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Musica INDIEspensabile | Frah Quintale: “Indipendenza è avere consapevolezza di sé”

Nuovo anno e vecchie abitudini del venerdì, ritorna la rubrica più attesa del web sulla musica INDIEspensabile. Primo ospite dell’anno è Frah Quintale, fenomeno del momento, reduce da un successone col suo album di esordio da solista “Regardez Moi” e in pieno tour con date che raggiungono o comunque sfiorano costantemente il sold out. “Non serve un bisturi per fotterti il cervello, può bastare anche la magia di un ritornello che si ferma per un anno nella testolina, non puoi farne a meno e prendi un’altra medicina. La radio questo lo ha studiato già e per tutta la giornata lo trasmetterà!” recita una canzone, e molti progetti discografici attuali sembrano seguire spesso questo filone, quello della passabilità in radio più che dell’originalità.  Di questo album da esordiente solista di Frah nella recensione ad esso dedicata abbiamo messo in luce diverse criticità, e da queste partiremo con il nostro ospite per capire il suo punto di vista e le sue scelte, e per iniziare ad indagare un nuovo filone della musica indipendente, quello della trap.

Ciao Frah, benvenuto nella rubrica più attesa del venerdì del web: musica INDIEspensabile. Una prima domanda accomuna tutti i miei ospiti: cos’è per te l’Indie e cosa si riesce a mantenere ancora indipendente?

Indie è avere una libertà di scelta fuori dal mercato che – attualmente – è trito e ritrito. È riuscire a pensare, scrivere ed agire fuori dagli schemi dettati da altri meccanismi. Più che dirti cosa si riesce a mantenere ancora indipendente  perchè è difficile per me riuscire a dirlo considerando che ognuno di noi è dipendente da qualcosa, preferisco dirti cos’è l’indipendenza – anche fuori dal mondo musicale – per me, è avere la consapevolezza di sè.

Parliamo a questo punto di “Regardez Moi” e di indipendenza. Ti muovo subito una critica: il disco suona bene, è fresco, innovativo, uno street pop che strizza l’occhio alla trap a modo tuo, senza parolacce, va oltre il dogma del rap nei temi e nel linguaggio, ma nella sua genesi ci ho letto dicotomia. Mi spiego: sostieni di aver avuto l’esigenza di fare questo percorso solista e quindi di “uscire l’album”, ma contemporaneamente i testi sono stati scritti durante l’anno di creazione dell’album e trattano persone e tragitti compiuti in questa fase compositiva. Non funziona che un artista esce l’album già con del materiale in mano?

Diciamo che non era mia intenzione utilizzare questo materiale per farne un disco, ma produrre questo materiale per mera esigenza di raccontare come è stato per me cambiare città, passare da una realtà circostanziata come Brescia a una realtà amplificata e metropolitana come Milano. Ho creato così questa playlist che era un diario di bordo di questa nuova avventura, i suoi riscontri positivi sia nel pubblico che nella sua stessa produzione hanno portato alla sua naturale evoluzione, cioè l’album. Diciamo che non è nata al fine di, ma il fine lo ha raggiunto in maniera spontanea.

Torniamo sul tema centrale della rubrica che è l’indipendenza. Questo album è stato anticipato da una playlist spotify “Lungolinea” in cui hai inserito messaggi vocali inviati a produttore ed entourage, provini di brani, brani già incisi, sicuramente hai creato attesa, pathos e curiosità nei fans che sono arrivati “pronti” al lancio dell’album, ma hai potuto avere un “applausometro” h24 e monitorare l’interesse dei fans. Si può dire che hai messo le mani avanti e la track list hai lasciato che la decidesse la tua fan base.A quanta  poca indipendenza artistica hai lasciato spazio?

L’unico pezzo scelto “da fuori”, cioè dal pubblico, quindi dall’utente finale, è stato “Accattone”, il resto sono  scelte di produzione. Il discorso che fai tu, così come le tue perplessità non sono del tutto infondate. Io caratterialmente sono un forte insicuro, ho sempre bisogno di conferme, questa playlist è stato un esercizio mio per superare alcune di queste mie criticità caratteriali, posso dire che sta funzionando.

frah_LAVANDERIA017Tu vieni da un progetto artistico che ha mosso passi importanti nella realtà nostrana – I Fratelli Quintale – molto conosciuti soprattutto nel bresciano, cioè nella tua terra, ed anche nel resto d’Italia. Non è che l’arrivo nella metropoli, il confronto con molti altri artisti, la larga concorrenza e la realtà su larga scala ti ha spaventato e hai  lasciato questa patata bollente al tuo pubblico per paura di bruciarti il progetto solista sul nascere?

Spostarci qua è stato un passo fondamentale per entrambi. Sicuramente arrivare in una realtà così metropolitana ha avuto un impatto importante sia umanamente che professionalmente. A Brescia avevamo una fanbase molto forte, a Milano è significato ripartire quasi da zero. Questa situazione mi ha spaventato sì,ma anche molto stimolato.

Questo album sembra uno specchio generazionale, soprattutto in “Branchie” riesco a vedere lo specchio di una società liquida che galleggia, non affonda, nonostante le onde di insicurezza economica e sociale che la circonda, grazie al fatto che “ha scelto da sola la propria strada e nessuno ha deciso per loro”… è il brano più indipendente nei contenuti dell’album – a mio avviso. La tua qual è?

La mia è decisamente “Nei treni la notte”, è la canzone più sentita, direi quasi uno sfogo, un flusso di coscienza. Indipendentemente dal valore emozionale che il testo contiene, mi sento fortemente legato a questo brano perchè si slega proprio dal mio modo di scrivere e il risultato per me è stato molto di impatto.

E la canzone più indipendente che hai mai scritto o che vorresti scrivere?

Fino adesso è ancora “Nei treni la notte” sia a livello di maturità che di produzione. È mia sin dagli albori.

Da qualche puntata questa rubrica si è implementata di un gioco che vede protagonisti artisti che coinvolgono altri artisti, una sorta di telefono senza fili. Ti do la possibilità di lanciare un appello ad un tuo collega indipendente extra scena milanese (puoi guardare alla scena romana, alla bolognese, alla napoletana…) e individuare un rappresentante a cui inviare un messaggio, una nota di stima, un vaffanculo, chiedere un featuring, io proverò a sentirlo ed aprirò la sua intervista con il tuo appello. Chi scegli e cosa senti di dirgli?

Bellissima questa occasione. Decisamente Giorgio Poi, è una persona così internazionale, lui è quello che alza l’asticella nel mondo musicale. Che messaggio mi sento di inviargli? “Giorgio, cerchiamo di beccarci presto innanzitutto e mi piacerebbe anche molto riuscire a fare una sessione di studio insieme”.

E che messaggio indipendente vogliamo inviare ai tuoi fans?

Quello che cerco di comunicare è “costruire la propria realtà e farlo sempre con la propria testa”. Questo è quello che ho sempre fatto io come persona e che consiglio di fare a chi mi segue.

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