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Myland: Classe made in Italy

Sono poche le band in Italia che possono vantare l’abilità tecnica, la professionalità e l’esperienza dei milanesi Myland. Composto da musicisti con una lunga carriera individuale alle spalle, il gruppo ha classe da vendere nel panorama AOR e hard rock, e può rivendicare di diritto il proprio posto accanto a grandi nomi quali Ten, Journey e Toto, che costituiscono peraltro le loro influenze dichiarate. Abbiamo incontrato il fondatore, Paolo Morbini, che ci ha raccontato un pezzetto della lunga storia dei Myland, e di quanto sia difficile sfondare nel campo musicale nostrano… Enjoy!

Qual è il significato del vostro monicker?
Ciao a tutti i lettori di Loudvision e grazie per lo spazio che ci dedicate, yeahhh! Il nostro nome deriva dalla nostra città, Milano: infatti, in inglese Myland vuol dire la mia terra, mentre in tedesco significa proprio Milano!

La copertina di “Light Of A New Day” mi ricorda l’artwork di alcune band gloriose del panorama AOR: è stato un omaggio voluto?
No, ma nel mondo dell’hard rock melodico spesso si vedono artwork con meteore, pianeti, sole, cieli blu ecc… Fa parte del mondo melodico essere positivi e sentimentali, e infatti la nostra copertina dà un messaggio di speranza e positività. In questi momenti di buio, il mondo non è di certo ai suoi massimi livelli. Anzi, è un momento molto brutto e nel nostro piccolo abbiamo cercato di dare luce e speranza con un’immagine solare e della musica positiva!

Ci parlate della lavorazione di “Light Of A New Day” e del cambio di line-up?
Io sono Paolo Morbini, il fondatore dei Myland, e nell’album precedente ero in compagnia di vari musicisti e amici, che per problemi di lavoro e impegni vari non hanno voluto continuare questo viaggio con noi. Quindi, ho cambiato musicisti e formato una nuova band che ormai lavora insieme da quasi 3 anni, sia live che in studio. I miei compagni sono Franco Campanella (voce), Hox Martino (chitarra), Davide Faccio (tastiere) e Fabian Andrechen (basso). Si tratta di artisti che hanno alle spalle vari anni di esperienze in studio e in concerto in tutta Europa. Ci troviamo benissimo insieme e siamo convinti di aver fatto un buon lavoro con “Light Of A New Day”. Insomma, andiamo avanti godendo con la nostra musica!

Quali sono stati finora i feedback da parte di critica e di pubblico?
Beh, direi molto positivi; certo alcuni hanno paragonato il nuovo album a quello precedente rimanendo un po’ spiazzati dalla voce completamente diversa, ma questa è un’altra band, un altro album, la vita va avanti e noi siamo vivi e pieni di grinta. Nel nostro genere la voce la fa da padrona, essendo tutto basato sulle melodie vocali e sui chorus; con Franco alla voce abbiamo dato una svolta un po’ più hard rock, dato che la sua voce è più maschia rispetto a quella di Guido Priori. Questo cambiamento ha stupito molti, sia in modo positivo che negativo, ma per me, che ho fondato i Myland, “Light Of A New Day” è solamente un altro album di hard rock tosto che brilla di luce propria. D’altronde, i Van Halen non hanno cambiato stile quando è entrato Sammy Hagar. La musica è sempre la stessa, interpretata da un vocalist diverso, ma chi ama il rock ne ha viste a centinaia di queste cose, e sa che si va avanti così.

Come nasce di solito un album dei MyLand?
Prima facevo quasi tutto io, sia la composizione che gli arrangiamenti, e il vocalist si occupava dei testi. Adesso, con la nuova band, siamo compatti anche nelle composizioni, e lavoriamo sui brani in studio partendo da idee molto spesso mie, ma anche degli altri, che mi aiutano e mi semplificano il lavoro in maniera esaltante.

Avete già programmato un tour promozionale? Suonerete soprattutto in grandi festival o, per il vostro tipo di musica, preferite dei locali più ristretti?
In Italia è già tanto se suoniamo nei piccoli locali, dato che per suonare (anche come special guest) devi pagare e non penso noi lo faremo mai. Questo è il terzo album per i Myland ma io suono da 30anni, ho fatto 17 album e più di 2500 show… Di certo non pago qualcuno per fare un tour. All’estero abbiamo già fatto qualche data e torneremo in alcuni festival, dato che noi siamo sempre ready to rock.

Siete la punta di diamante della scena AOR italiana, che però, purtroppo, allo stato attuale non ha una schiera di formazioni molto nutrita: che ne pensate? E come vi collocate in questa nicchia che è sempre stata dominio di band inglesi e americane?
Noi facciamo il nostro… Da qualche tempo ci sono un po’ di formazioni italiane che fanno melodic rock benissimo, quindi, se il nostro lavoro è servito ad aprire un varco, bene. Noi andiamo avanti così, è la nostra natura, e per quel che riguarda l’estero… Lascia che ti dica una cosa: se ci considerano o meno sono affari loro! A me piace suonare e basta, faccio quello che sento, nonostante quasi tutta la stampa (cartacea) non abbia non hanno neanche parlato di noi o recensito il nostro album. Sai come si dice, no? Che per avere certi favori devi pagare, e noi li salutiamo… con la manina, magari con le corna! Noi ringraziamo voi portali web e le webzine, perché fate un ottimo lavoro e ci date voce!

Quali sono le vostre principali influenze?
Sicuramente le gloriose band hard rock della storia come Toto, Survivor, Journey, Foreigner, Chicago, ma anche fusion anni ’80 e, per alcuni di noi, l’heavy metal classico!

Com’è stato lavorare con Kee Marcello e cosa ne pensate del recente ritorno degli Europe?
Kee è un grande chitarrista, ci ha onorato della sua presenza in studio durante la lavorazione di “No Man’s Land” incidendo un assolo memorabile. È una persona umile ai nostri occhi, e disponibile: insomma, un grande! Per quel che riguarda gli Europe… Mah, si sono allontanati dal genere melodico di una volta e non mi convincono più, anche se rispetto le loro scelte di stile piu’ cupo e meno arioso.
Per concludere: Rooooooooooooooooooooooockkkkkkkkkkkkkkkkkkk!

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