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    Naglfar

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Dalle fiamme dell’inferno

Con un titolo come “Sheol” (che in ebraico significa inferno) ci si potevano attendere solo grandi cose dal terzo full-length dei Naglfar e, tanto per non smentirsi, i cinque svedesi hanno ancora una volta centrato in pieno il bersaglio. “Sheol” cattura l’essenza del trademark dei Naglfar venendo quasi a incarnare l’anello mancante tra la poetica e melodica cattiveria di “Vittra” e la ferocia di “Diabolical”, un punto di unione tra altri due capolavori, ma pur sempre un disco carico di personalità e di cose da dire. Del resto non bisogna sottovalutare un fatto molto importante: sin dagli esordi i Nostri sono stati considerati come i più degni eredi dei Dissection e forse oggi più che mai sono loro per primi a volerci lanciare un monito, una sorta invito a non considerarli dei semplici cloni di band più blasonate. Se da un lato è grande il tributo che i Naglfar pagano ai propri predecessori, è ancor più vero che da parte loro hanno sempre puntato a creare opere a sé stanti, portatrici di alcuni connotati e stilemi unici. Ne è un esempio il settimo brano, “Unleash Hell”, nel quale compare di tanto in tanto un suono di tastiera di sapore “horror”, davvero adeguato all’atmosfera che i cinque cercano di creare. Ma i colpi che tolgono il fiato portano titoli come “I am Vengeance”, “Black God Aftermath”, “Of Gorgons Spawned Through Witchcraft”, brani capaci di richiamare alla memoria l’anima più Swedish Black del gruppo con riff taglienti come lame e melodie ad “incastro perfetto” nelle strutture ritmiche dei pezzi (ascoltare “I am Vengeance” per credere). Se poi si vuole assaporare l’assalto sonoro vero e proprio basta skippare col lettore cd alle tracce numero cinque e otto, “Devoured By Naglfar” e “Force Of Pandemonium”, mentre in “Wrath Of The Fallen” e in “Abysmal Descent” si molla l’acceleratore per alcuni istanti e si diventa spettatori di break in mid-tempo molto godibili e di intriganti atmosfere create da particolari melodie di chitarra. Inutile dire che tutti gli strumenti si sentono alla grande e che sono suonati da gente degna dell’appellativo di musicista, ancor più inutile dire che la produzione è perfetta sia dal punto di vista della resa complessiva che da quello della potenza d’uscita. L’unica critica che si può muovere ai Naglfar è quella di aver dato in alcuni episodi troppo “peso” agli arrangiamenti di tastiere, ma questo, si sa, è un giudizio del tutto soggettivo e non inficia affatto il risultato finale.

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