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Musica e cucina: Pink Martini e Chikin Ramen

È il 1994. Bill Clinton è il 42esimo presidente degli Stati Uniti d’America e quell’anno si svolgevano le elezioni di metà mandato della Casa Bianca.

A Portland, in Oregon, Thomas M. Lauderdale lavora da anni in politica. La personalità accesa e l’impegno professionale sono doti eccellenti per un candidato. Quell’anno, Thomas accettò la candidatura e iniziò la sua corsa come sindaco della città.

Come ogni candidato che si rispetti, presenzia alle raccolte fondi per la sua campagna elettorale. Prende parte ai primi raduni e incontri con elettori e possibili finanziatori. La noia di quegli eventi lo scosse.

Non era colpa delle brillanti conversazioni e nemmeno della compagnia. Non era noioso il cibo che veniva servito, tantomeno il Martini che copioso veniva offerto. Era quel qualcosa che non riusciva a spiegarsi, poi posando lo sguardo sull’orchestra fu folgorato: era colpa della musica.

Mancava di smalto, di quella frizzante ironia necessaria per smorzare discorsi d’affari. Serviva qualcosa che fosse lounge, ma abbastanza jazz, volutamente vintage e di carattere internazionale. E dato che chi fa da sé fa per tre, Thomas M. Lauderdale decise di tornare a sentirsi un pianista e fondò una piccola orchestra. La chiamò Pink Martini. Il suo impegno politico sarebbe stato occuparsi dell’intrattenimento durante le raccolte fondi, proponendo uno stile musicale raffinato e divertente, popolare si , ma ricercato.

Al Martini, però mancava l’oliva e fu così che China Forbes, ex studentessa di Harvard e compagna di corso di Thomas entrò nel gruppo. Il talento straordinario della nuova entrata, oltre quello canoro, fu la squisita capacità di poter cantare in oltre 15 lingue. Era perfettamente in grado di cantare dall’italiano al portoghese, dal croato al francese, dal turco al giapponese senza la necessità di studiare la lingua madre.

I Pink Martini attraversano con la loro musica una vastità di generi. Il panorama musicale proposto spazia dalla musica popolare al bel canto italiano ed ancora i classici dei cult movie come “Gilda” o la chanson francese. Un repertorio riproposto e arrangiato in chiave frizzante, orchestrale e assolutamente originale nonostante si tratti quasi sempre di “cover”.

Nella loro continua ricerca musicale che li vede affiancare nello stesso arrangiamento Debussy e I Mamas& Papas o sonorità brasiliane sulla dance degli Abba, arrivano fino al Giappone e alla sua musica.

E’ l’autunno 2011 quando la piccola orchestra Pink Martini realizza in occasione dei 18 anni di carriera due album il primo, “A Retrospective”, che riunisce i loro migliori successi e poi, “1969” in collaborazione con Saori Yuki, la più importante artista pop giapponese. L’album è un omaggio alle grandi hit di quella annata. Riscuote straordinario successo in tutto il mondo, un disco di platino e il secondo posto nella Japanese Chart.

L’incontro tra Pink Martini e Saori Yuki avvenne qualche anno prima, quando la pop star giapponese ascoltò la cover di Taya Tan presente in un album del 2007 dell’orchestra, hit che nel 1971 consegnò alla giovane Yuki il successo.

Sarà il Japanese Times a fissare in una recensione dell’album “L’amore e il rispetto che Pink Martini e Saori Yuki provano verso la musica popolare giapponese, risplende di brano in brano”

Momofuku Ando nasce a Taiwan. Durante la seconda guerra mondiale viene naturalizzato cittadino giapponese. Avrebbe compiuto nel marzo scorso 105 anni e di certo quando ebbe la sua geniale idea, subito dopo il secondo conflitto mondiale, non immaginava che sarebbe esistito Google e tantomeno che un giorno, il colosso di internet , gli avrebbe dedicato un Doodle.

Il signor Ando è un uomo di impeto, è lungimirante e crede che un po’ di zuppa sfamerebbe il mondo. Non una zuppa qualunque, ma il Ramen.

A base di tagliatelle, brodo e verdura, è una zuppa tipicamente orientale, più che giapponese, ma si considera tale da quando il signor Ando ci mise su le mani. Conosciuto fino al 1950 come shina soba, cioè soba cinese, proprio perché originaria dei cinesi, il piatto cambierà in seguito il suo nome in Ramen. Ed anche qui si sprecano le leggende e le teorie sulla vera origine e il significato del nome.

La rivoluzione del cibo in Giappone, avvenne quando Momofuku Ando pensò:«E se esistesse una zuppa in scatola, che non necessiti di lunghe cotture e ricordi nel gusto la ricetta originale?».

Si mise a lavoro. Preparò un Ramen in brodo di pollo e lo divise in ugual misura in sacchetti di cellophane. Era il 1958. Nasceva il Chikin Ramen. Prima zuppa istantanea della Nissin Food fondata da Momofuku Ando.

Nel 1970 la Nissin Food sbarca negli USA con il Top Ramen e non contento di essere arrivato nei vari continenti del mondo, il Signor Ando, guardò oltre. Lo Spazio. Nel 1990 nasce lo Space Ram e nel luglio del 2005 sullo Space Shuttle Discovery, il Ramen di Momofuku Ando approderà tra le stelle.

Ando, si spegnerà all’età di 96 anni confidando al New York Times di aver realizzato il sogno della sua vita portando il suo adorato cibo nello spazio.

In suo onore oltre agli omaggi di Google, nasce ad Osaka un intero museo dedicato alla pietanza e al suo inventore.

Secondo la rivista Lucky Peach che nel 2000 ha stilato una classifica delle migliori invenzioni del 20 secolo, il ramen istantaneo rappresenta la migliore innovazione del secolo. L’azienda messa in piedi da Ando, fattura ad oggi 3 milioni di euro l’anno.

“YumewoIdaku” è un modo di dire giapponese e nella nostra lingua si traduce “Abbracciare un sogno”, ovvero l’ingrediente perfetto di ogni successo.

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