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    Nadiè

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Cento puttane

Se avete bisogno di qualcuno che vi scriva un valzer, chiamate i Nadiè.
Non che la band catanese riesca bene soltanto in quello, infatti “Questo Giorno Il Prossimo Anno” potrebbe rivelarsi uno dei più interessanti esordi di quest’anno nel contesto della musica indipendente italiana. Non si può però fare uno sgarbo non citando “Franti” e “Il Valzer Del Non Amore”, i due valzer che vengono danzati malinconicamente fino all’inizio di brani tutti votati alla chitarra elettrica come “Glicine” e “Laurea In Lettere E Filosofia”. Praticamente, due episodi fuori dal tempo che mettono bene in luce le potenzialità dei Nadiè.

In effetti, l’efficacia maggiore di “Questo Giorno Il Prossimo Anno” è proprio la capacità di parlare un linguaggio contemporaneo senza utilizzare strumenti strettamente contemporanei. La band ha una formazione semplice e piuttosto tradizionale: voce, due chitarre, basso, tastiere, e un batterista ignorato dalle groupie. Il disco, però, è un fiorire di arrangiamenti per archi che fanno la loro ottima figura all’interno di un esordio autoprodotto. Ad esempio, c’è un brano centrale intitolato “Roman Polanski” in cui le tessiture sonore degli archi, ben integrate e completamente prive di fronzoli, ricordano persino gli arrangiamenti di Jonny Greenwood. I Radiohead, signori. Chiamateli paragoni azzardati!

“Questo Giorno Il Prossimo Anno”, tuttavia, è discontinuo e qualche traccia, schiacciata dai pezzi più riusciti, rischia di essere dimenticata. C’è anche un congiuntivo tralasciato. Ma non sarà l’imperfezione a fermare i Nadiè, e per loro si augura tutto il bene che potrà venire dal Difficile Secondo Album.

Ecco accontentato chi avesse letto fin qui incuriosito dal titolo dell’articolo: Giovanni Scuderi, cantante-chitarrista e autore dei testi, deve avere un conto in sospeso con più di una fanciulla. In “Questo Giorno Il Prossimo Anno” c’è un florilegio di appellativi puttana, uno dei quali è talmente ben dissimulato da non allarmare nessuno fino al terzo/quarto ascolto. Dice infatti “put ta nascondevi”. Ammirazione.

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