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Epica 06/02/2012
Epica
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Un nuovo viaggio

A tu per tu con Simone Simons, giunta a Milano il mattino stesso da Amsterdam. Lei è la cantante della band olandese degli Epica e il luogo dell'intervista è un hotel lussuoso e formale. Fuori c'è una città gelida e coperta di neve, e anche la giovane musicista ha il ghiaccio negli occhi. Il punto di partenza della conversazione è l'imminente pubblicazione del nuovissimo disco della band, "Requiem For The Indifferent".

Abbiamo preso un frammento del disco e ogni volta lo ingrandiamo un po'. Mostriamo ai fan come la musica è costruita

Cominciamo dal nuovo disco. nessuno l'ha ancora ascoltato, ma penso che segua lo stesso percorso musicale di "Design Your Universe", no?
Sì. "Requiem For The Indifferent" potrebbe essere descritto come il fratello maggiore di "Design". Quello ha elevato nuovi standard: è molto heavy, magniloquente, con un grande equilibrio tra metal e musica sinfonica. "Requiem" è diverso. È sempre pesante e sinfonico, le chitarre sono un po' più preminenti, si sentono di più nelle melodie e nel ritmo. Penso che ci sia una sensazione più… apocalittica.

Il titolo, "Requiem For The Indifferent": avete già spiegato che si intende la fine di un'era, ma c'è qualcosa in comune con la crisi finanziaria?
Sì, ma è un insieme di cose che stanno succedendo in questo momento, non solo la crisi economica. C'è la primavera araba, eventi politici in generale, eventi religiosi, disastri naturali. È quello che sta accadendo nel mondo adesso che non è tutto buono. Il "requiem per l'indifferente" è per tutti coloro, tutti noi, che non vogliono sapere quello che sta succedendo, ma ci si trovano coinvolti lo stesso.

Pensi che le cose oggi stiano andando peggio di qualche tempo fa?
Sì, perché questo genere di eventi capita sempre, ma in qualche modo nell'ultimo biennio ne sono accaduti un bel po' tutti insieme. I disastri naturali capitano spesso e provengono dalla natura, va bene, ma di altri disastri noi siamo la causa, come l'esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon nel Golfo del Messico.

Dunque, questo è il tema dell'album. Ma è un concept?

Solo un pochino. "The Divine Conspiracy" era un vero concept album, ma ogni disco degli Epica ha un tema principale, che di solito include argomenti di attualità. Scriviamo di politica, religione e natura.

Scrivi te i testi?
Io e Mark (Jansen, chitarrista e cantante ndr) ci dividiamo i testi più o meno a metà.


In un'intervista della scorsa estate, Isaac (Delahaye, secondo chitarrista ndr) ha detto che tu speravi di cantare in stile più classico nel nuovo album. È andata così?
No, purtroppo. C'è una canzone che canto in maniera molto classica, ma non è nel disco. È una traccia bonus, quindi se qualcuno la vuole ascoltare deve comprare l'edizione speciale dell'album. Però canto in maniera un po' differente in ognuno dei nostri dischi e provo a unire stili differenti. Questa volta il mio canto non è lirico in senso classico, ma è comunque molto espressivo e versatile.

Qual è il singolo del disco?

"Storm The Sorrow". L'abbiamo già suonata dal vivo e presto registreremo il video.

State promuovendo l'album rilasciando brevi teaser, nel primo si sente solo la batteria, nel secondo anche il basso. È una vostra idea?
Sì, è un'iniziativa di Mark. Si pensava a come invogliare ancora i fan, mostrando una parte della musica in maniera originale. Abbiamo preso un frammento del nuovo lavoro e ogni volta lo ingrandiamo un po'. Mostriamo ai fan come la musica è costruita, quanti strati ci sono nella nostra musica e quanto lavoro necessita. Poi c'è il fatto che, sentendo solo la linea di batteria, incoraggi i fan a provare a suonarci sopra a modo loro. È bello includere i fan nel processo creativo, mostrargli la musica mentre viene messa insieme.

I teaser sono tratti dal singolo?
No, è la prima canzone del disco, "Monopoly On Truth". Per ogni strumento pubblichiamo un video diverso, con foto fatte di recente. Aggiungendo gli strumenti la canzone viene rivelata gradualmente e alla fine la si potrà ascoltare per intero.

A marzo cominciate il nuovo tour. Quanto durerà? Il precedente è andato avanti per quasi due anni.
Questo anche, probabilmente. Per adesso ci sono due tour europei, poi i festival estivi, poi l'America meridionale e settentrionale e poi di nuovo in Europa. Gli Epica non fanno mai un solo tour, giriamo moltissimo, è una parte fondamentale della band e suoniamo per vivere.


Per caso sono fratelli Mark e Coen (il tastierista ndr) Jansen?

No. Li chiamiamo Jansen.1 e .2, ma è un cognome molto diffuso in Olanda. Come il mio, Simons.

Quindi Jeroen Simons, il vostro ex batterista, non è un tuo parente?
Ho un cugino che si chiama Jeroen, ma non è lui.

All'inizio il nome della band era Sahara Dust. Come mai l'avete cambiato?
Non legava bene, in qualche modo. Capivamo che non era… "Epica". È stato divertente perché l'abbiamo scelto mentre eravamo in studio insieme ai Kamelot, che lavoravano sul loro disco intitolato "Epica". Noi registravamo "The Phantom Agony" e abbiamo cambiato nome. Epica si adatta molto bene, sia come suono sia come significato della parola. È anche più facile da ricordare. Sahara Dust era più che altro il nome del progetto, Epica il nome della vera band.

Hai collaborato con svariate band e progetti: Ayreon, Kamelot, Aina, Primal Fear… Novità su questo fronte?

È un segreto. "Requiem" viene prima di ogni cosa e non voglio più seguire molti progetti paralleli. L'anno scorso ho fatto otto tour con gli Epica e altre band tra cui Kamelot e Sons Of Seasons; sono un bel po'!

Quindi c'è qualcosa in ballo?

Sì, sto lavorando a qualcos'altro nella scene musicale, ma non nel metal.

Che altra musica ti interessa?

Mi piace di tutto, tranne r&b e hip hop.

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