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Musica INDIEspensabile | Giovanni Truppi: “indipendente è quello che non si può etichettare”

Ospite di questa puntata di Musica INDIEspensabile è Giovanni Truppi, una personalità indipendentemente autentica. La sua presenza in questa rubrica era doverosa, sia per il suo background di artista che per la stima che tutti i suoi colleghi ripongono in lui. La sue origini musicali affondano in un studio lungo e meticoloso, al contrario di molti artisti spesso improvvisati. Giovanni Truppi è stato il traid-union del telefono senza fili che ha collegato gli ospiti che lo hanno preceduto, proviamo a riportare i loro appelli e accogliere le sue risposte. Un carattere molto schivo, non molto predisposto a spendere parole sui suoi colleghi, ma con le idee molto chiare sul suo presente e – soprattutto – sul suo futuro.

 

Ciao Giovanni, benvenuto nella mia rubrica sulla musica INDIEspensabile: autori fichi da avere necessariamente nel proprio Ipod. Una domanda introduttiva accomuna tutti i miei ospiti: che cos’è per te l’INDIE e cosa si mantiene ancora INDIPENDENTE (non necessariamente in musica)?

Ciao a te Fabiana. Per me l’indie è un fenomeno di costume: credo sia un termine utilizzato per identificare alcuni fenomeni di cultura giovanile legati a una certa musica alternativa. Mi sembra una definizione che ha a che fare con un’estetica più che con un genere musicale o con dei contenuti. Penso che si mantenga indipendente innanzitutto quello che non si può etichettare.

Questa rubrica nasce dall’esigenza di cercare di dare una visione “dall’interno” del mondo Indie e del mainstream, cercando di sdoganare i luoghi comuni e capire se può esistere convergenza. Non sei il primo ospite, e quelli che ti hanno preceduto in un modo o in un altro ti hanno sempre tirato dentro all’argomento (tu e Paradiso siete gettonatissimi, tu l’indipendente vs Tommy il pop che ha ucciso l’indie, per dirlo alle “Coliche”). Tutta questa stima non meriterebbe un po’ di popolarità maggiore? A cosa pensi sia dovuto il tuo essere ancora così di nicchia, è una questione di temi che tratti, di sound, di poco marketing?

Anche se sono convinto che la popolarità,  soprattutto quella duratura, non capiti a caso e sia in  qualche modo da ricondurre anche a un talento di qualche tipo, non penso che i termini di questo rapporto siano invertibili e quindi faccio fatica a rispondere a questa domanda. E devo dire anche che non mi va: interrogarsi sulla relazione tra popolarità e merito non fa bene alla musica.

“Prima non c’erano tutte queste libertà e mo’ ci stanno, uno può dire quello che vuole, può fare la scalata sociale, le donne possono votare, alla fine legalizzeranno pure le droghe leggere e sarà sempre più facile essere omosessuale.” sostieni in un tuo brano, pensi che l’acquisizione di queste libertà ci abbia omologati o resi più indipendenti? Libertà ed indipendenza sono – per te – due facce della stessa medaglia o con la scusa della libertà ci controllano?

L’acquisizione di maggiori libertà è innanzitutto e oggettivamente una cosa positiva e il fatto che la società occidentale ne offra così tante è un bene assoluto. Detto questo il sistema in cui viviamo esercita il controllo e detta regole esattamente come tutti i sistemi di tutte le epoche laddove una parte della società ha un potere sull’altra; è difficile per me dire se siamo più o meno omologati di prima o degli “altri”, quella che forse è la vera novità è che spesso crediamo di non esserlo. L’altra faccia della medaglia dove ci sono queste libertà che abbiamo, mi sembra piuttosto essere l’oppressione che la società occidentale pratica ed ha praticato sugli altri abitanti della Terra, per ottenere il proprio benessere le permette (e le impone) di elargire tutte queste libertà.

