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Down IV: My Uncle The Wolf

Fanno quasi arrabbiare.
I My Uncle The Wolf sono un trio di New York, aiutati da Jimmy Bower al basso e in sede di produzione.
Ora, è chiaro che se ti fai accompagnare da un tizio che ha suonato con EyeHateGod e Down i casi sono due: o suoni sludgy e grassissimo, o viri sullo stoner blueseggiante. Nel caso dei My Uncle The Wolf, il riferimento è decisamente spostato verso i Down.
Qual è il problema? Che è troppo spostato verso i Down. Non che sia un male in assoluto. Di cover band “mascherate” è pieno il mondo, e agli appassionati spesso va bene così. Soprattutto perché non è da tutti avere talento e personalità, e ogni tanto gli onesti mestieranti sono anche divertenti.
Ma quando T&P ci sono, be’, fa anche un po’ girare che vengano messi al servizio di un suono mutuato da altri.
“My Uncle The Wolf” è un disco dei Down, punto. Il problema è che è un gran bel disco dei Down. Tre quarti d’ora di southern/stoner/blues che fila via in un battito di ciglia. C’è un’opener spaccadidietri (“March of The Hung”), picchi di eccellenza (“A Siren’s Chorus”, la splendida ballad “Double Barrel Blues”), intermezzi psichedelici sognanti (“Sophia”), dei suoni splendidi, uno spirito ’70s che non fa mai male, un cantante in stato di grazia, tre ottimi musicisti.
Il tutto al servizio di canzoni che dovrebbero essere state scritte da altri.
Le avvertenze sono le solite, i soliti se. Se non vi interessa l’originalità, se vi piace il genere, se volete sentire undici bellissime canzoni comprate questo disco e ne sarete soddisfatti; in questo caso, alzate il voto fino a Play. Se invece vi basta “Over The Under”, passate oltre perché qui troverete poco di diverso.

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