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  • My Morning Jacket: Z

    My Morning Jacket

    Data di uscita: 31-01-2006

    Loudvision:
    Lettori:

Indie minimale ed atmosferico

Questo è il quarto album della formazione americana di Louisville, capitanata dal cantante e compositore Jim James. Dopo due album come “The Tennessee Fire” e “At Dawn”, arriva il successo e nel 2003 un tour insieme a Foo Fighters e Burning Brides. L’ultima fatica del quartetto rispecchia in pieno l’identità americana dei musicisti, le cui composizioni attingono dalle correnti dell’indie rock e dell’alternative country-rock. Ciò che ha reso i My Morning Jacket unici nella proposta sono le contaminazioni di psichedelia, la voce carismatica e surreale di Jim James, e le atmosfere dream-pop che sembrano prendere diretta ispirazione dalla terra dagli ampi spazi soleggiati ed aperti da cui provengono.
Non si può spiegare se non con l’influenza ambientale, l’estrema peculiarità del loro sound: la produzione ed il mixing finale portano gli strumenti a suonare come dietro ad un filtro che rende il tutto irreale, tanto quanto potrebbe esserlo la Smalltown di Truman: suoni caldi, tuttavia distaccati, quasi sollevati sopra l’aria. La voce, perfettamente pulita, ma con un sottile riverbero finale. Tant’è che persino le note allegre di “What A Wonderful Man” si caricano d’una malinconia di fondo; il senso per la melodia è spiccato, come dimostrato dall’uso della voce in “Wordless Chorus” che, come il titolo anticipa, vede l’impiego dei vocalizzi come uno strumento musicale aggiunto durante l’intero ritornello. Il minimalismo surrealista di “Into The Woods” viene sorretto da una nenia a tempo di walzer, arricchito successivamente da tastiere e distorsioni di chitarra in armonia con la linea melodica portante: si estremizza così la percezione di malinconia estraniante nella musica del quartetto. Il cui talento, però, dev’essere riconosciuto anche in episodi come “Off The Record”, con una prima parte di melodic rock sincopato, ed una seconda che riprende il tema introduttivo e lo sviluppa con bravura distendendo le atmosfere pastose delle chitarre distorte, ondeggianti insieme ad un basso portante e sfumature di arpeggi. Oppure “Off The Record” che propone il loro lato più indie-rock, sempre minimalista e fine per quel che riguarda il lavoro delle chitarre; il ritmo si fa tuttavia più incalzante, trascinante, e la voce di Jim James si dimostra, con le tonalità più spinte ed i falsetti, sempre adatta anche a questo lato espressivo più figlio del rock’n’roll che delle altre influenze.
Un album maturo, talmente originale che viene da pensare corrisponda in pieno alla visione dei quattro musicisti. Spetterà eventualmente a loro marcare con ulteriore originalità la proposta, dire se il risultato di oggi non rispecchia ancora l’ambizione e l’idea di Jim & Co. Decisamente di nicchia, sia per i suoi (pochi) sfoghi autenticamente rock, sia per l’intimistica natura delle canzoni. Coraggiosi, autentici, forse a tratti eccessivamente surreali, di certo meritevoli di un tentativo attento.

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