Home > Recensioni > My Brightest Diamond: A Thousand Shark’s Teeth

I can see you shining for miles and miles

Secondo disco per Shara Worden, polistrumentista e cantautrice statunitense.
Si tratta di un lavoro ricchissimo di spunti e di influenze rielaborate da una personalità forte, che si amalgamano su un medesimo piano: un’analisi che punti a fare ordine e a stabilire un senso secondo criteri gerarchici sarebbe fallimentare. Per fortuna.

Ma non si tratta di un disco “difficile”, la melodia domina e cattura: innanzitutto veicolata dalla voce di Shara, che raccoglie i semi di cantanti come Nina Simone o Billie Holiday – tanto per fare nomi piccoli – per coltivarne una versione bonsai in un ambiente completamente moderno, con tanto di fioriture à la Antony Hegarty.
Un discorso simile vale anche per l’ambiente stesso: gli archi in primo piano, lo xilofono e le percussioni leggere farebbero pensare a un disco dai tratti sinfonici. Se non fosse che qua e là spuntano chitarre distorte dai toni squisitamente post rock, e che la batteria a volte produce pattern ritmici chiaramente ispirati all’elettronica downtempo. È come se ci fosse un’orchestra da camera diretta dagli Air.

Tutto ciò potrebbe suonare come un’accozzaglia pacchiana, ma si tratta di un disco di una finezza che non teme confronti. Neanche con il lavoro d’esordio, che si collocava in un più netto solco alternative rock: paradossalmente è proprio quello a risultare fin troppo mélo, fin troppo sovraccarico nell’emozionalità. Qui gli elementi d’ispirazione teatrale non sono molti e sono ben collocati, come ad esempio nella cupissima “Black & Costaud”. Brano che, assieme alla successiva “To Pluto’s Moon”, agli antipodi per struttura e feeling, costituisce un sicuro highlight.
Ciò di cui si sente un po’ la mancanza è una maggiore valorizzazione del lato elettrico, per la sola ragione che dove esso è presente funziona benissimo: ma d’altra parte il disco è nato come progetto di stampo classico, quindi il prossimo lavoro potrebbe ristabilire rapporti più equi. Sempre che a Miss Worden non salti in mente di darsi alla sperimentazione, non si sa mai. Dio non voglia.

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