Home > Rubriche > Musica INDIEspensabile > Musica INDIEspensabile| Johann Sebastian Punk: “Traggo dalla spinta creativa la mia forza discografica”

Musica INDIEspensabile| Johann Sebastian Punk: “Traggo dalla spinta creativa la mia forza discografica”

Eccoci giunti al venerdINDIE preferito del web. Nella puntata di oggi  della rubrica “Musica INDIEspensabile” presenteremo un progetto innovativo, un coarcevo tra irriverenza e punk, estetica e psichedelia: ospite di oggi Massimiliano Raffa, in arte Johann Sebastian Punk.  La prima cosa che colpisce di lui è sicuramente il modo artistico di proporre il suo personaggio, un elemento che lui spiega affermando che è una truffa spacciare l’Arte come qualcosa che necessiti di essere frutto della spontaneità di chi la produce. Insomma siamo negli anni ’00, l’era in cui tutti hanno già scoperto tutto, e il ricorso prepotentissimo al cantautorato anni ’80, nel sottobosco indipendente della musica attuale potrebbe non essere altro che lo specchio della dominanza di “un’estetica dell’understatement”. Sentiamo Massimiliano cosa pensa di ciò e del panorama attuale musicale in generale.

Ciao Massimiliano, per i fans Johann Sebastian, benvenuto nella rubrica del venerdi di LoudVision sulla musica indipendente, “Musica INDIEspensabile”. Domanda obbligatoria iniziale: cos’è per te l’INDIE e cosa reputi ancora INDIPENDENTE?
Che cos’è l’indie io non te lo so dire perchè si è persa l’accezione originale che era viva nella forza idiosincratica del canone originale. Attualmente le etichette Indipendenti sono una costola delle major che vanno a coprire un pubblico che non era assoggettabile ad esse. Le produzioni indipendenti attuali non hanno nulla di polemico o di politico, non hanno nulla del vecchio mood underground di un tempo che vorrebbero emulare. Detto questo, mi chiedi cosa io reputi ancora indipendente, beh tutte le persone che non solo cercano di non essere asservite al mercato, ma quando – anzi – lo rifiutano. La forza dell’indipendenza dovrebbe essere nel riuscire ad aprire nuove strade.

“Phoney Music Entertainment”, tuo ultimo album, lo definisci come uno scherzo in cui il ricorso a un passato carico di forza innovativa in polemica conun presente retromaniaco. Già questa definizione ci sembra abbastanza indipendente. Pensi siamo in polemica col passato perchè, non essendo in grado di proporre alternative presenti migliori, dobbiamo sempre rifugiarci in esso?
Noi viviamo in un’epoca in cui il grande ricorso alle banche dati ci permette un accesso al passato che prima non c’era. Rimescoliamo però la forma più scarica del passato, scegliamo quelle forme che sono meno intellettualmente interessanti. Nessuno di noi inventa più niente attualmente, facciamo ricorso al passato, attingiamo in esso, ma nelle produzioni che sono rimaste ai margini nei secoli scorsi, proprio perchè di scarsa qualità intellettiva. Noi le riportiamo in auge rimescolandole, ma sempre prodotti di scarto restano.

A settembre 2013 Enrico Ruggeri ti consacra vincitore del contest Indipendente Mente, con il brano “Contessa”, al MEI, di cui LoudVision è partner. Un inizio in grande stile. Quanta vera indipendenza hai ritrovato fra i tuoi colleghi in quella occasione?
Bella domanda “polemichella” questa! Allora ti dico il mio punto di vista: quando si incontrano i colleghi indipendenti ci si aspetta sempre di trovare un grande fermento di innovazione e sperimentazione, invece ti ritrovi – nella gran parte dei casi – a confrontarti con una corsa a chi conosce più contatti “mafiosi” in discografia (io sono siciliano, posso dirlo questo termine eh? Ndr: ridiamo). Io non li considero affatto colleghi, li trovo soltanto persone che scimmiottano qualcosa, usano la banalità per esprimersi e calcare un palco e sfruttano conoscenze discografiche più che amore per la cultura e l’arte.

Ho l’impressione che col tuo modo di fare, senza mezze misure, sfidando l’understatement dell’attuale panorama indipendente attuale, sembra che tu voglia superare la fase di stallo che l’hype nostrano ci propone..
Non è che io mi ponga con un manifesto articolato, io traggo dalla mia spinta creativa la mia forza discografica. Questo è quello che dovrebbe fare ogni artista, soprattutto indipendente. Questo ultimo lavoro l’ho prodotto io, con i miei soldi, con le mie fatiche, nei ritagli di tempo la notte, tra un turno ed un altro del mio lavoro “vero” d’ufficio. Questa è la mia rivoluzione.

“Voglio Vivere a Voghera” è proprio la presa per il culo concettuale di questo modo di scrivere di una certa scena musicale… “vorrei essere più depresso..” sostieni. La tua musica nasce con la volontà di stravolgere questa scena?
Quel pezzo lì in particolare del 2010 era proprio la presa per il culo della scena cantautorale di quel mondo cupo e nebbioso. Adesso la scena è cambiata di nuovo, ma non ancora in meglio. Potrei sembrarti altezzoso ma io non voglio parlare di quotidianità, non voglio dire che il caffè è finito o che la tipa mi ha lasciato. Io non voglio essere la persona in cui i fans si ritrovano, voglio che – al contrario – questi abbiano il mio poster in camera. Voglio essere idolato come si faceva con gli artisti di un tempo, mica si era “amici” di John Lennon per dire?

Generalmente ricerco l’indipendenza dei miei ospiti in UN elemento. Tu mi hai messa in difficoltà. Sei indipendente in testi, sound e perfino nella tua estetica un po’ Glam. Lascio a te sceglierne solo uno!
Perchè dovrei scegliere? Io mi sento un’idea indipendente che accorpa tutti questi elementi.

“Tragedy” è un indie pop stile Franz Ferdinand. Chi ti ha ispirato maggiormente in questo lavoro?
Forse “Tragedy” è la canzone meno interessante del disco perchè si riconoscono le influenze. Tardo barocco negli echi e nei cori, si prova a far stare insieme questa occidentalità con lo stile afroamericano. Dal punto di vista dei testi è un collage di citazione pop che esprimono le tragedie in questa modernità.

Quanto sono indipendenti e rivoluzionari i tuoi fans?
Tanto, tantissimo. Ci vuole coraggio ad ascoltare roba che richiede impegno intellettuale e non banalità. Serve un orecchio fine ed un cervello predisposto.

Un messaggio assolutamente indipendente che ti senti di inviare loro?
“Ragazzi non tenetevi per voi l’amore per me ma condividetelo. Se lo tenete per voi si ammuffisce, la bellezza è nella condivisione”

Scroll To Top