 

Ogni tuo disco affronta una pluralità di argomenti sociali, la religione, l’amore, le amicizie che si perdono, e via discorrendo. Riesci a toccare questi argomenti in maniera ossimorica: riesci a mantenerti sulla serietà con un tono dissacrante, fai dell’ironia senza sfottere i tuoi protagonisti. Stai creando il linguaggio del futuro?

Ti ringrazio per le belle parole ma mi sembra un po’ troppo: ho solo cercato un modo personale di raccontare le cose.

 

Parliamo del progetto “Piano Solo”, tu sei un fottuto genio, e su questo non ci sono dubbi, ma proviamo a spiegare il perchè. Hai comprato un pianoforte verticale ed hai deciso che non è la musica a gestirti ma tu a gestire lei e quindi per renderlo trasportabile lo hai smontato, hai segato una ottava per lato e lo hai reso utile alle tue turnèè. “La tua musica è come te la sei messa in testa”?

Mi diverto molto a provare a trasformare le cose.

In questo percorso fatto di ospiti e temi più o meno simili affrontati con loro ho capito che ci sono due filoni di pensiero sulla situazione musicale attuale: c’è chi pensa che il sottobosco dell’underground stia dando vita ad un filone di cantautorato che creerà le basi per essere la musica del futuro, il nuovo mainstream , e c’è chi dice che ormai non si fanno i dischi per restare nella storia (penso a Revolver dei Beatles ad esempio, o ad un Battisti) ma per cavalcare l’onda e restare in vetta alle classifiche Spotify per un biennio. La tua opinione qual è sulla scena nostrana?

Credo che sia un momento molto bello per chi fa musica in Italia e mi sembra che le possibilità siano aumentate per tutti i musicisti. Questo viene dal fatto che l’attenzione delle persone è aumentata tantissimo e questo lo si deve sia al lavoro di quelli che hanno cantato davanti a cinquanta persone durante gli ultimi quindici anni, sia a quello  di chi è riuscito ad arrivare a tantissime persone in questi due o tre. Quando faccio i dischi penso a restare nella storia ma non vedo questa cosa necessariamente in antinomia con lo stare in vetta alle classifiche Spotify per un bienno.

Io sono una lista di cose da fare,io c’ho trent’anni e non so ancora come diventare” cantavi nel 2013, adesso hai capito cosa vuoi fare  da grande?

Ho le idee un po’ più chiare di prima.

Da qualche puntata questa si è arricchita di una sottorubrica, una sorta di telefono senza fili di cui tu sei – involontariamente – responsabile. Si tratta di un gioco che mira alla contaminazione artistica extra “regionale” e ogni mio ospite ha la possibilità di lanciare un appello ad un suo collega extra scena di appartenenza e questo a sua volta può rispondere e rilanciare con un suo appello ad un altro collega… Abbiamo una serie di messaggi per te: Gabriele Amalfitano dei Joe Victor alla domanda introduttiva “che cos’è per te l’indipendenza” ha risposto col tuo nome, Lucio Leoni chiede l’intercessione di Giancane – con cui hai collaborato – per spronarti ad “uscire l’album”, Giancane mi invita a sollecitarti a nome suo e di Lucio ad “uscire l’album” e per ultimi, ma non per importanza, i ragazzi de La Maschera vorrebbero proporti un featuring nel loro brano “13 Primavere” contenute nel loro ultimo album. Assodato che sei l’indipendente più stimato (o temuto), come rispondi loro?

Ringrazio tantissimo tutti e ce la sto mettendo tutta per fare il disco nuovo più bello che posso, per questo non posso pensare troppo alla velocità di realizzazione. E’ bella “13 Primavere”, ha proprio una bella parte di chitarra, spero di essere presto a un concerto de La Maschera così ne parliamo da vicino.

Un messaggio indipendente che senti di inviare ai tuoi fans?

Mi dispiace molto, ma non mi sento molto a mio agio a inviare messaggi.

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