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Musica INDIEspensabile | Giancane: “L’indie è il nuovo pop”

Ed eccoci al giorno più atteso della settimana da tutti gli INDIEpendenti lettori di LoudVision, è il giorno della rubrica più INDIEspensabile del web. Il tema di oggi è quello di come è  cambiata, se è cambiata, l’indipendenza nei vari decenni. C’è chi ha vissuto in musica tre decenni, i famosi ottanta, i novanta dei Dj e Producer e i millennials. Giancane che ha attraversato tutte e tre le realtà, essendo nato nel 1980, ha pubblicato esattamente sette giorni fa un album “Ansia e Disagio” che mette in luce la duplice anima di quel decennio evidenziandone “lustrini ed ombre”, e descrive i due stati d’animo più rappresentativi degli anni duemiladieci e successivi, l’ansia e il disagio. Se qualcuno diceva che la storia si ripete e che le fasi sono cicliche, questo Giancarlo lo ha musicato ricordandoci come questo ritorno inconsapevole agli anni ’80 (da cui Agnelli preannunciava che non ne saremmo usciti vivi) stia facendo da padrone.

Ciao Giancarlo, benvenuto nella mia rubrica “musica INDIEspensabile: autori fichi da avere nel proprio Ipod”. Una prima domanda accomuna tutti i miei ospiti: che cos’è per te l’INDIE e cosa riesce a mantenersi ancora INDIPENDENTE?
Indie è il nuovo pop, ogni cinque anni la musica popolare cambia nella sua forma, si copre di un vestito nuovo, questo è il quinquennio del Pop- Indie. E’ un po’ il trampolino di lancio per uscire dal sottobosco della non fama e arrivare alla popolarità, al pop appunto.
Chi è ancora indipendente secondo me? Ti rispondo ancora in musica, attualmente penso che il più indipendente in assoluto sia Coez.

Sta per uscire (anzi quando sarà on line questa chiacchierata ormai sarà già uscito) il tuo ultimo album da solista “Disagio”, un album con un artwork molto particolare di cui parleremo poi, in cui spieghi con due termini “Ansia e Disagio” gli anni ’80, smontandone il mito assoluto. Eppure sono il decennio che segue i ’70, anni di assoluta indipendenza. Cosa pensi sia successo per rovinare un’intera generazione?
Sono successe davvero tante cose in quegli anni, di preciso quale sia stato il motivo o la cosa che ha rovinato intere generazioni non te lo so dire, ma so che ci sono state molte cose che nell’insieme hanno reso quegli anni molto più bui di quanto a oggi si vogliano descrivere. C’era l’eroina, e ce n’era molta più di quanta ne gira oggi ed era davvero dietro ogni angolo e sotto gli occhi di tutti, c’erano poi i lustrini e lo sfarzo della città da bere. E poi c’era chi doveva cercare di sopravvivere adattandosi ad entrambi gli ambienti. Erano anni davvero confusi.

“Avete rotto il cazzo con questi anni ’80”, inizia così il singolo Limone, il cui videoclip è stato prodotto dall’eclettico Chef Rubio che non si limita a cucinare ma fa reportage del 6 Nazioni di Rugby, ha un canale YouTube in cui propone le sue ricette nel linguaggio dei segni ecc… E’ un video molto realistico, descrive una Ostia stile “Zoo Di Berlino” che, nell’immaginario collettivo, si contrappone alla Roma bene. Una doppia anima alla “Gabriele e Aureliano” di Suburra và. Quanto l’essere di periferia ha contribuito al tuo essere un artista indipendente?
Beh davvero tanto. Pensa che io sono quella via di mezzo di cui ti parlavo proprio qualche secondo fa. I miei genitori si sono separati quando io ero molto piccolo e dunque vivevo quattro giorni a settimana a Roma centro, frequentavo le scuole a Prati, quartiere estremamente “in” e quindi vivevo tra i “lustrini” di cui sopra, e i restanti tre giorni – il week end – lo trascorrevo con mio padre ad Ostia, quartiere molto più in vista per la droga e il malaffare. Questa combo mi ha sicuramente influenzato a livello artistico ma lo ha fatto perchè ha inciso su di me come persona, essendo vissuto sempre al limite fra due realtà così diverse fra loro in me convivono bene entrambe le anime.

Adesso continuo utilizzando una tua citazione per aprire con te una polemica: “Ciao sono Giancane, e non sono un cantautore di merda anche se non ho un cognome come Annalisa o Emma che è Marrone… ma ti canto le canzoni guardandoti negli occhi e spiegherò le ali per volare via lontano e pisciarti in testa piano”. Un po’ il senso di questa rubrica è cercare di chiarire le differenze fra Indie e Mainstream, e i Talent e Sanremo – lo si sa – sono IL mainstream. Tu ci vai giù pesante nel sottolineare la tua NON appartenenza alla seconda categoria…
Innanzitutto rassicuriamo i fans che ho un cognome ce l’ho anche io. Battute a parte, sì sì, ci sguazzo in questa non collocazione. Io voglio fare questo, voglio poter scrivere i pezzi usando le parolacce, voglio potermi sentire libero di fare le canzoni come piacciono a me e non come vogliono le radio. Magari domani l’uso delle parolacce diventerà un must, e conoscendomi io smetterò di usarle, perchè sono così, sono in controtendenza su tutto per indole.

