimentare carriera.

L’opera per motivi contrattuali continuò ad andare in scena. Il 3 giugno del 1875 , La Carmen era alla sua trentatreesima rappresentazione. Mentre il pubblico dell’Opera – Comique assisteva alla scena del “Trio delle carte”, al trentatreesimo tiro di tarocchi, la protagonista estrae la carta della morte. Nello stesso istante, nella sua casa, tra cause incerte, Georges Bizet esalò il suo ultimo respiro.

Al termine di quella replica, ancor prima che fosse nota la scomparsa del compositore, l’Opera venne applaudita come un capolavoro; grandi musicisti e intellettuali spesero parole generose. Conquistò tutti, persino Sigmund Freud, e le attenzioni dello Chef Auguste Escoffier.

Escoffier fu un cuoco prodigio. Iniziò la sua carriera a 13 anni. A 30 anni aprì il suo primo ristorante. La sua cucina conquistò Re e imprenditori. Fu un antesignano Gordon Ramsey, che rivoluzionò l’idea di ristorazione e di ospitalità contribuendo al successo dello stellato Ritz. La sua carriera sembrò segnata, oltre che dalla bravura, da una buona stella, che lo portò ad essere l’uomo giusto al momento giusto.

Di Escoffier sono state raccolte oltre 5000 ricette e 8 libri di cucina. Fortemente colpito dalla magistrale opera di Bizet, incantato dai ritmi dell’Habanera e il folklore dei toreri, lo chef decise di rendere omaggio eterno al compositore. Nacquero le Costolette Carmen. Si trattava di costolette d’agnello impanate e indorate nel burro. Terminata la cottura, venivano disposte su un piatto da portata, accompagnate da riso condito con piselli freschi e dadini di peperoncino dolce di Spagna. Il Menu Carmen, fu inserito all’interno de Les Livres des Menus pubblicato nel 1912. Un manuale che rivoluzionava il concetto del menù, inteso da Escoffier come “un raggruppamento armonioso di cibi, in modo da formare una leccorniosa orchestrazione”.

Scrive Friedrich Nietzsche, dopo aver assistito per la ventesima volta ad una rappresentazione della Carmen “…. Sopra quest’opera la fatalità sta sospesa; la felicità di essa è corta, fulminea, e non conosce dilazioni… Io non conosco altro esempio dove la tragica ironia che costituisce il nocciolo dell’amore sia stata espressa con tale severità, con formula così terribile come nell’ultimo grido di José: Oui, c’est moi qui l’a tuée, Carmen, ma Carmen adorée….”.

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