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Musica e cucina: Hai paura del Kipferl?

È Il nemico pubblico numero uno di questi giorni. Il mostro da prima pagina del food-gate italiano. Il re di tutti i lievitati: Il cornetto.

Proprio lui. Compagno di rilassate colazioni o goloso spuntino notturno. Lui, semplice o ripieno, dolce o salato, sotto il fuoco nemico delle inchieste. Burro o margarina? Miele o preparato al miele? Confettura o marmellata?

Lasciando gli intrighi culinari a chi di dovere, quello che qualcuno chiama pasta, e qualche altro brioche, o croissant o cornetto deve le sue origini a un vigile mastro fornaio e come ogni star che si rispetti la sua storia prima che di vaniglia, odora di ironia e libertà.

Sul finire dell’estate del 1683 il gran visir Kara Mustafa Pasha conduceva un esercito di 140.000 turchi all’assedio del cuore dell’Europa. Arrivati a Vienna combatterono duramente contro l’esercito avversario, che nonostante fosse in trincea con un numero inferiore di soldati, riuscì a preservare le mura della città.

Non riuscendo a sbloccare la situazione, il primo ministro dell’impero ottomano, stanco e in battaglia da mesi, ordinò di minare le mura della città. Aprirsi un varco e cogliere il nemico di sorpresa era il suo piano. L’esercitò ubbidì. Attaccarono di notte sperando di non essere scoperti.

I fornai però lavorando di notte, si accorsero dei rumori e fiutato il pericolo diedero l’allarme. Il piano ottomano venne sventato e rimandati i turchi a casa con una dolorosa sconfitta, Giovanni III Sobieski, re di Polonia, affidò a Peter Wedler il compito di suggellare la vittoria con un prodotto di pasticceria.

Wedler, allora, ideò un dolce dall’ impasto molto simile a quello attuale della pasta sfoglia, con acqua, farina, uova, lievito e zucchero, farcito di marzapane (albume, mandorle e zucchero). Quando giunse il momento di dare al dolce una forma pensò alla bandiera turca e scelse la “mezzaluna” (Kipferl in tedesco), come simbolo di quella vittoria. Spennellò di rosso d’uovo e spolverò con la granella di mandorle.

Con il matrimonio tra Maria Antonietta e Luigi XVI il dolcetto entrerà nella gastronomia francese, dopandosi di burro. Solo dai primi anni del 1900 il croissant appare nei libri di cucina dei cugini d’oltralpe.

Quasi immediata, invece, fu l’importazione del cornetto in Italia. I rapporti commerciali tra l’Austria e la Serenissima Repubblica di Venezia furono un ottimo veicolo. Dal Veneto alla Sicilia diverrà il simbolo della colazione del nostro paese.

Ed è così che finisce sotto inchiesta. Dopo tre secoli e mezzo di onorata carriera, il signore della pasta sfoglia sotto processo sulla rete nazionale perché Il miele non è miele o forse è Male di Miele.

William Burroughs, scrittore statunitense e Brion Gysin, pittore e poeta inglese, si conobbero in un ristorante di Tangeri, Le mille e una Notte – di proprietà dell’inglese. Galeotta fu la cena dalla quale partì un sodalizio artistico e affettivo dei padri del Cut –Up, nella cornice della Beat Generation .

Manuel Agnelli, ha circa 24 anni quando legge il loro libro. Ciò che più solleticò la sua curiosità fu la “casualità magica di quella tecnica”. Pur rimanendo colpito dall’ idea creativa ci mise un po’ a metabolizzarla. Da 4 anni aveva messo in piedi una band. Gli Afterhours. Il nome è un omaggio ai Velvet Underground e a quel brano che invocava vecchi bar notturni dove affogare la solitudine, la noia o il mal di vivere.

In questa fase iniziale della loro carriera gli Afterhours vantano ottime recensioni della critica italiana ed internazionale. Nei lavori pubblicati sino ad allora, demo, mini e un paio d’album, i testi sono cantati in inglese.

In un sogno di factory ispirato all’idea di Warhol, si mettono in gioco con i colleghi dell’underground nei primi (seppur fallimentari) esperimenti di autoproduzione con la Vox Pop. Nel 1995 con la pubblicazione di Germi si convertono alla lingua italiana. Due anni dopo, nel 1997 per la Mescal di Luciano Ligabue e Valerio Soave mettendo a frutto (anche) la tecnica di Burroughs, gli Afterhours di Manuel Agnelli, consegneranno alla musica italiana “Hai Paura del Buio”.

Considerato album – capolavoro della musica alternative rock italiana, negli ultimi anni ha fatto parlare di sé tra festival, premi e show. Tra le 19 tracce, “Male di Miele” viene considerata la “Smell Like Teen Spirit” italiana. Uscita un anno dopo la pubblicazione dell’album in un Ep in cui compare anche una cover di Bruce Springsteen, ad oggi la canzone, vanta ben 4 versioni e due ospiti con i fiocchi.

Il milanese, stravolge con Male di Miele la canzone d’amore. I riferimenti erotici, prendono nel testo il posto dei sentimenti e proprio la tecnica del cut-up gli permette di giocare tra allusioni e riferimenti.

Traghettando la band a uno step successivo e consacrandoli ad un pubblico molto più ampio, per Ezio Guaitamacchi, Male di Miele è una delle 1000 canzoni italiane che ci hanno cambiato la vita.

Nello stesso periodo dell’uscita del brano, Mina deciderà di inserire la cover di Dentro Marilyn, brano del loro precedente album, nel disco “Leggera”, ribattezzandolo “Tre Volte Dentro Me”.

Che si tratti di cibo o d’amore o di musica, forse ha ragione Gianni Monduzzi in Orgasmo e Pregiudizio: “Il Miele non mi sa di pulito. Dall’odore che ha, mi da l’idea che le api non si lavino i piedi”.

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