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Come solista per adesso sei a due album: “Una Vita Al Top” – di cui abbiamo citato “Ciao sono Giancane” e l’ultimo lavoro “Ansia e Disagio”. Oltre alla tua dissacrante ironia, alle sonorità folk e al cantautorato non ostico ma diretto, questi due lavori hanno anche un’altra cosa in comune: l’artwork. Il primo è confezionato come il noto packaging delle Sottilette, il secondo è una vera e propria Settimana Enigmistica. La tua indipendenza la possiamo riscontrare nella tua originalità?
Ma anche il primo EP, Carne, aveva un suo packaging originale, l’album era racchiuso in una vera e propria confezione della carne, ed ero io stesso ad impacchettarne un tot di copie prima di ogni live. Dunque direi proprio di sì, il disco è un oggetto e in quanto tale più è bello, più è accattivante. Le grafiche sono importanti, vedi ad esempio i Velvet Underground che hanno utilizzato la celebre banana di Andy Warhol per la loro copertina e quel disco ha fatto la storia. C’è della cura artistica nei miei artwork pari quasi a quella della realizzazione del disco stesso.

Grazie al format  web “Kabuhm” che prevede che due artisti vengono chiusi in una stanza in cui trovano una busta con un titolo su quello hanno 90 min per scrivere ed arrangiare a quattro mani una canzone, è venuta fuori “Adotta un fascista” scritta con Lucio Leoni, che ti ha preceduto in questa rubrica. Due indipendenti che collaborano per regalarci una denuncia sociale. Una esperienza che rifaresti?
Ma la rifarei tantissimo. Non ho mai scritto con nessuno, per me la scrittura è una cosa molto ma molto intima, quell’esperienza mi ha dato l’occasione per condividere anche questo passaggio creativo. L’ho fatto con Lucio che è un mio caro amico, e questo ha sicuramente aiutato. C’è anche un’altra cosa da dire, i novanta minuti che vengono annunciati nella promo del format sono reali. Ad ogni modo il prodotto che ne è venuto fuori ci è veramente piaciuto, così abbiamo deciso di riarrangiarlo ed inserire questo featuring con Lucio nel mio album.

Ci stiamo avvicinando al Natale e tu hai deciso di regalarci tempo fa un singolo “Buon Compleanno Gesù Cristo”, che prende spunto dalla celebre frase di Full Metal Jacket e nel video compare molta della filmografia must del Natale, da “mamma ho perso l’aereo” a “una poltrona per due”. Quale canzone di questo album ti piacerebbe fosse usata da un regista?
Ipocondria assolutamente, in un film d’azione o in un film o serie che parlano di questo tipo di patologie.

E quale cantata in un talent? (tadaaam)
Disagio, o meglio ancora Limone. Sarebbe fico vedere le reazioni di chi la dovrebbe cantare, vedergli analizzare il testo e capire come personalizzarla.

Oltre agli anni ’80 il nuovo disco guarda anche ai ’90 con un tributo di un grande dj per i “millennial”. Già nel precedente compare un tributo agli stessi con “La Stessa Estate – 1996”. In quale fra i due decenni ritrovi maggiore indipendenza?
Nei ’90 senza dubbio. Negli anni  ’80 ci si tendeva molto a omologare nel sound, gli anni ’90 sono gli anni di assoluta sperimentazione,  sono gli anni del grunge, degli emo, del fermento nei club attivi. Gli anni ’80 sono come gli anni  2010 di oggi, sembra davvero un ritorno musicale a quel decennio, tutto uguale, con produzioni sulle stesse basi, produzioni che per altro costano pochissimo fatte in questo modo.

Io e te abbiamo una cosa in comune: ascoltiamo molti album per lavoro, io per  recensioni ed interviste, tu per il tuo lavoro di fonico e produttore. Ho la sensazione che si facciano più dischi per stare sul pezzo che con l’intenzione di fare dischi della vita. Dischi nati per essere nelle hit o nelle liste di Spotify per un bienno più che i “Revolver” dei Beatles di un tempo. Pensi sia troppo disincantata in questa sensazione?
No no, anzi penso che tu abbia colto nel segno. C’è una omologazione pesante. E’ tutto molto plastico, poco sperimentale ed innovativo, le produzioni tutte molto uguali. Quando ascolti un CD è possibile anche che questo ti piaccia, ma poi i live sono deludenti. Nei miei live c’è molta improvvisazione, facciamo poche prove perchè io stesso sono impegnato con i “Muro” (del Canto, ndr) e ogni live diventa una prova per il live successivo. Abbiamo fatto anche quattro ore di live con due soli CD all’attivo, ma perchè ci divertiamo, giochiamo a suonare e rendiamo tutto più coinvolgente possibile. Per questo colgo l’occasione che mi offri per ringraziare pubblicamente i miei musicisti: Alessio Lucchesi alla chitarra, Claudio Gatta alla batteria, Guglielmo Nodari alle tastiere.

Facciamo un gioco con te, una rubrica nella rubrica, una sorta di telefono senza fili, e lo chiamiamo “il gioco della contaminazione”. Ti do la possibilità di fare un appello ad un tuo collega indipendente extra – romano, gli puoi chiedere una curiosità, un consiglio, gli puoi dire che la sua musica ti fa cagare o addirittura chiedere una collaborazione. Io riferirò e aprirò la sua intervista partendo da questo tuo appello. Chi scegli e cosa vorresti dirgli?
Lo voglio fare al tuo conterraneo campano Truppi: “Ah Giovà e sbrigate a fa uscì sto cazzo de album”

Adesso però il messaggio più indipendente che senti di inviare lo destiniamo ai tuoi fans,  cosa ti piacerebbe dirgli?
Grazie. Ma è un grazie sincero. C’è un aneddoto che devi sapere e che voglio che sappiano anche i miei fans, quando ho deciso di fare il mio primo live l’ho fatto con l’idea che fosse anche l’ultimo, quattro anni fa, e invece col sostegno e l’entusiasmo dei fans ne ho fatti 150  di concerti, e due album. Grazie.

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