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Musica INDIEspensabile | Germanò: “Nella creazione c’è tutta l’indipendenza”

Nuovo ospite della nostra rubrica del venerdì Musica INDIEspensabile è Germanò cantautore appartenente alla famiglia “Bomba Dischi”. Ormai noto alla scena cantautorale, Alex D’Andrea ci racconta cosa per lui è indie nel vasto mondo della musica.

 

Ciao Alex, benvenuto nella rubrica Musica INDIEspensabile del venerdì. Domanda obbligatoria: che cos’è per te l’indie e cosa si mantiene ancora indipendente?
 Che cos’è l’indie?

Non saprei, quando ho iniziato a fare musica, frequentavo un negozio di musica a Frosinone e mi fu spiegato cosa fosse l’indie- rock e quindi per me è quello. Attualmente indipendente è solo quello che si finanzia da sè, quindi nessuno si mantiene totalmente indipendente.

Hai vissuto molti anni all’estero ed hai dichiarato di rifuggire dalla musica ed essere stato sempre alla ricerca di un lavoro “serio”. C’è secondo te un lavoro più indipendente dell’artista?


No, non penso ci sia.  L’artista a trecentosessanta gradi è la cosa più indipendente. E’ la cosa che assomiglia meno ad un lavoro. Ovviamente c’è da distinguere il lavoro creativo dal lavoro artistico, nella creazione c’è tutta l’indipendenza.
Restando ancora sul discorso estero, quanto lo trovi diverso e più omologato il nostro scenario musicale rispetto al mercato mondiale?
Secondo  me è omologato nel momento in cui proviamo in cui proviamo ad essere ciò che non siamo. La scena attualmente la trovo molto eterogenea se sai ben cercare, tipo nel “Fanfulla” del Pigneto o “Il Verme”, a livello discografico invece la realtà mediatica è molto omologata. 
L’attenzione delle webzine, delle TV, delle radio sull’indie e su tutta la scena è molto omologata.

Hai dedicato un brano alla piazza del tuo quartiere di origine – Trastevere – ed il brano è “San Cosimato”. Quanto ti ha influenzato vivere in quei borghi così artistici e storici nella tua essenza musicale?


Il fatto di essere cresciuto in un posto ti segna sempre. Nel caso di Trastevere è il quartiere più bello che abbia visto in assoluto. E’ molto artistico, caotico si, ma riesce a conservare ancora l’essenza di come lo  ricordo io nella mia infanzia, in piazza San Cosimato, appunto.

Nella canzone “Mezzanotte meno dieci” accenni ad una storia fra due persone che si “usano” per riempire il silenzio delle proprie serate ma ne farebbero volentiero a meno, e lo fai usando l’escamotage delle conversazioni whatsapp. Quanta indipendenza nei sentimenti si conserva ancora nella nostra generazione?


Questa è davvero una bellissima domanda. C’è molta indipendenza, anche troppa, sia per ambizione (si tende sempre a volere qualcosa di meglio), sia per paura di legarsi. Adesso le relazioni le viviamo molto diversamente, per mentalità, per abitudini, per fretta, rispetto alle generazioni del passato. Quindi mai come in questo momento l’indipendenza c’è, ma è estrema.

I social network hanno cambiato senz’altro il rapporto fra l’artista e il suo pubblico. Questo contatto h24 non pensi possa influenzare l’artista nelle sue scelte avendo a disposizione un applausometro sempre in vista?


Secondo me molto. Mi spaventa questa cosa che l’artista pubblica un album, una news e un fan – sicuramente in buona fede – chiede di un nuovo album. C’è tanta frenesia e accelerazione. Chi fa la musica la sente questa pressione e si sente in dovere di doverli accontentare.

Nel tuo sound c’è molta influenza del passato: in quale decennio ti sarebbe piaciuto nascere per esprimere al meglio la tua arte al passo coi tempi?


Mi sarebbe piaciuto avere vent’anni negli anni ’80.

Qual è l’appello più indipendente che ti senti di inviare ai tuoi fans? 


Più che un appello è un grazie. Grazie a chi si mette li ad ascoltare il mio disco e lo fa capendo il senso che io ho cercato di dargli.

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