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Musica INDIEspensabile | Cimini: “Scrivere per tutti mi rende indipendente”

Nuovo appuntamento con la nostra rubrica settimanale dedicata alla musica indipendente italiana. Questo venerdì abbiamo come ospite Federico Cimini. Il cantautore calabrese stanziato a Bologna ha da poco rilasciato per Garrincha Dischi il suo secondo album Ancora Meglio, frutto di un periodo di oscurità in cui aveva addirittura deciso di interrompere la sua attività musicale. A distanza di tre anni da Pereira, il nuovo progetto discografico di Cimini percorre eleganti vie pop in cui vengono fuori le ansie, le paure, i timori della generazione over 30, affrontate in una deliziosa chiave leggera grazie anche all’apporto degli amici musicisti Calcutta, Dario Brunori e Lodo Guenzi.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Federico, in questo momento impegnato nel suo lungo e fortunato tour in giro per l’Italia.

Ciao Federico, la prima domanda della nostra rubrica è quella di rito: che cos’è per te l’indie, cosa si mantiene ancora indipendente? Che cos’è l’indie?

Non so di preciso cosa sia, l’indie è una specie di genere musicale in cui si ritrovano gli artisti delle case indipendenti. A me però non piace fare distinzioni di genere e quello che scrivo lo scrivo per tutti, in questo mi vedo molto indipendente.

Francesca Michielin stava per andare a Bogotà per prendere un momento di pausa e fare una nuova esperienza. Poi è arrivato Calcutta che fondamentalmente l’ha spinta a scrivere 2640. Tu volevi addirittura smettere con la musica, poi hai cenato con Dario Brunori che ti ha convinto a continuare con la tua attività. Perché avevi deciso di mollare?

Perché non mi sentivo valorizzato a fare musica per come la intendevo io: alcune etichette discografiche sono in grado di farti spendere un sacco di soldi e, magari, di trattarti anche male quando sei scoraggiato. Io ho deciso di allontanarmi da un mondo che non mi apparteneva, il mio album è quindi nato da questa esperienza. Nel periodo peggiore ho cercato in prima persona il confronto con alcuni amici e artisti e ho capito che avevo qualcosa da dire. Poi è arrivata Garrincha Dischi ed è stata tutta un’altra storia.

Ne La legge di Murphy fuoriescono i malumori, i turbamenti e le paranoie degli over 30.  Ti ricordi il preciso momento in cui l’hai scritta?

Mi rendevo conto di avere quasi 30 anni e non essere ancora laureato. Avevo mollato la musica, stavano cambiando un po’ di equilibri ed ero abbastanza scazzato. Ho dato allora la colpa alla legge di Murphy. Penso di averla scritta in un pomeriggio al piano mentre pensavo a tutto questo.

Se sei trentenne è davvero difficile non rispecchiarsi nelle parole dei testi di Ancora meglio. Credo che la nostra generazione sia stata quella più colpita, in quanto ha vissuto in prima persona e direttamente il grande avvento delle tecnologie, internet e smartphone in primis. Tu come ti rapporti a questo? Percepisci il passato con nostalgia?

Non sono nostalgico, sono solo un po’ malinconico. Mi piacciono i ricordi ma mi piace anche pensare a domani.

Caparezza, un altro che prima di Prisoner 709 non ha passato un bel periodo, in mi fa stare bene dice una frase emblematica: “superare il concetto stesso di superamento mi fa stare bene”. A te, Federico,cosa ti rende felice? Cosa ti fa stare bene?

Non lo so, forse cerco di capire proprio questo. Boh, quando mi diverto sto bene.

Ancora meglio, elegante concentrato pop d’autore, segue un po’ il filone della scena indipendente italiana, in bilico tra le famose rette che per alcuni non devono mai incontrarsi chiamate“mainstream” e “indie”. Quali dischi hai ascoltato durante la stesura dell’album? C’è qualche artista in particolare che ha influenzato il tuo modo di comporre?

Ho ascoltato molta musica italiana vecchia e nuova cercando di capire in che direzione stavano andando le mie idee. Tra questi posso citare il Ligabue di Buon compleanno Elvis, Vasco di Bollicine,  Lucio Dalla, Motta, Lo Stato Sociale, Brunori, Calcutta, Battiato, i Cani, Battisti ed anche altri che adesso non mi vengono.

In questo momento sei in giro per l’Italia con il tuo tour in una nuova formazione. Quali sono stati i feedback del pubblico durante i primi concerti, in particolare quello del debutto al Locomotiv club di Bologna, tua città adottiva?

È stato magico e continua ad esserlo. A Bologna il Locomotiv era pieno e io sono rimasto molto sorpreso una volta salito sul palco (sono un po’ansioso e i ragazzi non mi avevano detto nulla sul dato di spettatori). È stato un inizio stupendo e andando avanti con le date mi sto accorgendo che c’è sempre più gente che canta dall’inizio alla fine, oltretutto anche io sono più tranquillo. C’è molta empatia con il pubblico, mi piace stare a contatto con i ragazzi anche fuori dal palco. Per il resto vedo che se ne parla bene e questo è bello.

Un messaggio indipendente – in conclusione – che senti di mandare ai tuoi fans?

Non pensateci troppo.

 

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