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  • My Shameful: Descend

    My Shameful

    Data di uscita: 21-04-2008

    Loudvision:
    Lettori:

Dell’abuso di sé stessi

Sorprende il ritorno sulle scene dei My Shameful. Sorprende perché questo multietnico ensemble di depressoni si è sempre mosso nelle desolate lande della sufficienza, senza mai produrre nulla di realmente personale o, almeno, qualitativamente rilevante.
Certo, dischi come “… Of Dust” e “Of All The Wrong Things”, a loro tempo, fecero felici (?) i fan più oltranzisti dei primi My Dying Bride, ma l’appeal per il resto del mondo musicale era decisamente più ridotto.
Parevano condannati al limbo per tutta la carriera, e invece… e invece con “Descend” il miglioramento è notevole, e ci troviamo di fronte ad una delle migliori uscite dell’anno in campo funeral.
Già, questa volta è proprio funeral. Pur non essendo mai stati esattamente una pop band, i My Shameful non avevano mai suonato musica particolarmente lenta, oppressiva e pesante. Puntavano piuttosto sul revivalismo romantico/melodico, col rischio costante di scadere nel patetico. Vero è che già con “… Of Dust” il suono andava appesantendosi e irrobustendosi, ma è con “Descend” che la trasformazione diventa definitiva.
E così, canzoni come “Allconsuming” e “Self-Abuse” si trascinano, monolitiche e inarrestabili, per lunghi minuti di tortura sonora, fatti di riff ultra-lenti, growl profondissimo e tanto, tanto catrame nerissimo. Poco spazio alla melodia, quasi niente alle clean vocals, qualche accelerazione qui e là che rimanda addirittura ai diSEMBOWELMENT e permette, per una volta senza grossi patemi, di catalogare i My Shameful come doom/death band.
Niente voci femminili, violini e paccottiglia infarcita di rose sanguinanti in “Descend”. Che pecca sicuramente di scarsa varietà, ma era prevedibile. Meno prevedibile, piuttosto, era la presenza di un suono di chitarra troppo, troppo freddo, che non riesce appieno nel compito di schiacciare l’ascoltatore al suolo.
Bottom line: niente capolavoro né disco epocale, ma anche un deciso passo avanti rispetto ai lavori precedenti. Volete cinquanta minuti di soul-crushing, sorrow-inspiring funeral doom death metal (piaciuta la definizione appena coniata)? “Descend” fa per voi.
In un panorama sempre più asfittico e che attende i veri salvatori della patria ci si può decisamente accontentare.

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