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My Escort: il disco Canzoni in ritardo track by track

Avevamo già parlato dei My Escort lanciando in anteprima il loro video “Riflessi”. Ed eccoci oggi a parlare del disco: un full lenght di 10 inediti che hanno un bel passato, chiusi tra cassetti e ispirazioni per oltre 16 anni vissuti anche per mano di diversi artisti e musicisti… gli stessi che oggi trovano una voce comune ed un comune mood sonoro. Esce “Canzoni in ritardo” quasi a voler esorcizzare un peccato di autostima nel non volerle pubblicare prima. Un bellissimo pop d’autore, curato in molti dettagli, ricco di sfaccettature intimi e sociali, dove l’amore si mescola al resto del mondo condotte per mano da una voce sicura, stabile e di sicuro fascino. Non fanno mostra di ingenuità macchiandosi di chissà quale trovata infantile…ma neanche, c’è da dirlo, tirano fuori l’idea che fa la differenza. Un bel disco, che sa far bene il suo mestiere. Adesso manca il passo decisivo vero una scrittura più efficace…perché i presupposti ci sono tutti.

My Escort, “Canzoni in ritardo” brano per brano

Riflessi

Il secondo singolo di Canzoni in ritardo. Lo specchio è severo come noi siamo giudici estremamente severi di ciò che vediamo. Tante volte preferiamo non guardare la realtà per quella che è, caduca, fuggevole, ma immaginare semplicemente che il tempo possa fermarsi nei momenti apicali della nostra esistenza. Una riflessione sull’accettazione dello scorrere del tempo e anche l’inizio di un percorso che parte proprio dal coraggio di alzare la testa e confrontarsi con l’immagine reale di noi e non soltanto con quella che noi vorremmo vedere.

Un semplice addio

Mi è successo di interrompere una relazione importante perché in quel momento non avevo la forza necessaria per sopportarne il peso, pensando fosse la cosa migliore da fare. Purtroppo la lungimiranza e la pazienza sono virtù di cui (me ne accorgo solo oggi) ho difettato spesso in passato, disseminando il mio presente di un mucchio di bei ricordi e di nostalgie.

Privé

La metafora di un amore corrisposto, di una relazione perfetta nata in un momento imperfetto, quando ormai avendo scelto impulsivamente un’altra strada, non me la sono sentita di fare marcia indietro.

Qualcosa che non c’è

Un brano scritto ancora ai tempi dell’università, nel ’98. Semplicemente una dedica ad una delle donne importanti della mia vita che al tempo mi respingeva, nonostante fossi certo di piacerle.Ad un certo punto lasciai perdere, me ne andai da Bologna. Solo allora lei trovò il coraggio di dichiararsi, ma ormai, complice la distanza e una mia nuova relazione, rimase solo un’amicizia affievolita col passare degli anni.

Un posto per noi

Il testo del brano è stato chiuso il giorno stesso della registrazione. La lontananza da casa, durante gli anni che mi hanno visto abitare a Sirmione, hanno evidenziato (nonostante l’incanto del lago) quanto fossi legato alle mie radici, ai profumi delle montagne, alla famiglia e agli amici di sempre. Al tempo stesso, qualsiasi luogo, vicino o distante da un punto, quando si ha la fortuna di condividerlo con una persona affettivamente importante può arrivare a chiamarsi famiglia, alleviando anche il sentimento di distacco dalle proprie radici e predisponendone la formazione di nuove.

Foglie e nebbia

Scritta molti anni fa in un giorno d’autunno, in un momento di smarrimento. Quando temevo che ogni scelta mi avrebbe portato a sbagliare, e intorno coglievo solo indifferenza. Guardavo il mondo dalla finestra di camera mia, l’unico luogo che mi appariva esente dai pericoli, gente sconosciuta e svuotata di ogni identità si perdeva, camminando nella nebbia, ignara del mio sguardo immobile.

L’equilibrio

Il primo singolo di Canzoni in ritardo.

Uno scatto fotografico prima di un tuffo verso l’ignoto. Il brano parla di una forte crisi interiore: scegliere di rimanere ancorati a ciò che è certo ma rende la nostra vita una dura sopravvivenza in gabbia sempre al limite dell’infielicità o buttarsi seguendo l’istinto e rischiare l’autodistruzione?

Rimango ad aspettare

Probabilmente una delle canzoni più sofferte dell’album. In una notte senza sonno, scrivo di Silvia, il mio cruccio di sempre. Dopo una rottura molto forte mi trovo a cercare tracce in giro per il mio appartamento, dei capelli o qualsiasi cosa possa in qualche modo creare una sorta di ponte magico, vibrazionale, che possa mettere in risonanza le sue corde interne e algide come le stelle. In questo vagare, rendo vivi i ricordi, mescolandoli con dialoghi immaginari e qualche bicchiere di vino.

Sabato

Insieme a “Qualcosa che non c’è” e “Foglie e nebbia” chiude il trittico delle canzoni con più anni sulle spalle. Un viaggio nei ricordi, un amore molto forte e al contempo dolce, sebbene a distanza, che per varie difficoltà non ha potuto essere espresso come avrebbe meritato.

Le cose non cambiano mai

Assieme ad “Un semplice addio” e “Rimango ad aspettare” compone la “trilogia” dedicata a Silvia. Una canzone molto cinematica e drammatica che racconta attraverso il mio rifiuto a voler rimettere assieme i cocci dopo mesi dalla rottura, i motivi che mi hanno portato a chiudere con lei e come, nonostante tutto, un rapporto affettivo intenso lasci dietro di sè sempre degli strascichi e la capacità di riattualizzarsi, dimostrando quanto l’amore, la bellezza ed il tempo abbiano su di noi l’eccezionale capacità di farci dimenticare le cose peggiori e a volte anche gli errori che ci hanno portato ad essere chi siamo oggi.

È stata messa alla fine dell’album proprio sia come un monito, sia come un modo per ricordare che in fin dei conti, per quanto si cerchi di fare del nostro meglio, si è umani, fallibili, attratti dalla bellezza e che messi di fronte alle nostre debolezze dovremmo probabilmente imparare ad accettarle e a conviverci.

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