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Musica e intrighi sul lago

Sei settimane di lavorazione per trasporre in immagini il senso di una ricerca meticolosa e tenace durata sei anni. Tanto c’è voluto al regista Paolo Benvenuti e ai suoi allievi della scuola di cinema Intolerance per arrivare a scoprire la chiave di un mistero durato cento anni, nato intorno alla figura del grande compositore toscano Giacomo Puccini. Il risultato è “Puccini E La Fanciulla”, film prodotto in collaborazione con la Fondazione Festival Pucciniano e la Mediateca Toscana Film Commission, presente alla 65. Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Fuori Concorso. L’anteprima mondiale del film, già fissata per sabato 30 agosto alle ore 17 nella Sala Grande del Palazzo del Cinema, profuma di evento: la proiezione sarà infatti preceduta dal filmato inedito “Un Giorno con Puccini – Torre del Lago, 1915″, un reperto di cui il regista toscano è venuto in possesso in modo rocambolesco.
Alla conferenza stampa della 65. Mostra abbiamo incontrato Benvenuti, che ci ha raccontato una vicenda appassionante in un’intervista esclusiva.

Paolo, il tuo Puccini è finalmente pronto. Sei anni dietro a un mistero che parte da un fatto di cronaca nera del 1908. Sembra però che il film vada oltre questa storia, per raccontare ben altro mistero: quello che alimenta il legame tra vita vissuta e creazione artistica.
È vero. Quello che ha spinto me e i ragazzi della mia scuola di cinema a indagare sul suicidio della cameriera al servizio della famiglia Puccini, da sempre creduta l’amante del Maestro, è un’intuizione che parte dalla consapevolezza che i libretti che ispiravano le melodie pucciniane contenevano personaggi femminili somiglianti alle donne conosciute e frequentate dal musicista nell’arco della sua vita. Volevamo provare che la nostra ipotesi era giusta: contrariamente a ciò che tutti hanno sempre creduto, la Minnie de “La Fanciulla del West” non era ispirata alla cameriera Doria Manfredi, ma alla cugina di lei, Giulia, una ragazza bella, forte, indipendente, capace di tener testa a qualsiasi uomo, e locandiera di una trattoria sul lago che sembrava una specie di saloon, sempre piena di cacciatori. Era lei l’amante di Puccini.

Il modo in cui siete arrivati a dimostrare questa intuizione ha davvero del romanzesco.
Sì. Abbiamo saputo che nel 1923 Giulia aveva messo al mondo un figlio e lo aveva abbandonato a Pisa. L’ho trovato all’anagrafe, tale Antonio Manfredi, morto nel 1988. Sono riuscito a contattare sua figlia Nadia, e quando mi sono presentato dicendole “Ma lei lo sa che potrebbe essere la nipote di Giacomo Puccini?”, mi deve aver preso per matto. Col tempo ho cominciato a frequentare meglio tutta la famiglia e a raccogliere informazioni. Anche le foto che mi hanno mostrato di Manfredi mi hanno aiutato: una somiglianza impressionante con Puccini. Insomma a forza di fare domande sono riaffiorati dei ricordi che mi hanno poi condotto al ritrovamento di una valigia che era rimasta chiusa nella cantina di famiglia per anni. Dentro c’erano pacchi di lettere, anche legali, sull’affaire Puccini-Giulia Manfredi, e soprattutto sulle vere cause che avevano spinto Doria al suicidio, vale a dire le accuse infamanti della moglie di Puccini Elvira, che non aveva capito che Doria era solo un’intermediaria tra sua cugina e il musicista.

Nella valigia non c’erano solo lettere però..
No, anche due vecchie scatole da biscotti, di quelle grandi e rotonde, di latta. E dentro due pellicole. Che meraviglia quando, presane una in mano e messa controluce ho scorto una figura baffuta seduta al pianoforte!

E veniamo quindi al filmato inedito che precederà la proiezione del tuo film il 30 agosto a Venezia, e sarà accompagnato da un’esecuzione dal vivo al pianoforte. Anche il film presenta una colonna sonora di sola musica. Niente dialoghi. Le immagini parlano da sole?
Certo. Un luogo come il Lago di Massaciuccoli basta e avanza a trasmettere le sensazioni che volevo comunicare. Per me è un paesaggio prima di tutto interiore: sono i miei colori, le mie atmosfere, ricordano la pittura dei macchiaioli e degli impressionisti.

Il Direttore Müller poco fa ha parlato dell’importanza del cinema nomade. Sembra che per te per fare buon cinema basti tornare a frequentare i posti delle proprie origini.
Assolutamente. Il processo creativo può essere stimolato dai luoghi in cui si sceglie di vivere perché si sentono nostri. È quello che accadeva a Puccini quando componeva le sue opere, ispirato in parte dai suoni del lago.

E tuttavia pare che “Puccini e la Fanciulla” ti porterà in giro per il mondo nei prossimi mesi. L’hanno già prenotato in America, non è così?
Sì, a New York è in programma il 15 novembre una proiezione al Lincoln Center, organizzata dalla New York University nell’ambito delle celebrazioni di quest’anno per i 150 anni dalla nascita di Puccini. Il film sarà poi seguito da un’ intera retrospettiva di tutte le mie pellicole. Negli ultimi giorni di lavorazione del film poi, anche grazie ai contatti del circuito pucciniano, si è fatto avanti il Giappone, dove pure vorrebbero organizzare una rassegna a partire proprio da “Puccini e la Fanciulla”.

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