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Musica e cucina: Luisa Tetrazzini, diva e musa per ricette

A certe donne spetta un lusso: quello di essere muse. Luisa Tetrazzini lo fu, per uno chef.

Fiorentina, corpulenta, dall’animo rude, nasceva alla fine di giugno del 1871 e fu precoce nel mostrare la sua determinazione.

Era una sera del 1890 quando tutta la famiglia Tetrazzini si recò al teatro d’opera della città, il Pagliano – che poi diverrà il Teatro Verdi – per assistere all’opera di Giacomo Meyerbeer, L’Africana. Poco prima della prima, al direttore d’orchestra toccò il difficile compito di annunciare al pubblico che lo spettacolo non sarebbe andato in scena a causa di un improvviso malanno della protagonista.

Fu allora, che spavaldamente Luisa Tetrazzini abbandonò il suo posto di spettatrice e disse al maestro d’orchestra: “Conosco l’intera parte a memoria, posso sostituire la vostra protagonista, non è necessario che annulliate lo spettacolo di questa sera”. Poco dopo si compiva il suo debutto sul palcoscenico, all’età di 19 anni. Il giorno seguente, dopo l’entusiasmo suscitato dalla sua interpretazione, la giovanissima Tetrazzini firmò il suo primo ingaggio come soprano di coloratura.

Approdò a Roma, sul palco del Teatro Argentina, per poi arrivare alle altre province italiane, in Spagna, in Est Europa e in Sud America. Luisa Tetrazzini era ormai una vera star dell’opera.

Il suo tour canoro in giro per il mondo proseguì dal suo debutto fino al 1906. Anni che le consegnarono la fama di una diva, ma fu nei panni di Violetta che venne consacrata.

La Traviata non riscontò alcun successo il giorno del suo debutto alla Fenice di Venezia il 6 Marzo 1853. I protagonisti erano sbagliati. Fanny Salvini Donatelli, era particolarmente inadatta al ruolo di protagonista. Troppo vecchia, troppo lenta, troppo fuori tema per interpretare il tormentato amore di una bella cortigiana in fin di vita. Nonostante le ripetute obiezioni da parte di Giuseppe Verdi, la soprano, venne imposta da contratto.

Gli spettatori risero e la critica confermò i timori del Maestro che commentò “La traviata, ieri sera, fiasco. La colpa è mia o dei cantanti? Il tempo giudicherà”.

Tre anni più tardi, dopo aver messo nuovamente mani all’opera e al cast, il successo dell’opera fu clamoroso.

Fu Enrico Caruso a spingere Luisa Tetrazzini ad interpretare Violetta Valery, il magistrale personaggio verdiano con il quale ogni soprano di talento avrebbe voluto confrontarsi. La convinse, e nel 1907, la fiorentina, realizzava il sogno della sua vita. “Ora accade ciò che ho atteso per tutta la vita, sin da quando ragazzina allietavo il cuore di mia madre cantando l’opera mentre pulivo le scale della mia casa di Firenze. Londra Chiama! [… ] Sarò sul palco del Covent Garden, il famoso teatro d’opera dove i più grandi cantanti dello scorso secolo e di oggi hanno trovato il trionfi” scrisse in proposito nella sua autobiografia.

Il palcoscenico e il pubblico del Covent Garden furono generosi con Luisa Tetrazzini. Libando i lieti calici e raccontando con la sua straordinaria voce l’amore per Alfredo, ottenne il tanto sospirato trionfo.

Sempre nei panni di Violetta, arrivò all’ Oscar Hammerstein Opera Company a New York, e lì, conquistò l’America e il cuore di uno chef.

Mr. Pavani lavorava per il Knickerbocker Hotel , “un hotel da Fifth Avenue a prezzi di Broadway”, aperto nel 1906 e diventato presto ritrovo degli artisti e intellettuali dell’epoca. Enrico Caruso era un gran frequentatore del Knickerbocker Hotel e ci portò la Tetrazzini dopo lo spettacolo newyorkese. Quando Pavani incontrò la soprano ne rimase folgorato e in onore di quella Violetta che aveva lasciato senza respiro tutti gli uomini americani, corse in cucina e preparò la cena.

La Chicken Tetrazzini fu l’omaggio culinario che Pavani dedicò alla cantante. La raccontò attraverso abbondante e vellutata crema di burro con salsa di parmigiano e vino bianco che irrorava funghi freschi, tocchetti di pollo arrostiti, verdure saltate e fumanti spaghetti, il tutto servito in un invitante timballo.

Così come la diva dal quale traeva il nome, il Chicken Tetrazzini divenne un successo culinario sin dal primo assaggio. Ancora oggi, il piatto è considerato un must nella storia della cucina americana e risulta quasi totalmente sconosciuto in Italia.

Luisa Tetrazzini si spense nel 1940, la sua vita anche fuori dal palco fu eterna e prepotente. Divenne l’icona dell’opera, eppure, non cantò mai al Teatro alla Scala di Milano a causa di un profondo astio con Arturo Toscanini. Fondò una scuola di canto e anche durante il suo inverno, fece del suo carattere il maggior talento. Ad ogni complimento che le ricordava la gioventù andata, rispondeva: ”Sarò grassa, sarò vecchia…ma sono pur sempre la Tetrazzini!”

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