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Nadàr Solo: Intervista ad A Night Like This Festival

Durante il festival a Chiaverano (TO) A Night Like This abbiamo incontrato anche Matteo De Simone, frontman dei Nadàr Solo. Ecco qui la nostra chiacchierata.

Ciao Matteo, ben ritrovato. Iniziamo da una domanda semplice. Visto che ci troviamo nella cornice del festival, come siete arrivati qui e come vi state trovando?

A noi fa molto piacere essere qua, è un festival giovanissimo e nonostante ciò tra i più belli in questo momento in Italia e con grande potenzialità. Sta crescendo molto in fretta, si trova alla terza edizione, ma c’è comunque un grande pubblico a seguirlo fisso, quindi siamo stati davvero contenti di essere invitati. Così ci hanno chiamati, con un invito, come succede spesso (ride). Siamo venuti con molto, molto entusiasmo.

C’è un artista della line-up che stavi aspettando da tempo di vedere?

Sicuramente i soviet soviet, di cui ho sempre sentito parlare bene, ma che purtroppo non sono ancora riuscito a vedere dal vivo, sono curioso.

Andiamo dritti al punto: ho visto le vostre spoilerate sul nuovo disco dalla vostra pagina facebook. Come sarà?

Eeeeh, che cosa posso dirti… (ride). Si tratta di un album che innanzitutto è nato in maniera veramente naturale, nel senso che ogni volta che ci siamo messi a lavorare sui pezzi, sia che fossimo a comporre a casa ognuno per conto proprio, sia insieme in studio durante le registrazioni l’impressione che ha dominato il tutto è stata di grande facilità. Le canzoni uscivano così, quando ci trovavamo tutti sapevano cosa dovevano fare e gli arrangiamenti erano praticamente pronti. Tra l’altro, incastrando sempre le prove tra le date nostre, più quelle di Alessio e Federico che lavorano con Levante, l’abbiamo registrato in sette giorni e quindi è un disco che per noi è molto spontaneo. Come sarà, posso dirti semplicemente che parte un pochino a livello ideale da dove finivano alcuni brani del disco precedente, in particolare “I Tuoi Orecchini” e “Le Case Senza Le Porte”, per quanto riguarda i testi.

Musicalmente invece?

Sarà più vario dei precedenti e ci sarà, al contrario di “Diversamente, Come?”, che era più seduto e più tranquillo, un ritorno alle sferzate rock, quelle belle potenti (ride).

Ho letto che pure la Bertè è entrata in studio a dirvi qualcosa, com’è stato questo incontro?

Lei stava provando il tour nella sala attigua allo studio in cui stavamo registrando, perciò è sbucata mentre era in pausa ed è stata lì ad ascoltare e a commentare un po’. Una cosa molto stramba e divertente, anche, perché è un personaggione, ha una bella età e tanta esperienza. Ci ha flashato come episodio (ride).

Voglio dire, la Bertè…

Strano, strano! Volevamo tirarla dentro in realtà, in qualche maniera; hai lì la Bertè, vieni a cantare da noi. Eppure non c’è stato modo di farlo, è sempre incasinatissima.

Ci sono state collaborazioni con vari artisti all’interno del nuovo album?

Sì, che abbiamo già reso note. Si tratta fondamentalmente di due collaborazioni, una con Mattia Boschi dei Marta Sui Tubi, che ha registrato delle bellissime parti di violoncello su un brano, e sempre su questo brano interverrà anche Andrea Appino e non sappiamo bene che cosa farà a tutti gli effetti, non ci ha ancora mandato le sue cose. Un’incognita.

Si spera qualcosa di buono!

Sì, a noi piace fare così, mandiamo i pezzi e chiediamo agli altri di intervenire lasciando loro carta bianca. Ci piace far inventare a loro senza porre limitazioni.

Capovilla non lo hai più sentito?

No, è stato bello collaborare con lui, ma adesso è impegnato nella sua carriera da solista e quindi non ci siamo sentiti.

Ti è piaciuto il suo disco uscito di recente?

Mi è piaciuto molto, è difficile capirlo ma bisogna entrarci, fa parte di quegli album per i quali è necessario raccogliere la voglia per mettersi lì ad ascoltarli e dedicare loro il proprio tempo. Un po’ come leggere un libro, serve concentrarsi e concedere il tempo necessario, solo così si può apprezzare il lavoro racchiuso all’interno.

Per quanto riguarda i dischi usciti quest’anno, ce n’è uno in particolare che hai ascoltato?

Bella domanda… Non saprei dirti perché onestamente ho ascoltato pochissima roba datata 2014 e quindi non mi viene nemmeno in mente un nome.

Un album che hai ascoltato molto nell’ultimo periodo, indipendentemente dalla data di uscita?

Mi riascolto sempre con piacere di italiano il primo disco del management del dolore post-operatorio, il nuovo non l’ho ancora ascoltato benissimo.

Qui servirebbe Federico, volevo fargli la domanda sulla nuova condizione di uomo sposato… Rimediamo così: tu c’eri al matrimonio, com’è stato per te?

Una bellissima festa, eravamo in tanti amici, atmosfera serena e loro molto belli. Mi è stato pure dato l’onore di fare un discorso subito dopo la cerimonia, che è stata a mio dire particolarmente toccante. Federico è un compagno a tutti gli effetti da quindici anni, è stato veramente un bel giorno.

E scrivere? Basta libri?

No, è una cosa che al momento non ho voglia di fare e appunto non sto facendo. Per adesso basta, diciamo.

Infine, progetti per il futuro?

L’unico progetto al momento è occuparci delle ultime date estive, sono sette ma credo diventeranno una decina o undici; dopodiché a settembre/ottobre ci fermiamo e poi dovrebbe uscire il disco, prima della fine dell’anno, benché non abbiamo concordato la data esatta. E poi ancora di nuovo in tour.

Grazie per il tempo dedicatoci!

Grazie a voi!

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