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NAGUAL: il rock verace di un esordio di grande carriera. LoudVision ve lo racconta brano per brano

Un titolo assai pittoresco: “Tat Tvam Asi”. Un adagio in sanscrito che significa “Tu sei esattamente come sei”. Perchè il rock dei Nagual parla fondamentalmente di se, di noi, di ognuno di noi…è l’essenza prima, il vero significato…in altre parole la verità delle cose.

L’ascolto di questo disco oltre che riportarci tra i poderosi momenti rock anni ’70 con stile e competenza, trasmette la sensazione di verace, di rispettoso…e non solo di un mestiere e di un genere musicale, ma anche del concetto musicale in se. L’esordio dei Nagual giunge a noi dopo anni e anni di live, palchi e gestazione…ecco un disco come pochi che nasce prima dalla pelle e dall’anima, prima dal suono raggiunto e vissuto e poi dalle sale di registrazione in cui tutto sembra diventare facile e a portata di mano. Sono 13 inediti di grande rock, antico per certi aspetti…capaci di riscaldare vene e pensieri con andamenti che i Deep Purple o i Black Sabbath ci hanno insegnato quando ancora andavamo a scuola. Ballad classiche come la nostalgica “Defenseless” lascia appena riposare il fiato…e tra suoni squillanti e ferrosi (forse troppo) si pavoneggia con fascino la voce di Luca Sabbia che sembra nata e vissuta per questo genere musicale. Per lungo tempo scordo di essere in Italia e soprattutto scordo di aver appena oltrepassato l’anno 2016. Grandissimo sound…

Nagual, “Tat Tvam Asi” brano per brano

Different Rainbows (strumentale)
Il disco inizia con una citazione del passato. Il brano strumentale è costruito su un arpeggio di chitarra che riporta all’ultimo pezzo dell’ultimo disco inciso nel 2005 da Luca Sabia ed Alberto Callegari con Art and Illusion (“… to the Rainbow’s End” – SEASONS – Mellow Records).

Words For The Wind
Il brano fa parte della storia del gruppo, essendo stato uno dei primi pezzi ad essere scritti ed è stato proposto dal vivo fin dal 2009. Musica e testi originali risalgono ad una estate passata nell’isola greca di Rodi nel lontano 2007. È uno dei brani più rappresentativi dello stile di fusione tra generi musicali che contraddistingue le composizioni della band.
    
What’s Left Behind? (The Lenin Job)
Canzone nata, come altre sul disco, da una improvvisazione in sala prove quando il gruppo aveva già iniziato le sessioni di registrazione. Fa già regolarmente parte della scaletta live del gruppo, il sottotitolo puramente casuale si trascina dalla prima registrazione in sala prove ed è stato volutamente mantenuto per affezione. Il testo e la parte cantata sono arrivati successivamente.

Let It Go
Il primo singolo. Brano nato quasi istantaneamente da una delle tante improvvisazioni in sala prove.

Dark Lunacy
Brano rappresentativo e complesso. Il testo tratta a suo modo depressione e fuga. Sicuramente una delle composizioni più sofferte, anche nella sua evoluzione.

Defenseless
Altro brano “storico” di Nagual, fa parte dei pezzi già da tempo proposti dal vivo. L’unica ballata del disco, possibilmente la canzone più orecchiabile. Come molti altri testi è incentrato sulle relazioni interpersonali e sentimentali.

Burn in Flames
Brano forte… rabbia, lotta e ribellione nel testo. Uno dei riff forse più riusciti dell’album rendono il pezzo facilmente fruibile.

Consequences (Tat Tvam Asi)
È il pezzo centrale del disco in tutti I sensi, dà il titolo all’album ed è sicuramente il più introspettivo e sperimentale. Nasce da una progressione percussiva ma delicata di accordi con un crescendo quasi ipnotico con contaminazioni progressive rock.

Dreaming Soul Mate
Il primo pezzo nato durante un sound check nella nostra Val Tidone nel novembre 2008. Il testo, scritto durante un viaggio a Mauritius poco dopo fa riferimento all’arte del sogno, al potere della donna Nagual, già tanto narrate da Carlos Castaneda nei suoi scritti sul Nagual ed il Tonal (L’Isola del Tonal, Il Secondo Anello del Potere, L’Arte di Sognare).

Fortune
Non esattamente una cover… bensì un pezzo nato nel lontano 1997 e scritto per il gruppo piacentino Fortune del quale facevano parte Luca Sabia e Vittorio Dodi nella loro prima forma di collaborazione artistica.

The Silver Surfer
Dedicato ad uno dei personaggi dei fumetti Marvel preferiti di Luca (collezionista senza speranza di albi originali), il testo racconta dell’incapacità dell’alieno di rapportarsi con I “banali e semplici” sentimenti della razza umana. Il pezzo ha inusuali influenze funky ed un finale di intrecci armonici. Pur essendo uno dei brani di più recente composizione è già diventato uno dei nostri punti di forza.

Monolithos (Art and Illusion cover)
Monolithos è una località dell’isola greca di Rodi ed il nome delle rovine del castello che ivi si trova… arrampicato su di una roccia spettacolare a strapiombo sul mare. Il brano è stato largamente rivisitato ed allungato con una potente parte elettrica rispetto alle sue origini prettamente acustiche. Monolithos è esaltato dalla presenza di Monica Sardella (della band piacentina Electric Swan) alla voce.

My Own Two Demons
Influenze blues e sonorità grunge, Alberto Callegari come ospite d’onore al Basso. Il testo parla di dissociazione, schizofrenia e la convivenza con (almeno) due demoni figurativi, due realtà separate che fanno parte del nostro essere. Una lotta interiore e la possibilità/impossibilità di conviverci.

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