Home > Rubriche > Musica e Cucina > Musica e cucina: sapore di mare

Musica e cucina: sapore di mare

I Virginiana Miller mossero i primi passi nella discografia italiana, giusto in tempo; quando le indies erano ancora poche e i feroci “anni zero” non si erano abbattuti sulla musica indipendente.

Nei primi cinque anni della loro gavetta, produssero un demotape che li condusse alle Finali del Premio Tenco e al concorso “Fare Musica”. Poi un giorno accadde la svolta. Era il 1996 e con Tutti al Mare, i Virginiana Miller stuzzicarono la curiosità di Paolo Bedini. Bedini era al tempo un manager musicale di grande intuito. Da alcuni anni gestiva l’etichetta discografica Baracca & Burattini, quella che nel 2000 porterà al successo tra gli altri anche i Baustelle con Sussidiario Illustrato della Giovinezza.

Seppur in linea con il movimento alternativo che si faceva largo tra le hit da mainstream, la canzone dei Virginiana Miller, stupì per la descrizione romanzata di un giorno di mare, raccontato proprio come se fosse una storia. In poco più di tre minuti di canzone si tessevano i caratteri e le peculiarità dei personaggi che si incrociano tra bagni e spuntini. Una calda malinconia mista ad insolita ironia, scandiva la giornata nel testo letterale e vivo scritto dal  frontman Simone Lenzi. Il discografico fu catturato da quella novità compositiva che faceva volutamente il verso a brani come quello di Gabriella Ferri, da cui prende in prestito il titolo, e le parole di Gino Paoli citate più volte come “rima micidiale”.

La band aveva qualcosa di assolutamente figlio del suo tempo e allo stesso tempo genuinamente provinciale. Un anno dopo sotto l’etichetta Baracca & Burattini viene stampato l’album Gelaterie Sconsacrate, esordio dei Virginiana Miller. I novelli rocker vantarono nel loro debutto la partecipazione artistica durante la fase di arrangiamento di Giorgio Canali, all’apice della sua carriera con i CSI.

Vennero considerati la band rivelazione dell’anno. Anche la critica fu generosa. Gelaterie Sconsacrate aveva aperto all’interno della musica alternativa una nicchia folckeggiante e ironica, fortemente influenzata dal cantautorato italiano nei versi di Lenzi e dal rock anglosassone nelle chitarre e nella ritmica.

Senza poterlo immaginare i livornesi conquistarono con quel racconto di sapori e malumori estivi lungo 12 pezzi un posto nel rock italiano.

Con la ristampa del disco nella versione vinile e arrangiato post anni 2000, Gelaterie Sconsacrate è entrato di diritto tra le pietre preziose del rock alternativo italiano.

Quando Veronesi ascoltò l’album non seppe resistere nel riversare nella critica del disco, tutto l’entusiasmo che quell’esordio suscitò in lui. Così sul numero 94 di Repubblica del 26 marzo del 1997, nella rubrica Musica! Sandro Veronesi titolava “Miracolo a Livorno” la sua recensione; tra le righe dell’articolo “ …è il disco italiano che stavo aspettando da vent’anni. […] questi sei ragazzi hanno messo su un impasto di svaccatezza tirrenica e lucentezza anglosassone che lascia sbalorditi. Sono stati capaci, cioè, di coniugare insieme tutto ciò di cui si sono nutriti nella loro giovinezza, inventando una specie di british-labronic mood che sfonda il muro del provincialismo contro il quale tanti altri, tentando operazioni simili, si sono sfranti: e partendo dal loro piccolo mondo di balconcini affacciati sul mare e, appunto, di gelaterie sconsacrate, irrompono nel grande mondo del rock, quello universale e sostanzialmente apolide che ai gruppi italiani è sempre sembrato precluso.

Un altro toscano, un po’ più birichino, aveva nel 1351 terminato il suo Decameron e testimoniato nella novella VII, l’esistenza , già nel medioevo, di un piatto che Giovanni Boccaccio chiama “Pan Lavato” ma sulle tavole di tutta Italia è conosciuto, a giorni nostri, come Panzanella.

Anche alla corte medicea veniva servito e per il pittore detto “il Bronzino” chi vuol trapassar sopra le stelle en’tinga il pane e mangi a tirapelle. Un’insalata di cipolla trita colla porcellanetta e citriuoli vince ogni altro piacer di questa vita. Da oltre 500 anni la ricetta di base per un’ottima panzanella è proprio quella scritta dal pittore.

Nato nelle povere cucine fiorentine, il pan lavato era un vero e proprio piatto di recupero. Si bagnava il pane raffermo e lo si condiva con le erbe disponibili nell’orto. Era reso godurioso principalmente per la presenza della porcellanetta, erba selvatica di cui si sono perse le tracce. Poi toccò ai marinai appropriarsi di questa specialità. Il pane toscano acquisiva sapore salino dopo esser bagnato con l’acqua di mare e i pomodori importati dalle Americhe arricchirono la ricetta, diventandone uno degli ingredienti principali. Pare che il suo nome tragga spunto dalla “panzana” cioè la frottola, perché ingannava la fame nonostante la sua semplicità.

La sua natura fresca e marittima fece approdare la panzanella sulle tavole estive ripulita dalle umili origini e si trasformò in un must culinario della Toscana. Ogni provincia, nel corso dei secoli vorrà attribuirsi la maternità della ricetta e degli ingredienti, ma saranno le Marche ad omaggiare il famoso piatto. Dal 1968 una sagra che si svolge a ridosso di ferragosto festeggia la panzanella in tutte le sue varianti.

Buona nuotata in questo “Tirreno” musical – culinario.

Scroll To Top